Fracaso, ovvero fallimento epocale. La Top 10 dei flop nella storia della Seleçao, dal Maracanazo al Mineirazo, fino all’eliminazione con la Norvegia.
Maracanazo, tra psicodramma (vero) e suicidi (fake)
La madre di tutte le sconfitte. Una tragedia nazionale. Finale del Mondiale del 1950, il 16 luglio al Maracanà - davanti a 200.000 spettatori - l’Uruguay di Ghiggia e Schiaffino vince 2-1. Il capro espiatorio diventa il portiere Moacir Barbosa, da quel giorno: un reietto umiliato e offeso, agnello da sacrificare. La leggenda racconta di scene di isteria collettiva (sì) e di decine e decine di suicidi (no). Più verosimilmente: tre uomini morti di infarto e (forse) un suicidio. In ogni caso: da quel giorno la maglia della Selecao cambiò colore, da bianca che era a gialla, come la conosciamo oggi.
Fracaso, ovvero fallimento epocale. La Top 10 dei flop nella storia della Seleçao, dal Maracanazo al Mineirazo, fino all’eliminazione con la Norvegia.
Maracanazo, tra psicodramma (vero) e suicidi (fake)
La madre di tutte le sconfitte. Una tragedia nazionale. Finale del Mondiale del 1950, il 16 luglio al Maracanà - davanti a 200.000 spettatori - l’Uruguay di Ghiggia e Schiaffino vince 2-1. Il capro espiatorio diventa il portiere Moacir Barbosa, da quel giorno: un reietto umiliato e offeso, agnello da sacrificare. La leggenda racconta di scene di isteria collettiva (sì) e di decine e decine di suicidi (no). Più verosimilmente: tre uomini morti di infarto e (forse) un suicidio. In ogni caso: da quel giorno la maglia della Selecao cambiò colore, da bianca che era a gialla, come la conosciamo oggi.
La mattanza del Mineirazo
Dopo ventinove minuti la Germania è avanti 5-0. Ripetiamo: 29 minuti, 5-0. Non è una partita, ma una mattanza. E’ una sconfitta di dimensioni bibliche, una partita di calcio senza alcuna logica. L'Apocalisse della Selecao: Brasile-Germania 1-7, è la semifinale del Mondiale 2014. A Belo Horizonte il Brasile - senza l’infortunato Neymar - viene smontato pezzo per pezzo. Il silenzio che cala sul far della sera è catacombale. L'esecuzione della Selecao ha luogo nello stadio Mineirão. Da qui: Mineirazo, a richiamare un'altra disfatta avvenuta sessantaquattro anni prima, al Maracanà, appunto Maracanazo.
La puntura di Caniggia (e la borraccia avvelenata)
Mondiale del 1990, ottavi di finale. Al Delle Alpi di Torino, l’Argentina 1-0 batte il Brasile di Lazaroni, schierato con una improponibile difesa a cinque che va contro la storia della Selecao. Gol di Caniggia, che imbeccato da una genialata di Maradona - pur incerottato come Tutankhamon - scarta Taffarel e deposita il pallone in rete. E’ la partita della “borraccia avvelenata”: il brasiliano Branco accusa i brasiliani di avergli girato una borraccia con dentro del Roipnol. Tutto vero. Lo confermerà Maradona anni dopo.
Che presunzione a Doha contro la Croazia
Quarti di finale del Mondiale 2022, l’uscita di scena - contro la Croazia - è ai rigori (1-1 ai supplementari, 5-3 il risultato finale). Il Brasile di Neymar prima pecca di presunzione, poi si fa prendere dall’ansia. All’Education City di Doha l’ennesimo giro nella giostra delle streghe, con annesse lacrime e rimpianti. Decisivi dal dischetto gli errori di Rodrygo (para Livakovic) e Marquinhos (palo). “O Globo” titola: «Il sogno del sesto Mondiale è rimandato per il 2026». Ops: previsione sbagliata.
La scoppola con il Cile
Luglio 1987, Copa America. A Cordoba il Brasile viene umiliato dal Cile. 4-0, doppiette di Basay e Letelier. I centrali di difesa - Julio Cesar e Ricardo Rocha - sembrano giocare bendati. Brasile - a cui sarebbe bastato un pareggio con gli andini - eliminato nel girone. La CBF, la Federazione Calcio brasiliana, è nel caos. L’anno dopo la Confederacao annuncia che non ci sono soldi per organizzare il campionato. Tredici club, il famoso “Clube dos 13”, organizza un torneo elitario, la “Copa Uniao", che però non viene riconosciuta dalla CBF.
Giochi proibiti per la Seleçao prima dei due ori
Prima di sfatare il tabù e vincere due edizioni dei Giochi (2016 a Rio, 2020 a Tokyo), la Seleçao ha perso tre finali. Andando a ritroso: nel 2012 a Londra contro il Messico (2-1), nel 1988 a Seul contro l’Unione Sovietica (2-1) e nel 1984 a Los Angeles, contro la Francia, in quella che rimane la sconfitta più inattesa e cocente. E’ la squadra dei giovani Dunga e Sylvinho, Ademir e Mauro Galvão. Curiosità: si gioca al Rose Bowl di Pasadena dove - dieci anni dopo - il Brasile vincerà il suo quarto titolo mondiale contro l’Italia di Sacchi e Baggio.
La regina d’Inghilterra (non era) Pelé
«Era l’anno dei Mondiali quelli del 66/La regina d’Inghilterra era Pelé», così canta Antonello Venditti. Mica vero. O meglio: O Rei è il campione più atteso e il Brasile - reduce da due vittorie consecutive (1958 e 1962) - la nazionale più gettonata per la vittoria finale. E invece la Selecao rimedia solo figuracce, uscendo dal torneo addirittura nella fase a gironi. Alla vittoria sulla Bulgaria (2-0, Pelé e Garrincha), seguono le sconfitte contro l’Ungheria e il Portogallo, entrambe per 3-1. Adeus Seleçao.
La tripletta di Rossi al Sarrià
Quella del 1982 è, indubbiamente, la Seleçao più spettacolare della storia, alla pari con il Brasile dei numeri 10 del 1970. Candidata alla vittoria per suffragio popolare. Nel “girone della morte” arriva all’appuntamento con l’Italia dopo aver messo ballato samba con l’Argentina di Maradona (3-1). In una delle partite più iconiche di sempre i verdeoro rincorrono gli azzurri ma ai gol di Socrates e Falcao risponde la tripletta di Paolino Rossi, che in quel pomeriggio di sole al Sarrià di Barcellona (5 luglio, proprio come contro la Norvegia) è baciato dalla grazia divina.
Copa America 2024, Endrick simbolo del fallimento
La crisi di oggi affonda le sue radici nel declino del calcio brasiliano degli ultimi tempi. Due anni fa, nel luglio 2024, il Brasile - allenato all’epoca dal CT Dorival Junior - viene eliminato dalla Copa America, buttato fuori dal torneo - ai quarti, ai rigori - dall’Uruguay. Il simbolo del fallimento della Seleçao è il giovanissimo Endrick (17 anni). ESPN riporta una statistica che innesca la rabbia social. Nei novanta minuti in cui è rimasto in campo Endrick è riuscito ad effettuare un unico passaggio vincente. E’ il calcio d’inizio.
Onta su onta, stavolta a ridere è la Norvegia
Siamo a oggi, anzi a ieri. 5 luglio 2026, il Brasile - annullato dalla Norvegia - esce agli ottavi del Mondiale. Titolo di “O Globo”: «Il Brasile è eliminato e fa la peggior Coppa in 36 anni». Così la Folha de San Paulo: «Dopo una preparazione tumultuosa, la squadra di Ancelotti alla peggior partecipazione dal 1990». Il riferimento è sempre quello (vedi la “Puntura di Caniggia e la borraccia avvelenata”). “Marca” e "l'Equipe", si concentrano sui fatti e hanno lo stesso titolo: «Haaland elimina il Brasile». Così è, anche se non pare.