Miami – Ci sono cose che la Francia ancora non sa, per esempio se è capace di forzare un catenaccio o se la freschezza del suo gioco celestiale funziona anche se c’è un caldo bestia, che annebbia le idee e sfianca le intenzioni. Il mondo ci prova così, dunque, con il bollore e la trincea: il Paraguay è pronto ad ammassarsi davanti al suo portiere Gill, come ha quasi sempre fatto in questa coppa e anche nel corso della sua storia, perché il calcio è diverse culture e quella paraguayana è la resistenza ostinata a chi in partenza è sempre molto più forte (l’hanno affinata sfidando per decenni Argentina e Brasile), mentre il cielo è pronto a rovesciare su Filadelfia pioggia e calore (previsti 37° e umidità al 72%, è già stato diramato un alert ufficiale): c’è il rischio di una nuova interruzione della partita, dopo quella che fece durare Francia-Iraq il doppio, ma soprattutto i francesi hanno cominciato a patire la canicola, dopo due settimane sulla East Coast (si sono sempre allenati all…
Miami – Ci sono cose che la Francia ancora non sa, per esempio se è capace di forzare un catenaccio o se la freschezza del suo gioco celestiale funziona anche se c’è un caldo bestia, che annebbia le idee e sfianca le intenzioni. Il mondo ci prova così, dunque, con il bollore e la trincea: il Paraguay è pronto ad ammassarsi davanti al suo portiere Gill, come ha quasi sempre fatto in questa coppa e anche nel corso della sua storia, perché il calcio è diverse culture e quella paraguayana è la resistenza ostinata a chi in partenza è sempre molto più forte (l’hanno affinata sfidando per decenni Argentina e Brasile), mentre il cielo è pronto a rovesciare su Filadelfia pioggia e calore (previsti 37° e umidità al 72%, è già stato diramato un alert ufficiale): c’è il rischio di una nuova interruzione della partita, dopo quella che fece durare Francia-Iraq il doppio, ma soprattutto i francesi hanno cominciato a patire la canicola, dopo due settimane sulla East Coast (si sono sempre allenati alle porte di Boston e hanno giocato tra New York, Filadelfia e Boston) passate tutto sommato al fresco. Da qualche giorno la temperatura è schizzata sopra i 40° e i Bleus, che finora avevano goduto di condizioni logistiche e climatiche migliori di qualsiasi altra nazionale eccetto le tre di casa, hanno iniziato a preoccuparsi, come se temessero avversari invisibili, visto che tra quelli visibili nessuno li può avversare. Con la Svezia, quando faceva caldo ma non ancora caldissimo, non hanno in ogni caso incontrato il minimo problema.
Le armi del Paraguay
Il Paraguay ci proverà con le sue armi ancestrali, che qui stanno funzionando come stavano funzionando nel 1998, quando la Francia poi campione riuscì a eliminarlo soltanto con un gol di Laurent Blanc allo scadere dei supplementari. Anche allora era un ottavo di finale. In questa Coppa del Mondo, il Paraguay è penultimo per possesso palla, che conserva appena per il 31,1% del tempo (ma non vuol dire, quattro delle sette con più possesso sono già a casa: Germania, Turchia, Corea e Algeria), quinto per parate del portiere (Gill ne ha fatte 15, Maignan 7), terzo per tempo passato in difesa e quint’ultimo in attacco, sest’ultimo per tiri in porta (8) mentre la Francia è prima (34). Il Paraguay ha segnato 3 gol e la Francia 13, eppure sono arrivate allo stesso punto, semplicemente battendo strade diverse: i sudamericani sono infatti nettamente primi per numero di contrasti, difficile però che stasera basterà la prepotenza nei tackle, anche se il ct Alfaro sostiene di sapere come adattarsi: «Sono un uomo di campagna, so che se viene una tempesta bisogna sapere evitare i fulmini. E la Francia è una tempesta di fulmini». Troveranno il modo di ripararsi? «Non siamo qui per fare una passeggiata, ma per giocarcela. E ce la giocheremo».
Il segreto dei francesi: “Ci divertiamo come fossimo al quartiere”
La Francia ha però un concetto di gioco tutto suo. Gioca sul serio, con slancio infantile, se la spassa, si diverte e diverte moltissimo Deschamps, che per questo suo ultimo giro di giostra ha assunto una leggerezza che prima non aveva: sembra che il piacere di godersela sia la sua urgenza, prima ancora che la vittoria. Lascia fare, quei ragazzi deve solo sorvegliarli da lontano o inchinarsi d’ammirazione, come ha fatto con Mbappé alla fine della partita contro la Svezia. Il senso del gioco, lo spiega benissimo Barcola, che nel quadrato magico ha appena scalzato Doué: «Ci divertiamo così tanto a giocare insieme, è come se fossimo al quartiere», perché tutti sono nati e cresciuti in qualche cortile di qualche periferia, che adesso hanno trasferito qui. «Non ci poniamo domande, prendiamo la palla e facciamo quello che ci va, è per questo che funziona». Cavoli se funziona.