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Questioni di famiglia

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La rubrica Happy Days
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La signora Denise è una mamma d’altri tempi, e per una settimana intera si è raccomandata con Jude, il suo ragazzo. «Non fare scemenze, non protestare, non mostrare la faccia brutta all’arbitro, non dire cose spiacevoli, ma soprattutto non farti ammonire perché se no ti squalificano». Jude ha ascoltato, e ci ha aggiunto pure un paio di gol alla Norvegia che lei non gli aveva chiesto, ma un figlio sa sempre cosa la sua mamma desideri veramente: e cioè un mazzo di fiori, un profumo, un biglietto con parole dolci e due gol. Invece il signor Alf-Inge è un papà di quelli un po’ agitati, che quando vanno a vedere la partite gridano di tutto all’arbitro e all’allenatore, pure se il figlio ha cinque anni. Nella circostanza, il figlio Erling di anni ne ha qualcuno in più. «Complimenti a Bellingham e all’arbitro», ha postato il padre agitato dopo la sconfitta del ragazzo, dovuta non all’arbitro ma a una semplice legge di natura: se l’avversario è superiore, vince. Immaginiamo che Jude Bellingha…

La signora Denise è una mamma d’altri tempi, e per una settimana intera si è raccomandata con Jude, il suo ragazzo. «Non fare scemenze, non protestare, non mostrare la faccia brutta all’arbitro, non dire cose spiacevoli, ma soprattutto non farti ammonire perché se no ti squalificano». Jude ha ascoltato, e ci ha aggiunto pure un paio di gol alla Norvegia che lei non gli aveva chiesto, ma un figlio sa sempre cosa la sua mamma desideri veramente: e cioè un mazzo di fiori, un profumo, un biglietto con parole dolci e due gol. Invece il signor Alf-Inge è un papà di quelli un po’ agitati, che quando vanno a vedere la partite gridano di tutto all’arbitro e all’allenatore, pure se il figlio ha cinque anni. Nella circostanza, il figlio Erling di anni ne ha qualcuno in più. «Complimenti a Bellingham e all’arbitro», ha postato il padre agitato dopo la sconfitta del ragazzo, dovuta non all’arbitro ma a una semplice legge di natura: se l’avversario è superiore, vince. Immaginiamo che Jude Bellingham sia stato un bambino felice e molto amato dalla signora Denise, che gli cucinava pure i pomodori ripieni, e che Erling Haaland sia stato un bambino costretto al continuo confronto col padre e con le sue smisurate aspettative. Poi, può anche succedere che genitori di segno opposto producano comunque meravigliosi campioni, per vie misteriose e imperscrutabili. Ma alla fine della fiera resta valida, forse, quella famosa frase: la squadra migliore da allenare è una squadra di orfani.

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