Il calendario di Leo Messi è pieno di cerchi rossi. L’anniversario della prima Champions League, quello del primo titolo da capocannoniere in Liga e del primo Pallone d’oro. Fra tutte le date notevoli dell’anno della Pulce, l’11 luglio ha un posto speciale. «È successa una cosa bellissima, una cosa grande, anche troppo», disse la Pulce nel 2021, dopo avere battuto il Brasile a Rio de Janeiro, in una riedizione del Maracanazo, 71 anni dopo, con l’Argentina al posto dell’Uruguay.
Non gli era mai capitato di sollevare un trofeo in maglia biancoceleste con la nazionale maggiore. E quella Copa America è stata la premessa necessaria per il Mondiale in Qatar dell’anno successivo.
E rieccolo Leo, questa volta in Norteamérica, a giocarsi l’accesso a una semifinale contro la Svizzera dei senatori Xhaka e Freuler, arrivata fin qui battendo ai rigori la Colombia agli…
Il calendario di Leo Messi è pieno di cerchi rossi. L’anniversario della prima Champions League, quello del primo titolo da capocannoniere in Liga e del primo Pallone d’oro. Fra tutte le date notevoli dell’anno della Pulce, l’11 luglio ha un posto speciale. «È successa una cosa bellissima, una cosa grande, anche troppo», disse la Pulce nel 2021, dopo avere battuto il Brasile a Rio de Janeiro, in una riedizione del Maracanazo, 71 anni dopo, con l’Argentina al posto dell’Uruguay.
Non gli era mai capitato di sollevare un trofeo in maglia biancoceleste con la nazionale maggiore. E quella Copa America è stata la premessa necessaria per il Mondiale in Qatar dell’anno successivo.
E rieccolo Leo, questa volta in Norteamérica, a giocarsi l’accesso a una semifinale contro la Svizzera dei senatori Xhaka e Freuler, arrivata fin qui battendo ai rigori la Colombia agli ottavi.
La velocità della Pulce
A questo nuovo 11 luglio, Messi si presenta cinque anni più vecchio, probabilmente più forte, sicuramente più veloce. «La velocità è una qualità fisica che diminuisce naturalmente con l’età. Un calciatore perde tra l’1 e il 2 per cento della velocità all’anno tra i 30 e i 35 anni. Dopo i 35, tra l’1,5 e il 3 per cento. Leo no. In Qatar, a 35 anni, aveva raggiunto una velocità massima di 29,38 chilometri orari. In questo Mondiale ha toccato i 30,9. Il 5 per cento in più», ha scritto il nutrizionista spagnolo Ismael Galancho in un post condiviso migliaia di volte su ogni social e apprezzato anche dalla signora Messi, Antonela Roccuzzo.
La routine alimentare
Di casuale nel dato non c’è nulla. A Miami, insieme all’amico Rodrigo De Paul, dallo scorso gennaio Leo ha avviato un programma di preparazione mirato, con fisioterapisti e preparatori atletici. Ha adeguato la sua routine alimentare, impostata dopo il Mondiale 2014 dal mago delle calorie Giuliano Poser. E, per correre più veloce quando serve, ha deciso di ridurre i chilometri percorsi in partita.
Se Messi ha già segnato otto reti in questa Coppa del mondo è anche perché non spreca passi, sudore ed energia. «Leo nelle fasi iniziali delle partite non cammina, studia», dice Pep Guardiola. «In mezzo al campo, l’Egitto aveva accumulato troppi giocatori. Ho cercato spazio sull’esterno. Quando l’ho trovato, è arrivato il gol di Cuti Romero», ha confermato il trentanovenne di Rosario.
È successo al 79’ e lì è cominciata l’incredibile rimonta, dal 2-0 al 3-2, che ha fatto impazzire due Paesi in modo opposto. Gli egiziani ne fanno una questione di arbitro: «Letexier non deve più mettere piede in campo», ha detto il ct Hassan. Altrettanto irrazionale la spiegazione degli argentini che, di fronte all’enormità dell’evento, hanno scomodato la cabala, la teoria del caos e l’allineamento dei corpi celesti.
Il sedicente astrologo Guido Tejat, che in Argentina ha un certo seguito, guardando alla sfida di oggi contro la Svizzera dice: «Le stelle parlano chiaro, vedremo una partita simile al quarto di finale con l’Olanda del 2022». Un auspicio, più che una previsione. Il quotidiano di Buenos Aires Olémette in copertina un bel paio di corna, sotto il titolo «I francesi già son campioni», in un capolavoro di scaramanzia. C’è da capirli. Non c’è nulla di logico in quello che sta facendo Leo Messi, stregone silenzioso che, alla soglia dei quarant’anni, con indosso la maglia della nazionale, gioca meglio di quando ne aveva trenta. E che, ancora una volta, nonostante il metro e settanta, si sta caricando sulle spalle un intero Paese.