Infantino, la scalata del padrone del calcio che sussurra ai potenti
di Franco VanniGianni Infantino è ovunque. Negli stadi americani, tra cui rimbalza in jet privato. Nelle foto ufficiali con i potenti del mondo. E, almeno secondo Trump, nelle decisioni disciplinari che spostano gli equilibri, anche se il presidente Fifa giura sull’indipendenza dei giudici. Per la finale il capo del calcio mondiale sarà in tribuna accanto al presidente Donald, che finora negli stadi non si è fatto vedere, temendo i fischi. D’altra parte, non ha bisogno di esporsi finché c’è Gianni, «un amico, una persona rispettata», come ha detto, rivendicando le ingerenze sul caso Balogun. Con Infantino, più che con i suoi predecessori, il governo mondiale del calcio non è più un’entità impersonale. La Fifa ha il suo volto. E questo è il suo Mondiale: il primo a 48 squadre, il più grande e il più ricco di sempre. Forse anche il più politico.
Gianni Infantino è ovunque. Negli stadi americani, tra cui rimbalza in jet privato. Nelle foto ufficiali con i potenti del mondo. E, almeno secondo Trump, nelle decisioni disciplinari che spostano gli equilibri, anche se il presidente Fifa giura sull’indipendenza dei giudici. Per la finale il capo del calcio mondiale sarà in tribuna accanto al presidente Donald, che finora negli stadi non si è fatto vedere, temendo i fischi. D’altra parte, non ha bisogno di esporsi finché c’è Gianni, «un amico, una persona rispettata», come ha detto, rivendicando le ingerenze sul caso Balogun. Con Infantino, più che con i suoi predecessori, il governo mondiale del calcio non è più un’entità impersonale. La Fifa ha il suo volto. E questo è il suo Mondiale: il primo a 48 squadre, il più grande e il più ricco di sempre. Forse anche il più politico.
Origini italiane, Beccalossi come idolo
Nato in Svizzera, nel Canton Vallese, va fiero delle origini italiane. Papà calabrese, mamma bresciana, come il suo idolo Evaristo Beccalossi, fantasista dell’Inter di Bersellini. Il piccolo Giovanni Vincenzo è cresciuto abbracciato a un pallone, è arrivato a giocare nella quarta divisione svizzera e tifava per i nerazzurri ai tempi della filastrocca «con Beccalossi e Pasinato, vinceremo il campionato».
La scalata ai vertici del calcio mondiale
Classe 1970, laureato in legge, ha impiegato 46 anni a diventare il capo del calcio mondiale. La sua ascesa comincia negli uffici della Uefa, dove arriva fino al ruolo di segretario generale accanto a Michel Platini. Poi, nel 2015, il terremoto. L’inchiesta dell’Fbi travolge la Fifa di Sepp Blatter, dopo la mancata assegnazione dei Mondiali 2022 agli Usa. Cade il Colonnello e cade anche Platini, che sarà poi assolto da ogni accusa. Mentre il potere passa a Infantino.
I voti delle federazioni piccole e l’abilità politica
Dieci anni dopo, è saldamente al comando. Il suo potere si fonda su due pilastri: i voti delle federazioni più piccole, che apprezzano la politica della distribuzione dei fondi e dell’allargamento del Mondiale, e una rete di rapporti politici tessuta con abilità. Lo scorso febbraio ha preso la cittadinanza libanese, quella della moglie Leena Al Ashqar. Padre di quattro figlie, parla quasi il doppio delle lingue: oltre al francese, all’italiano e al tedesco, anche lo spagnolo, l’inglese, il portoghese e l’arabo. Una palette perfetta per disegnare la geografia del nuovo calcio: Medio Oriente, Arabia Saudita, Nord Africa. Ma il rapporto più visibile resta quello con Donald Trump.
Il rapporto con Donald Trump
La Fifa ha aperto uffici a Miami e una sede di rappresentanza nella Trump Tower di New York. Infantino è ospite abituale della Casa Bianca, ha consegnato al presidente un premio speciale della Fifa per la pace, e gli ha consentito di tenersi il trofeo ufficiale del Mondiale per club dell’estate scorsa, consegnando una copia ai vincitori del Chelsea. Nessuno si stupisce che i due si siano sentiti per parlare del caso Balogun, «che nemmeno aveva fatto fallo», Trump dixit.
Il caso Cristiano Ronaldo
Se con Donald è vera amicizia, il favore agli Stati Uniti non è però stato l’unico episodio controverso del Mondiale. Cristiano Ronaldo, ambasciatore saudita nel mondo, squalificato per tre giornate dopo una gomitata nelle qualificazioni, ne ha scontata una sola: le altre due sono state sospese, permettendogli di giocare dall’inizio la sua sesta Coppa del mondo. Il principe Mohammad bin Salman ringrazia. Prima ancora c’erano stati la passerella in campo con Vladimir Putin all’ultimo atto del Mondiale di Russia, definito da Infantino «il migliore di tutti i tempi», l’Ordine dell’Amicizia ricevuto dal Cremlino, la difesa del Qatar dalle accuse sui diritti e sui lavoratori morti nei cantieri.
L’importanza di avere le stelle
Politica a parte, l’ex ragazzo di Briga sa che il Mondiale vive soprattutto delle sue stelle. Lo si è visto nella reazione disperata al gol di Capo Verde contro l’Argentina, immagine teatrale di un presidente che vive il torneo da padrone del circo. Ci tiene. E sa che senza Messi non sarebbe la stessa cosa. Chi c’è c’è, e chi non c’è peggio per lui. Come l’Italia, «che forse con 64 squadre si qualificherebbe», ha scherzato, facendo infuriare il Paese dei suoi avi. Per non perdersi nulla, ha preso un numero impressionante di aerei: secondo la Bbc, nella sola fase a gironi, ha assistito a 24 partite in 17 giorni, utilizzando 27 voli e percorrendo oltre 50 mila chilometri. Emissioni stimate: 516 tonnellate di CO2, mentre la Fifa rivendica la riduzione delle emissioni e strategie di sostenibilità.
Il jet privato attraverso il continente
L’immagine del presidente che attraversa il continente in jet privato per non perdersi una partita è la fotografia perfetta del suo Mondiale: globale, sconfinato, redditizio, controverso. Ha ereditato una Fifa devastata dagli scandali e l’ha rimessa in moto moltiplicando partite e ricavi, conquistando federazioni e governi. A qualunque costo.