Joan Monfort è il fotografo che 19 anni fa realizzò un servizio per un calendario benefico promosso dal suo quotidiano, Sport, insieme a Unicef e Barça. Ma se non fosse stato per Mounir Nasraoui, il papà di Lamine Yamal che postò l’immagine sui social durante l’Europeo 2024, la storia di Messi che fa il bagnetto all’erede non sarebbe venuta fuori.
Joan, torniamo a quel giorno.
«Un lavoro come un altro. Pensavo a far bene il mio mestiere creando empatia tra i bambini e i calciatori».
Tra i calciatori c’era anche un ventenne promettente.
«Messi non era nemmeno titolare nel Barcellona mentre oggi è uno dei più grandi sportivi di sempre, al livello di Jordan, Bolt o Ali».
E con un neonato in braccio come se la cavava?
«Era come se pensasse: “Accidenti, non so nemmeno come si prendono in braccio”. Poi, però, venne fuori il suo lato più paterno e tra loro si creò subito una certa sintonia».
Oggi Lamine ha 19 anni, Messi li aveva appena superati.
«E si ritroveranno 19 anni dopo nella fina…
Joan Monfort è il fotografo che 19 anni fa realizzò un servizio per un calendario benefico promosso dal suo quotidiano, Sport, insieme a Unicef e Barça. Ma se non fosse stato per Mounir Nasraoui, il papà di Lamine Yamal che postò l’immagine sui social durante l’Europeo 2024, la storia di Messi che fa il bagnetto all’erede non sarebbe venuta fuori.
Joan, torniamo a quel giorno.
«Un lavoro come un altro. Pensavo a far bene il mio mestiere creando empatia tra i bambini e i calciatori».
Tra i calciatori c’era anche un ventenne promettente.
«Messi non era nemmeno titolare nel Barcellona mentre oggi è uno dei più grandi sportivi di sempre, al livello di Jordan, Bolt o Ali».
E con un neonato in braccio come se la cavava?
«Era come se pensasse: “Accidenti, non so nemmeno come si prendono in braccio”. Poi, però, venne fuori il suo lato più paterno e tra loro si creò subito una certa sintonia».
Oggi Lamine ha 19 anni, Messi li aveva appena superati.
«E si ritroveranno 19 anni dopo nella finale del Mondiale».
19 è il numero che i due hanno indossato, prima del 10, al Barça.
«E in che giorno si gioca la finale? Questa storia è incredibile. Mi hanno inviato un calcolo dell’IA: c’era una possibilità su 6,25 trilioni. Non sono credente, ma qualcuno davvero segna il nostro cammino».
Cosa prova sapendo di aver scattato una delle fotografie più iconiche dello sport moderno?
«Una felicità difficile da descrivere. Sapere che una propria opera rimane impressa nella memoria di milioni di persone è il massimo. Un collega mi ha detto: “Sai che questa sarà la foto più vista della storia?”».
Ha avuto modo di parlarne con Messi o Lamine?
«Con Lamine. Mi ha chiesto: “Sei tu il fotografo?”. Gli ho risposto di sì. E lui: “Non mi ricordo di te”. Gli ho detto che era normale, aveva solo tre mesi. E lui ha ribattuto, ridendo: “Ma io ho un’ottima memoria”».
L’idea della vaschetta le è venuta facendo il bagnetto a sua figlia Jana. Fu anche lei a decidere che Messi avrebbe fatto la foto con quel neonato arrivato da Rocafonda?
«No. Questa fu la prima grande casualità. Se quella famiglia avesse potuto, avrebbe scelto Ronaldinho, Henry, Eto’o, Xavi, Iniesta, Puyol...».
Per chi farà il tifo in finale?
«Da tifosi del Barcellona, l’affetto che proviamo a casa per Messi è infinito. Ma la Spagna ha un gruppo di ragazzi sani, giovani, che stanno abbattendo tante barriere. La guarderò con la serenità di sapere che andrà bene a prescindere».
Manca solo che lei sia allo stadio.
«Ci stiamo provando».