Nella città che i Mondiali neanche li voleva, tutti hanno cambiato idea. Il Messico sta vivendo il suo personalissimo sogno, immerso in una bolla. Ha vinto sempre, quattro partite su quattro, compreso il sedicesimo contro l’Ecuador, superato 2-0 di slancio. Ha segnato otto gol, non ne ha subito nessuno: quattro successi e porta involata, come solo il Brasile nel 1986 e l’Italia nel 1990. La nazionale di Aguirre si è scoperta solida, cocciuta.
Gilberto Mora, il più giovane dei Mondiali
In vetrina c’è il calciatore più giovane dei Mondiali, Gilberto Mora, secondo per venti giorni a Pelé come esordiente in una gara a eliminazione in una Coppa del Mondo. Ha personalità, tecnica, visione. Il mestiere glielo ha insegnato il padre Gil, ex giocatore. Lo segue Rafaela Pimenta, agente tra gli altri di Haaland. L…
Nella città che i Mondiali neanche li voleva, tutti hanno cambiato idea. Il Messico sta vivendo il suo personalissimo sogno, immerso in una bolla. Ha vinto sempre, quattro partite su quattro, compreso il sedicesimo contro l’Ecuador, superato 2-0 di slancio. Ha segnato otto gol, non ne ha subito nessuno: quattro successi e porta involata, come solo il Brasile nel 1986 e l’Italia nel 1990. La nazionale di Aguirre si è scoperta solida, cocciuta.
Gilberto Mora, il più giovane dei Mondiali
In vetrina c’è il calciatore più giovane dei Mondiali, Gilberto Mora, secondo per venti giorni a Pelé come esordiente in una gara a eliminazione in una Coppa del Mondo. Ha personalità, tecnica, visione. Il mestiere glielo ha insegnato il padre Gil, ex giocatore. Lo segue Rafaela Pimenta, agente tra gli altri di Haaland. La sensazione è che, presto, finirà in qualche big europea. Intanto sogna, lui come il Messico inteso come squadra e Paese.
L’ordine dei narcos, i disordini dopo l’Ecuador
C’è chi dice che i narcos abbiano imposto una sorta di tregua per il Mondiale in casa. L’ordine ai loro uomini: «Non fate casino. Occupatevi di seguire le attività». Sarà. L’Ecuador intanto ha inviato una protesta alla Fifa perché alcuni messicani lunedì notte si sono radunati all’esterno del loro hotel e li hanno disturbati con clacson e megafoni. Allo stadio, a causa dei prezzi alti, i tifosi si mischiano agli spettatori stranieri (ne sono attesi 800mila in totale), ma a Città del Messico le persone guardano le partite per strada sui maxischermi o nella fan zone allo Zócalo, la piazza al centro della capitale. Lì si sono riversate dopo il successo sull’Ecuador, erano oltre un milione. Bello, anche pericoloso. In un momento di caos generato da razzi e fuochi d’artificio si è perso il controllo della situazione: il bilancio è di tre morti per asfissia (due donne di 19 e 48 anni e un uomo di 44) e decine di feriti.
L’amuleto Azteca: Messico imbattuto da 10 partite
L’amuleto è l’Azteca. Si gioca in altura, a 2.240 metri di altitudine: i messicani sono abituati, gli altri vanno in affanno. È vero che ha cambiato nome: ora è l’Estadio Banorte, dal gruppo finanziario che ne ha pagato il restauro. Ma quello resta lo stadio dove Pelé e Maradona hanno alzato la Coppa del mondo, dove c’è la targa del partido del siglo, Italia-Germania 4-3. E pure il luogo dove la nazionale messicana è imbattuta al Mondiale: dieci partite in tre edizioni — 1970, 1986 e questa — e nessuna sconfitta (otto vittorie e due pareggi). La striscia di risultati positivi più lunga con quella del Brasile a Guadalajara. Potrà allungarla nella notte tra domenica e lunedì, quando all’Azteca giocherà l’ottavo contro l’Inghilterra.