Si gioca ad Atlanta, ma «domani è un altro giorno» non è una battuta da usare. Meglio il titolo Citizen Kane. Perché il giorno è oggi per l’Inghilterra e per Harry Kane. La Gran Bretagna ha inventato il gioco, ma il pallone è tornato casa solo nel ’66 quando anche la regina Elisabetta vestita in un giallo canarino andò a premiarlo a Wembley e Martin Peters, che aveva segnato il secondo gol, si pulì accuratamente le mani nei calzoncini per non sporcare i guanti bianchi di the queen.
Sono passati 60 anni, la regina non c’è più e nemmeno quella squadra campione del mondo, a parte Geoff Hurst, tre gol in finale (record), uno più o meno fantasma, contro la Germania. L’Inghilterra ci ha riprovato, ma non ha fatto meglio di due quarti posti (Italia ’90 e Russia 2018) e per diventare meno british ha accettato di finire in mani straniere, dopo Eriksson (svedese) e Capello (italiano) in panchina è arrivato Tuchel (tedesco). Si può arrivare a un passo dal mondo e non salirci sopra? Si può sfior…
Si gioca ad Atlanta, ma «domani è un altro giorno» non è una battuta da usare. Meglio il titolo Citizen Kane. Perché il giorno è oggi per l’Inghilterra e per Harry Kane. La Gran Bretagna ha inventato il gioco, ma il pallone è tornato casa solo nel ’66 quando anche la regina Elisabetta vestita in un giallo canarino andò a premiarlo a Wembley e Martin Peters, che aveva segnato il secondo gol, si pulì accuratamente le mani nei calzoncini per non sporcare i guanti bianchi di the queen.
Sono passati 60 anni, la regina non c’è più e nemmeno quella squadra campione del mondo, a parte Geoff Hurst, tre gol in finale (record), uno più o meno fantasma, contro la Germania. L’Inghilterra ci ha riprovato, ma non ha fatto meglio di due quarti posti (Italia ’90 e Russia 2018) e per diventare meno british ha accettato di finire in mani straniere, dopo Eriksson (svedese) e Capello (italiano) in panchina è arrivato Tuchel (tedesco). Si può arrivare a un passo dal mondo e non salirci sopra? Si può sfiorare l’oggetto del desiderio e poi farselo sfilare dalle braccia. Si può: Greta Garbo, Cary Grant, Richard Burton, Peter O’ Toole non hanno mai vinto un Oscar. Grandi, grandissimi, star planetarie, ma niente statuetta.
Thomas Tuchel
I campionati inglesi forniscono ai mondiali il numero più alto di giocatori (200), segno di un’eccellenza, eppure la nazionale da più di mezzo secolo non trova la strada della finale. Stavolta a prenderla per mano ha il capitano Kane che molto le somiglia, per senso del destino e per il desiderio di rimediare alle delusioni passate. Non è giovane, non avrà altre occasioni, farà 33 anni a luglio. Traditional british. Non aspettatevi un extraterrestre, uno trasgressivo da swinging London. Non lo è per niente: non beve, non ha tatuaggi, non va al pub e nemmeno in discoteca. Un normal 9, nessun narcisismo, poche pubblicità (preferisce essere imprenditore). Non ha il tocco magico, non inventa gol, non ha il fisico da Hulk, e nemmeno dribbling e sprint strepitosi. Però segna, ricuce, trova un modo, capisce prima degli altri dove si può aprire uno spazio e attaccare la zona giusta. È un centravanti di manovra, non è Haaland che sonnecchia e poi la butta dentro. Non ci fosse stato lui England sarebbe già a casa. Ha segnato 85 gol in 120 presenze con la nazionale maggiore. È il miglior marcatore nella storia dell’Inghilterra, ha portato il primato 32 reti oltre le 53 realizzate da Wayne Rooney. E oggi lo supera per numero di presenze (121), davanti ha solo il portiere Peter Shilton, fermo a 125. Insomma, un marito fedele. Quest’anno è stato super: ha segnato 36 gol in campionato, 61 con il Bayern in tutte le competizioni e 73 tra club e nazionale. Solo Messi nel Barcellona aveva fatto meglio di lui. Il totale in carriera (tra nazionale e club) è di 527 gol in 767 partite. Sarà pure un fuoriclasse tardivo, ma la mira non gli manca.
Kane è Harry, il vicino di casa che ogni mattina taglia il prato. Pratico, con le idee chiare: a soli cinque anni in un tema scolastico scrisse che in futuro avrebbe voluto «giocare a calcio». È l’altro Beckham: la versione (molto) riveduta e corretta. I due sono nati nello stesso ospedale dell’East London, sono cresciuti nella stessa zona, hanno frequentato la Chingford Foundation School e hanno cominciato a giocare proprio nel Ridgeway Rovers. Quando aveva undici anni, Kane partecipò all’inaugurazione della David Beckham Academy dove lo fotografarono insieme a una compagna di scuola di nome Katie Goodland che oggi è sua moglie (si sono sposati nel 2017 e hanno quattro figli). Kane è il (sottovalutato) Messi inglese: gol e famiglia. Ha giocato a golf con Trump (senza pubblicizzarlo), ha la passione per il football americano e per arrivare primo in qualcosa ha dovuto tradire l’Inghilterra.
Il Wall Street Journal, anche se non è un quotidiano che si occupa di sport, ha accostato Harry Kane a Clark Kent. A un Supereroe che si nasconde. Carattere mite e un po’ impacciato, a volte goffo, che però quando serve si trasforma e ti tira fuori dal pericolo. Kane nella versione Kent è a mani vuote, senza nessun trofeo importante: niente titoli nel campionato inglese (con il Tottenham) e nemmeno in Champions. Si è dovuto trasferire in Germania al Bayern Monaco per vincere due volte il campionato tedesco e la Supercoppa di Germania. Kane in versione Superman è questo in terra americana (6 gol) che spera contro l’Argentina di rifare il gesto di Churchill. E a proposito sapete cosa fece Hurst il giorno dopo aver vinto il titolo nel ’66? Lavò la macchina e tagliò il prato.