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Il doppio volto dell'Argentina: rimonte palpitanti, le magie di Messi, ma anche trucchi e polemiche

Un diverbio tra Paredes e Bellingham 

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La squadra di Scaloni sta facendo molto per rendersi antipatica a tanti. Il caso dello striscione per la Malvinas
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ATLANTA – L'Argentina sta facendo molto per conquistare i cuori della gente, con le sue rimonte palpitanti e le magie celestiali di Messi, ma sta anche facendo altrettanto per rendersi antipatica al mezzo mondo che non sopporta certi trucchi da calcio degli anni Cinquanta (vogliamo parlare del pugno di Paredes a Bellingham al principio della semifinale contro l'Inghilterra?), un gioco francamente così orribile che se l'allenatore fosse Allegri lo avrebbero già fatto incenerire dalla Santa Inquisizione (invece viene enfaticamente esaltato come calcio in purezza), gli aiuti più o meno palesi che sono arrivati dagli arbitri e dalla fortuna, i festeggiamenti sguaiati per successi arraffati all'ultimo contro squadre decisamente (o teoricamente) molto più deboli come Capo Verde, Egitto e Svizzera e quel coro insistente che tira in ballo anche le Falkland, cioè le isole britanniche che gli argentini chiamano Malvinas, che viene cantato senza battere ciglio anche dai giocatori.

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ATLANTA – L'Argentina sta facendo molto per conquistare i cuori della gente, con le sue rimonte palpitanti e le magie celestiali di Messi, ma sta anche facendo altrettanto per rendersi antipatica al mezzo mondo che non sopporta certi trucchi da calcio degli anni Cinquanta (vogliamo parlare del pugno di Paredes a Bellingham al principio della semifinale contro l'Inghilterra?), un gioco francamente così orribile che se l'allenatore fosse Allegri lo avrebbero già fatto incenerire dalla Santa Inquisizione (invece viene enfaticamente esaltato come calcio in purezza), gli aiuti più o meno palesi che sono arrivati dagli arbitri e dalla fortuna, i festeggiamenti sguaiati per successi arraffati all'ultimo contro squadre decisamente (o teoricamente) molto più deboli come Capo Verde, Egitto e Svizzera e quel coro insistente che tira in ballo anche le Falkland, cioè le isole britanniche che gli argentini chiamano Malvinas, che viene cantato senza battere ciglio anche dai giocatori.

Lo striscione per le Malvinas

Nel dopo partita di Argentina-Inghilterra si è andati addirittura oltre: Lo Celso e Otamendi hanno portato in campo uno striscione con la scritta «Le Malvinas sono argentine», mentre in zona mista Paredes ha detto davanti a un nugolo di telecamere che «le Malvinas sono e saranno sempre argentine». In teoria, si tratta di un comportamento a rischio squalifica, perché la Fifa vieta espressamente messaggi di questo tipo all'interno degli stadi. Nel 2012, il sudcoreano Park Jong-woo venne squalificato per due giornate per avere esposto la scritta «Dokdo è un nostro territorio», in riferimento a un isolotto conteso con il Giappone, ma erano i Giochi Olimpici e quindi si era sotto l'egida del Cio.

I giocatori dell'Argentina esibiscono uno striscione con scritto Las Malvinas son Argentinas (agf)

Cosa rischia l’Argentina

Dopo la finale di Euro 2024, Rodri e Morata sono stati sospesi per un turno per aver cantato, alla fine della finale contro l'Inghilterra, «Gibilterra è spagnola», ma si era sotto l'egida della Uefa. La Fifa finora è stata più tollerante: nel 2014 multò di 30 mila franchi svizzeri la Federcalcio argentina perché alcuni giocatori si erano fatti fotografare vicino a uno striscione che parlava come al solito di Malvinas, mentre nel 2018 gli svizzeri di origine kosovara Shaqiri e Xhaka presero un'ammonizione e un'ammenda di 10 mila franchi per aver festeggiato con il gesto dell'aquila, simbolo del Kosovo albanese, un gol ai “nemici” della Serbia.

Un modo per irritare gli avversari

In questa Coppa del Mondo, gli argentini stanno esasperando volontariamente gli aspetti peggiori dei loro comportamenti, come se li volessero usare come metodo per provocare e quindi irritare gli avversari, che il più delle volte ci cascano: era successo anche quattro anni fa in Qatar, resta memorabile il quarto di finale con l'Olanda deciso ai rigori, contrassegnato dalle provocazioni continue, specie di Weghorst e Dibu Martinez, e finito con gli argentini a sfottere platealmente gli olandesi, senza una minima traccia di fair play.

(afp)

I festeggiamenti dell’Argentina

A ogni conferenza stampa, Scaloni ripete «non siamo arroganti»: ormai è un'excusatio non petita, ma si sa che nemmeno le altre nazionali non hanno per niente gradito le esagerazioni delle feste argentine, così diverse dalle cerimonie degli inglesi che cantano Wonderwall o dei norvegesi che remano assieme ai tifosi. Ma più gli avversari si irritano, più fanno il gioco degli argentini: s’è visto anche nella semifinale di mercoledì sera qui ad Atlanta. Gli angeli dalla faccia sporca fanno il loro sporco (appunto) lavoro, ma poi arriva l'arcangelo Messi con i suoi assist, i suoi dribbling, i suoi gol, il suo sorriso da fanciullo ed è tutto dimenticato.

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