La Francia si è scoperta capace pure di rimestare nel torbido e ne è rimasta assai soddisfatta. «Il Paraguay pensava che andassimo a giocare in smoking, invece abbiamo dimostrato che se bisogna mettere le mani nella merda, le mettiamo. Scusate l’espressione». Viene scusato, Mbappé, perché l’espressione rende perfettamente l’idea: i Bleus, pur con tutta la fatica che hanno fatto (che avevano previsto di fare), hanno dimostrato di saper vincere anche una partita sporca.
Se avevano qualcosa in meno dell’Argentina, abituata a ripulire con gli scintillii di Messi gare che lei stessa, spesso, gioca a sporcare, ora i francesi sanno di non averlo più. Da questo dubbio era uscita anche la Spagna, che ha sopportato le aggressioni urug…
La Francia si è scoperta capace pure di rimestare nel torbido e ne è rimasta assai soddisfatta. «Il Paraguay pensava che andassimo a giocare in smoking, invece abbiamo dimostrato che se bisogna mettere le mani nella merda, le mettiamo. Scusate l’espressione». Viene scusato, Mbappé, perché l’espressione rende perfettamente l’idea: i Bleus, pur con tutta la fatica che hanno fatto (che avevano previsto di fare), hanno dimostrato di saper vincere anche una partita sporca.
Se avevano qualcosa in meno dell’Argentina, abituata a ripulire con gli scintillii di Messi gare che lei stessa, spesso, gioca a sporcare, ora i francesi sanno di non averlo più. Da questo dubbio era uscita anche la Spagna, che ha sopportato le aggressioni uruguaiane, incluse quelle alle caviglie di Lamine Yamal, domando una partita che in sudamericano avrebbero voluto buttare in corrida, perché da quelle parti tutto è lecito, e se non lo è si cerca di non farsi beccare.
Tre ammoniti francesi e un solo paraguaiano
Il Paraguay c’era riuscito. L’arbitro uzbeko Tantashev, teorico amministratore della giustizia in campo, non ha capito o non ha voluto capire l’uso un po’ spinto di malizia e furbizia, di provocazione e rudezza: tre ammoniti francesi, un paraguaiano, un collaboratore del ct Alfaro. «Complimenti ai francesi che non hanno perso la calma. Al loro posto mi sarei beccato quattro cartellini rossi», ha commentato Ibrahimovic, marcando la differenza tra un focoso che perde il controllo e uno che invece reagisce con l’indifferenza, per quanto possibile.
Mbappé: “Sapevamo cosa ci aspettava”
La corrida di Filadelfia era uno spettacolo previsto, le armi paraguaiane sono quelle. Se vede punti deboli l’Albirroja sa anche colpirli con il gioco, è successo contro la Germania, altrimenti mira a far perdere la pazienza. La Francia non l’ha persa mai. Il discorso prepartita, Deschamps l’aveva fatto su questo tema: «Cercheranno di intimidirvi, siate pronti». Mbappé lo ha confermato. «Sapevamo cosa ci aspettava: una partita sporca. E anche in questo siamo stati migliori di loro».
I calci, le offese di Mbappé, gli insulti alla madre di Deschamps: Paraguay-Francia come una corrida
Mbappé è stato spesso insultato dai difensori paraguaiani, ma non ha battuto ciglio, se non a fine partita quando non ha voluto stringere la mano al portiere Gill, che ha risposto tirandogli una pallonata nella schiena. Deschamps ha confessato di aver detto «a due dei miei giocatori più forzuti tra quelli in panchina di andare a proteggere Kylian a fine partita, temevo potessero fargli male. Già quattro anni fa con l’Uruguay avevo dovuto toglierlo».
E così Konaté e Mateta, due armadi, sono andati a fare la guardia del corpo al numero 10, che però ha dato l’idea di potersela cavare anche da sé. «Questo è il loro calcio, questo è il loro modo di giocare. Non ce n’è uno giusto o sbagliato, ce n’è solo uno ed è vincere. Hanno provato a batterci con il loro, invece con lo stesso metodo li abbiam battuti noi», ha chiuso Kylian posando una pietra tombale su questo turbolento ottavo di finale, quasi un passaggio necessario per misurare la grandezza di una squadra che ambisce alla vittoria finale. L’unico che forse non ha saputo adattarsi al torbido è stato Olise, forse per carattere o forse per mancanza di abitudine: ne è uscito con un’ammonizione a carico e senza lasciare il segno.
Deschamps e gli insulti
Del tenore degli insulti che sono circolati al Lincoln Financial Field di Filadelfia non s’è saputo di più, i giocatori tutti hanno rispettato quella legge non scritta per cui «quello che succede in campo resta in campo». È filtrata solo l’amarezza di Deschamps, che avrebbe subito delle offese che riguardavano sua madre, morta da pochi giorni. «I paraguaiani sanno usare tutti i trucchi del mestiere, non fanno quel tipo di calcio che attira la gente allo stadio, ma così è. Ma di certi insulti che ho ricevuto in panchina ne avrei fatto volentieri a meno». Il suo collega Alfaro li ha tuttavia negati: «Questo è uno sport di confronto, di duelli, ma tutto inizia e finisce in campo. È inevitabile che ci siano attriti, contatti, tensioni, fa parte del gioco. Ma quello che mi state dicendo non è successo, non si può cadere così in basso. Quindi non chiedo scusa per qualcosa che non è capitato»