Tardelli e il caso Balogun: “Dove sono i giocatori? Si ribellino a questa ingiustizia”
di Franco VanniRoma – In diretta sulla Rai ha parlato di una Fifa «che prende ordini» sul caso Balogun. E lo ha fatto prima che Donald Trump confermasse di avere esercitato pressioni per ottenere la sospensione della squalifica dell’attaccante statunitense. Ora Marco Tardelli, pilastro dell’Italia campione del mondo nel 1982, propone anche la sua soluzione a un caso che definisce «gravissimo, e simbolico di un andazzo generale del mondo del calcio, che non riconosco più».
Come se ne esce?
«L’unica strada, forse utopistica, è che siano i calciatori a prendere posizione in casi simili. Invece nessuno si ribella. In cambio di incassi milionari, oggi i giocatori accettano di non contare nulla e di non avere una voce. Di fronte a uno spettacolo simile, dove sono Messi, K…
Roma – In diretta sulla Rai ha parlato di una Fifa «che prende ordini» sul caso Balogun. E lo ha fatto prima che Donald Trump confermasse di avere esercitato pressioni per ottenere la sospensione della squalifica dell’attaccante statunitense. Ora Marco Tardelli, pilastro dell’Italia campione del mondo nel 1982, propone anche la sua soluzione a un caso che definisce «gravissimo, e simbolico di un andazzo generale del mondo del calcio, che non riconosco più».
Come se ne esce?
«L’unica strada, forse utopistica, è che siano i calciatori a prendere posizione in casi simili. Invece nessuno si ribella. In cambio di incassi milionari, oggi i giocatori accettano di non contare nulla e di non avere una voce. Di fronte a uno spettacolo simile, dove sono Messi, Kane, Haaland e Mbappé? Se fossero i campioni a farsi sentire, di fronte a certe ingiustizie, i tifosi di tutto il mondo li seguirebbero».
E gli allenatori?
«Se Pochettino lasciasse in panchina Balogun, sarebbe un eroe. Ma è comprensibile che non voglia danneggiare la propria squadra. A Rudi Garcia, invece, consiglio un po’ di spavalderia, per compattare l’ambiente. Fossi in lui, dichiarerei: “Fatelo giocare, non temiamo nessuno, possiamo vincere anche con le vostre regole”».
La Fifa ha spiegato che l’articolo 27 del Codice disciplinare già prevedeva questo tipo di decisione.
«Ma per favore, sembra una barzelletta. La squalifica a Balogun è stata sospesa solo per permettergli di giocare contro il Belgio. È palese. Credo al giocatore quando dice che il fallo non era volontario, si vede dalla dinamica. Ma non è questo il punto. Quello è un fallo da espulsione e quindi da squalifica».
Tiferà Belgio?
«Sono amico di Francesca Brienza, moglie di Rudi Garcia e bravissima giornalista televisiva, con cui ho lavorato in passato. Però quando seguo le partite non mi schiero. Cerco spunti interessanti e mi godo lo spettacolo. E in questo Mondiale non è mancato. Anche per questo è davvero un peccato buttare via tutto con casi come quello di Balogun. O con il trattamento che è stato riservato alla nazionale iraniana».
Quindi qualcosa la salva di questo Mondiale?
«Ho visto bellissime partite. Ci sono squadre che hanno dato l’anima. L’Ecuador mi ha davvero emozionato. Proprio per questo è inaccettabile che si intervenga dall’alto per deviare il corso delle cose. Dove sono finiti i valori dello sport? Il calcio continua ad appassionarmi, perché è stata la mia vita e lo è ancora. Ma non mi ci riconosco più».