A Londra non si dorme per i Mondiali: pub aperti fino al mattino e assenteismo record al lavoro
dal nostro inviato Massimo CalandriLa cosa migliore, detta da un genovese, è che le birre me le hanno pagate loro. Gli inglesi, soprattutto quando vincono, sono generosi. Dalla notte all’alba, in uno dei pub londinesi eccezionalmente aperti fuori orario dal governo Starmer per poter assistere alla partita col Messico, che qui era in programma all’una di notte ma alla fine – complice il ritardo nel cacio d’inizio per il maltempo – ce ne siamo andati, sfiniti e felici, quasi alle cinque. Dicono che in Inghilterra sia stato consumato oltre un milione di pinte in più: da Frankie’s, lo storico ritrovo di Stamford Bridge, all’ingresso dello stadio del Chelsea, non si sono tirati indietro.
C’è anche un po’ d’Italia
Non tutti i pub e i locali pubblici hanno aperto, anzi: un po’ per la difficoltà di trovare personale con pochi giorni di preavviso, un po’ per rispetto dei presidenti ma pure per orgoglio (“Non siamo dei night club”). Da Frankie’s, invece: sopra l’infinito bancone di legno, 16 schermi e tutti sulla diretta de…
La cosa migliore, detta da un genovese, è che le birre me le hanno pagate loro. Gli inglesi, soprattutto quando vincono, sono generosi. Dalla notte all’alba, in uno dei pub londinesi eccezionalmente aperti fuori orario dal governo Starmer per poter assistere alla partita col Messico, che qui era in programma all’una di notte ma alla fine – complice il ritardo nel cacio d’inizio per il maltempo – ce ne siamo andati, sfiniti e felici, quasi alle cinque. Dicono che in Inghilterra sia stato consumato oltre un milione di pinte in più: da Frankie’s, lo storico ritrovo di Stamford Bridge, all’ingresso dello stadio del Chelsea, non si sono tirati indietro.
C’è anche un po’ d’Italia
Non tutti i pub e i locali pubblici hanno aperto, anzi: un po’ per la difficoltà di trovare personale con pochi giorni di preavviso, un po’ per rispetto dei presidenti ma pure per orgoglio (“Non siamo dei night club”). Da Frankie’s, invece: sopra l’infinito bancone di legno, 16 schermi e tutti sulla diretta del mondiale, ma per qualche misterioso motivo la maggior parte degli avventori era assiepata intorno a quello centrale. Bandiere con la Croce di San Giorgio (“Ma lo sapete che è quella di Genova? Quasi mille anni fa vi abbiamo dato il permesso di usarla: in cambio di una bella somma, naturalmente”), tante maglie bianche coi Tre Leoni ma anche quelle blu del Chelsea. Un ragazzino indossa la rossoblù del Cagliari: è venuto coi genitori – come tante altre famiglie da tutto il mondo - a visitare lo stadio e il museo del club, si è fermato in un albergo vicino.
Impiegati e manager non hanno dormito
Il cameriere spagnolo mi avverte: “Tifa per la squadra giusta. O almeno, resta impassibile”, arriva una birra che non ho ordinato e vengo adottato da un tavolo eterogeneo: un paio di impiegati, un insegnante, un giardiniere, un manager e due operai. Sono preoccupati, perché – tranne gli impiegati, che hanno chiesto e ottenuto lo smart working – non torneranno a casa, e tra poche ore andranno direttamente a lavorare. “Alle 8 del mattino ho una call con un ufficio di Hong Kong”, mi dice David, il manager. Non è ancora cominciato il match: se facesse l’alcoltest, gli darebbero l’ergastolo. Mi provoca con la mancata qualificazione degli azzurri. È bello grosso: decido di non farlo arrabbiare ricordandogli l’Europeo vinto a Wembley 5 anni fa ai rigori.
Dopo la partita giornata di assenteismo tra scuola e lavoro
Il match è un tripudio di emozioni e brindisi. Nel locale, cantano a squarciagola ("Sweet Caroline”, “Wonderwall”): s’abbracciano e spintonano. Che allegria. Non è ancora finita, e già si mettono d’accordo per il prossimo appuntamento: nei quarti, con la Norvegia. Dopo il fischio finale, è il cameriere spagnolo ad avvicinarsi al nostro gruppetto con un altro giro di birre: “Queste le offre la casa. Ma per favore, uscite: sono le 5, dobbiamo chiudere”. Fuori sta per fare chiaro. David dice che passerà da casa per una doccia, un caffè caldo e un abito “da manager”. Anche per Londra e l’Inghilterra comincia una nuova settimana lavorativa. Oggi però si rischia il “national skive off”, una grande giornata di assenteismo dal lavoro e dalla scuola. Sembra che quasi il 50% degli inglesi arriverà in ritardo o addirittura non si presenterà del tutto. C’è da smaltire una sbornia di felicità.