Argentina, quanta paura: supplementari da brividi per battere Capo Verde
dal nostro inviato Emanuele GambaMIAMI – Un arcipelago sarà sempre meglio di un’isola e quindi Capo Verde è stato meglio di Messi fin quando Messi è rimasto isolato. Ha rischiato il naufragio, l’hanno salvato due difensori ai supplementari, Lisandro Martinez e Romero (per la Fifa è autorete di Borges) e una paratona del Dibu Martinez proprio all’ultimo, lasciando a Capo Verde in un mare di lacrime e favole senza lieto fine. Se lo ricorderanno per sempre, ma quanto dolore adesso che la partita è fresca. L’Argentina è meglio che dimentichi in fretta, e che resti aggrappata allo scoglio Messi.
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Ha il suo sistema, la Selección: esasperare l’avversario circondandolo da una bolla di niente, convincerlo che si potrebbe andare avanti all’infinito in quella situazione di stallo e colpirlo con la fulminea stilettata di Messi, che a forza di vederlo camminare in campo ci si dimentica di marcarlo finché affretta di colpo il passo, doma con una carezza il pallone che arriva da lontano (da Lisandro…
MIAMI – Un arcipelago sarà sempre meglio di un’isola e quindi Capo Verde è stato meglio di Messi fin quando Messi è rimasto isolato. Ha rischiato il naufragio, l’hanno salvato due difensori ai supplementari, Lisandro Martinez e Romero (per la Fifa è autorete di Borges) e una paratona del Dibu Martinez proprio all’ultimo, lasciando a Capo Verde in un mare di lacrime e favole senza lieto fine. Se lo ricorderanno per sempre, ma quanto dolore adesso che la partita è fresca. L’Argentina è meglio che dimentichi in fretta, e che resti aggrappata allo scoglio Messi.
TUTTI I RISULTATI DEI SEDICESIMI
Ha il suo sistema, la Selección: esasperare l’avversario circondandolo da una bolla di niente, convincerlo che si potrebbe andare avanti all’infinito in quella situazione di stallo e colpirlo con la fulminea stilettata di Messi, che a forza di vederlo camminare in campo ci si dimentica di marcarlo finché affretta di colpo il passo, doma con una carezza il pallone che arriva da lontano (da Lisandro Martinez, addirittura) e con la seconda carezza lo appoggia in porta, lasciando increduli i capoverdiani: che facce avevano i due gabbati, Vozinha e Borges. È il settimo gol di Leo in cinque partite, il settimo su nove che l’Argentina aveva fatto fin lì: la messidipendenza è una malattia seria.
L’Argentina è una squadra fuori dal tempo. Gioca nell’attesa di quell’attimo e spesso da ferma, si scambia il pallone con lentezza, aspettando quello che sa che accadrà. Finora Scaloni aveva potuto permettersi le camminate di Leo perché il resto della formazione si era dedicato alla protezione di lui e del portiere: l’Argentina si difende con l’immobilismo, non si espone mai, però è vero che ha avuto la strada spianata e fino alla semifinale (Brasile? Inghilterra? Messico? Norvegia?) non incontrerà un avversario realmente alla sua altezza, a meno che non sia lei ad abbassarsi come è successo ieri, quando la sicurezza esibita nel primo tempo è diventata sicumera del secondo e la Selección, che fin lì aveva subito appena due tiri in porta in tre partite, si è smagliata, Capo Verde ha preso campo e Mendes ha premiato l’inserimento di Deroy Duarte, che Enzo Fernandez s’è dimenticato di marcare: diagonale da pochi metri e aria di miracolo, però assolutamente meritato perché Capo Verde in campo ci sa stare e a pallone sa giocare.
Solo a quel punto l’Argentina ha provato a fare altro, cioè affrettare i tempi. Vozinha ha fermato due volte Messi, respingendogli prima un destro ravvicinato e poi una punizione, ma i sudamericani non erano evidentemente preparati a una situazione del genere e la pazienza solita è trascolorata in frenesia senza equilibrarsi in una via di mezzo. Scaloni non ha avuto il coraggio di sbilanciarsi un po’, magari mettendo Alvarez insieme a Lautaro e non al posto di, così come non ha rischiato né Giuliano Simeone né Nico Paz, restando abbarbicato alla vecchia guardia, addirittura a Paredes. Ai supplementari ha pensato di cavarsela quando da un calcio d’angolo è arrivato il 2-1 di Lisandro Martinez, ma l’arcipelago è rimasto a galla, Lopes Cabral ha segnato il 2-2 con un destro splendido, l’Argentina ha avuto paura ma l’hanno di nuovo salvata un corner (stavolta battuto da Messi), un difensore, un colpo di testa sporco di Romero deviato. Giusto così? Mica tanto.