C’è un soggetto che si aggira nelle nostre case e ci urla nelle orecchie, ci sveglia i bambini, ci spaventa il gatto. Crede, costui, di raccontare la passione per il calcio con un trasporto emotivo speciale, invece di speciale c’è solo il fastidio che la sua intemperanza vocale diffonde. Ormai, il commentatore calcistico Lele Adani, che gioca nella squadra della Rai (servizio pubblico, vale la pena di ricordarlo al di là della retorica), è un caso nazionale. Sopra le righe sempre, Adani diventa una sorta di corpo posseduto dal demonio quando segna l’Argentina (lui è una specie di ideologo ultrà del calcio sudamericano, narrato però sempre con le stesse forsennate parole, tra le quali “garra” è un mantra), e quando appunto segna l’Argentina parte un flusso di coscienza che andrebbe studiato da uno specialista di quelli bravi, oltre che segnalato ai vigili urbani.
Gli inglesi in Italia su Tele Buenos Aires
Basta farsi un giro in rete per rendersi conto di come questo tizio stia ormai su…
C’è un soggetto che si aggira nelle nostre case e ci urla nelle orecchie, ci sveglia i bambini, ci spaventa il gatto. Crede, costui, di raccontare la passione per il calcio con un trasporto emotivo speciale, invece di speciale c’è solo il fastidio che la sua intemperanza vocale diffonde. Ormai, il commentatore calcistico Lele Adani, che gioca nella squadra della Rai (servizio pubblico, vale la pena di ricordarlo al di là della retorica), è un caso nazionale. Sopra le righe sempre, Adani diventa una sorta di corpo posseduto dal demonio quando segna l’Argentina (lui è una specie di ideologo ultrà del calcio sudamericano, narrato però sempre con le stesse forsennate parole, tra le quali “garra” è un mantra), e quando appunto segna l’Argentina parte un flusso di coscienza che andrebbe studiato da uno specialista di quelli bravi, oltre che segnalato ai vigili urbani.
Gli inglesi in Italia su Tele Buenos Aires
Basta farsi un giro in rete per rendersi conto di come questo tizio stia ormai sull’anima. Persino uno divisivo come lui è riuscito, per una volta, a mettere tutti d’accordo. La tirata di Adani è come il tiro di Messi: assoluta, ma di segno opposto. Si sa che arriverà, tanto che ieri c’erano non pochi telespettatori che si auguravano una vittoria inglese, almeno per far tacere un po’ il tizio, e chissà cosa avranno pensato gli inglesi in Italia davanti alla tivù: forse, di essere capitati per sbaglio su Tele Buenos Aires. Peccato, perché Lele Adani è uno che ha studiato la materia e ne sa, e per raccontarla al pubblico ha anche rinunciato a una carriera da allenatore (Mancini voleva portarlo addirittura all’Inter come suo vice).
Gli assist dell’Argentina, l’urlo di Adani e il povero Rimedio
Ma Lele è vittima del suo personaggio, e ha deciso di recitare una parte, la parte di Adani che fa Adani. E se in Rai si comporta così, sui social e nelle varie ospitate in tv o in radio si sente in dovere di raccontarci pure le proprie avventure erotiche, come quella volta per festeggiare la Coppa Italia vinta con la Fiorentina e usata nientemeno che per giochi hard (l’avranno lavata, poi?). E non si contano i suoi post strampalati, e persino i rap. L’andamento dei mondiali, con l’Argentina quasi sempre vittoriosa in rimonta e salva sul limitare della fine, purtroppo è un clamoroso assist per Adani: il colpo di scena calcistico, immancabile, e il gol estremo diventano l’urlo di Munch della tivù. Il povero Alberto Rimedio, cioè l’altro telecronista, un essere umano normale ed equilibrato oltre che un ottimo giornalista, è costretto a subire la deflagrazione vocale del compagno, il quale per un mezzo minuto abbondante perde qualunque inibizione e confonde il raptus con la bellezza.
La sentenza di Roberto Baggio
A un certo punto, qualcuno deve aver detto ad Adani che il suo grido era come il racconto di quel telecronista uruguaiano che nel 1986 raccontò, con infinito trasporto creativo, il “gol del secolo” di Maradona, pure quella volta contro gli inglesi: il cronista, Victor Hugo Morales, definì Diego “un aquilone cosmico”. Nel caso di Adani è sufficiente togliere la “s”, infatti si ride parecchio. Prima che l’Argentina segni, Lele Adani (di cui Roberto Baggio, senza nominarlo disse: <Oggi vedo ex colleghi che sentenziano da professori, ma io me li ricordo incapaci di fare tre palleggi con le mani>) non è che stia in rispettoso silenzio, magari: egli ha invece la pretesa di illustrare ogni segreto tattico delle partite, appartenendo alla nefasta schiera di quelli che ritengono il calcio una scienza teorica astratta, ed esatta. Teoria che Adani conosce bene e, se emotivamente sobrio, saprebbe spiegare con dovizia di particolari, poi però gli saltano i freni inibitori.
Il mistero della scelta di Adani
Come Lele Adani sia diventato la prima voce tecnica della Rai per il calcio è un mistero. Qualche suo capo, a un certo punto, deve averlo trovato divertente e originale, ma ormai la situazione è del tutto fuori controllo: non sappiamo cosa pensare, o temere, per la finalissima di domenica, raccontata dal povero Rimedio e da Adani, tra l’Argentina del cuore e la Spagna che comunque parla la stessa lingua, e sa scatenare quella dell’invasato. Non è qui il caso di ricordare come la Rai abbia dato, nel tempo, il prezioso microfono a fuoriclasse anche della sobrietà narrativa come Martellini e Pizzul, e che ancora ha a disposizione professionisti seri e preparati, come lo stesso Rimedio oppure Stefano Bizzotto, di gran lunga il migliore in assoluto, uno che ha appena salutato il pubblico dopo l’ultima telecronaca e prima di andare in pensione e lo ha fatto sottovoce, ma non sottotono. Con stile, insomma. Ci mancherà.
L’angosciante attesa di Argentina-Spagna
Nell’attesa, per Argentina-Spagna non resta che sintonizzarsi sul canale che non è la Rai (ma anche da quell’altra parte non sono sempre un esempio di equilibrio narrativo) oppure, se si è proprio costretti a restare lì, è meglio preparare i tappini per le orecchie e chiudere il gatto in bagno. Povero gatto, lo chiameremo Rimedio. Ma ad Adani c’è rimedio?