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Lukaku e Garcia, rinati insieme al Belgio. Contro ogni pronostico

(agf)

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Il ct allontanato da Napoli e il centravanti che aveva tradito tutti sono tornati al mondo. Non era ancora tempo di andare a casa
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NEW YORK – Chiunque sostenga che la serie A stia facendo una pessima figura ai Mondiali guarda la parte sbagliata: le eccellenze (Yildiz, Malen) e non i reietti (Garcia, Lukaku). Rudelu, la strana coppia. Entrambi alla deriva, spiaggiati dal mare di Napoli, ultimo domicilio poco conosciuto. Ci vuole un naufrago per salvarne un altro. A cinque minuti dalla fine della partita con il Senegal erano spacciati. Il governatore dello stato di Washington si limava le unghie davanti al telefono con cui avrebbe potuto comunicare l’accoglimento della domanda di grazia per i due condannati e ne seguiva gli ultimi disperati momenti al televisore.

Garcia era l’immagine di un disfacimento. Già la sua apparizione in mondovisione aveva sorpreso i meno attenti. Allontana…

NEW YORK – Chiunque sostenga che la serie A stia facendo una pessima figura ai Mondiali guarda la parte sbagliata: le eccellenze (Yildiz, Malen) e non i reietti (Garcia, Lukaku). Rudelu, la strana coppia. Entrambi alla deriva, spiaggiati dal mare di Napoli, ultimo domicilio poco conosciuto. Ci vuole un naufrago per salvarne un altro. A cinque minuti dalla fine della partita con il Senegal erano spacciati. Il governatore dello stato di Washington si limava le unghie davanti al telefono con cui avrebbe potuto comunicare l’accoglimento della domanda di grazia per i due condannati e ne seguiva gli ultimi disperati momenti al televisore.

Garcia era l’immagine di un disfacimento. Già la sua apparizione in mondovisione aveva sorpreso i meno attenti. Allontanato in malo modo da De Laurentiis, come era finito sulla panchina di una nazionale, quella belga? Se è per questo ce n’è uno anche su quella brasiliana. Garcia non ha però l’ineffabile presenza di Ancelotti. Indossa un completo grigio con cravatta rossa: un tranviere uscito di rotaia per Trump. Gli si era infradiciato durante la pausa per l’idratazione, incollandosi qua e là al corpo, come i capelli al cranio. Sbraitava al vento. Un utente americano in quell’istante postava su X: «Non so chi sia questo che allena il Belgio, ma ha l’aria di uno che mi venderebbe una pessima auto usata». Le aveva provate tutte, poi aveva provato il contrario. Le buone idee sono spesso il rimedio ad altre che erano pessime. Quindi aveva tolto il falso nueve (De Ketelaere) e rimesso il grattacielo al centro del villaggio, inserendo quello che vero nove fu, Lukaku. Fu, ma ora immobile. Era un armadio su rotelle, viaggiava veloce, impossibile da spostare. Ora si aggira per il campo con l’aria di uno che offre aiuto per traslochi pesanti. Una stagione, un gol, poi un caso per Chi l’ha visto?. Ha tradito tutti, anche Conte che lo adottò, anche sé stesso. Pure lui, in mondovisione era inaspettato: ancora tu, non dovevamo vederci più?

Miracoli o miracolati?

Il calcio, più di ogni altro sport, dona la resurrezione istantanea. Che poi i protagonisti facciano il miracolo o siano miracolati, è opinabile. Garcia e Lukaku erano già ombre. Il primo aveva altre valigie da preparare, un nuovo ingaggio in un Paese senza memoria, una squadra in Qatar, la nazionale del Madagascar, la nostalgia dell’Europa e una malinconia da truffare. Il secondo non avrebbe più saputo da che cosa fuggire; come spiegare che gli avessero, a quel punto, preferito Lucca; a chi, se non a sua madre, far credere di essere ancora affidabile. Erano stati bravi venditori, ma erano diventati due pessime macchine usate. Proprio per questo erano gli unici a insistere. Gli altri belgi litigavano tra loro, lasciavano correre, aspettavano. Invece: Garcia urlava, Lukaku rappezzava, il tempo passava. La mancata fine è nota. Lukaku ha accorciato su assist di un altro subentrato. I due litiganti hanno confezionato il gol del pareggio e poi è accaduto l’ineluttabile: hanno vinto. Ennesimo suicidio dei senegalesi? Prova di coraggio dei belgi? Garcia potrebbe attingere al suo repertorio di frasi celebri e ripetere: «La fortuna si provoca, non arriva da sola».

Lukaku con Garcia, la moglie del ct Francesca e la figlia Sofia

 (agf)

La fortuna estrema arride a quelli dell’ultima spiaggia. Trossard poteva tornare all’Arsenal, immaginare un’altra finale Champions, Courtois al Real Madrid a giocarsi un anno di rivincite. Avrebbero trovato ad aspettarli Arteta e Mourinho, mica questo inventore senza brevetti che ha la bacheca piena di polvere, un solo campionato vinto, in Francia, quindici anni fa. Che se ne andasse e portasse con sé Lukaku, che le squadre da Superlega oramai avrebbe potuto soltanto sognarsele. Per rinascere bisogna necessariamente essere morti. Il trascurabile, calcistico miracolo di Garcia e Lukaku insegna che se la felicità dura un attimo, anche il declino può fare altrettanto. E non scambieremmo forse l’intangibilità dei successi con la reversibilità delle sconfitte? Tutta la poetica delle sliding door non si regge forse sull’idea che esiste un’alternativa migliore e perduta, a meno che ci sia consentito riavvolgere il nastro? Garcia e Lukaku l’hanno fatto: sono tornati al mondo e al Mondiale. Almeno fino a lunedì. Poi il destino è, più che crudele, sincero. Se lo rincontri ti ricorda chi sei e quali conti avete in sospeso. Pochettino è più strutturato del suo collega, ma gli mancherà Balogun, mentre Garcia dovrebbe non farsi mancare Lukaku. Magari anche gli altri belgi si ricorderanno di sé stessi, ma per gli Stati Uniti non sembra ancora arrivata l’ora di restare a casa. Tre giorni sono un’eternità per chi pensava di non averne più finché il governatore ha posato la limetta, alzato il telefono e il portiere del Senegal, sentendo uno squillo, è uscito dalla porta a vedere chi chiamasse.

Adesso è il tempo di godersela. Già si scrive che Allegri pensa a tenere Lukaku come vice Hojlund, regalandogli un’altra Champions. E che Garcia potrà restare fino agli Europei, magari allevando una nuova generazione d’oro. Il futuro è un’ipotesi, va dimostrato. Il futuro è la figlia di Garcia in tribuna, in braccio alla madre, raggiunte dal padre zuppo d’allegria. Poi arriva anche Lukaku. Papà chi è questo signore così felice? È il passato.

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