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Spagna campione del mondo: Argentina battuta ai supplementari, decide Ferran Torres

Rodri riceve la Coppa del Mondo dal presidente Usa Trump 

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La finale mondiale finisce 1-0 a favore della Roja, che ha sempre tenuto in pugno la partita
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New York – Il calcio ci ha messo un po’, si è preso i suoi tempi, ma alla fine ha stravinto sulle americanate chiassose e sulle sudamericanate perfide, e alla lunga persino un po’ patetiche, dell’Argentina, che in quasi tre ore, canzonette incluse, non ha fatto un’azione che fosse una, nemmeno ci ha provato, e ha umiliato il talento di Messi – che ha chiuso in lacrime – abbandonandolo a se stesso con una partita solo di barricate e calcetti. La Spagna ci è cascata per un tempo, il primo, quello che non ha giocato neanche lei, poi De la Fuente nel lungo intervallo le ha tolto la soggezione di dosso, evitando che questa diventasse la finale più brutta della storia.

La Spagna ha spiegato le ali

Quando la Spagna ha spiegato le ali, in senso letterale e metaforico (è stato Nico Williams a c…

New York – Il calcio ci ha messo un po’, si è preso i suoi tempi, ma alla fine ha stravinto sulle americanate chiassose e sulle sudamericanate perfide, e alla lunga persino un po’ patetiche, dell’Argentina, che in quasi tre ore, canzonette incluse, non ha fatto un’azione che fosse una, nemmeno ci ha provato, e ha umiliato il talento di Messi – che ha chiuso in lacrime – abbandonandolo a se stesso con una partita solo di barricate e calcetti. La Spagna ci è cascata per un tempo, il primo, quello che non ha giocato neanche lei, poi De la Fuente nel lungo intervallo le ha tolto la soggezione di dosso, evitando che questa diventasse la finale più brutta della storia.

La Spagna ha spiegato le ali

Quando la Spagna ha spiegato le ali, in senso letterale e metaforico (è stato Nico Williams a cambiare in corso le cose, in combutta con Lamine Yamal), dai e dai il gioco del calcio si è impossessato della finale, fino a deciderla con il gol del panchinaro Ferran Torres dopo 13 parate del Dibu Martinez, alcune ai limiti del miracoloso. Il gioco duro degli argentini, comunque abbastanza tollerato dall’arbitro, ha portato all’espulsione di Fernandez al 90’. Il paradosso è che agli sgoccioli dei supplementari la Selección si è finalmente messa a giocare, spaventando sul serio la Spagna. Ma perché solo dopo due ore?

Argentina, 120’ di quasi nulla

L’Argentina ha messo talmente tanta paura preventiva alla Spagna da toglierle il coraggio di rischiare, cioè la sua qualità migliore. Certo, ha fatto il gioco con Rodri (votato miglior giocatore del mondiale, Mbappé ha vinto la Scarpa d’oro di miglior marcatore), ha tenuto la palla, ma sempre guardandosi alle spalle, tant’è che a un certo punto s’è messa a fare una cosa che non fa mai (lanci lunghi degli stopper verso le ali), non si sa se per impotenza o eccesso di prudenza. O forse gli spagnoli per un po’ hanno avuto il braccino, visti certi tiri flosci di Lamine e Oyarzabal. D’altronde l’Argentina non ha mai passato la metà campo, salvo le due volte che Simon s’è spinto fino alla trequarti per anticipare prima Messi e poi Alvarez, né ha mai neanche abbozzato un tiro, in porta o fuori, se no oltre il 120’. Sarà che il bel calcio si è vergognato di mescolarsi con il rutilante ed eccessivo spettacolo attorno, ma prima di fare capolino nella finale ci ha messo un’ora buona.

L’intervallo infinito chiarisce le idee a De La Fuente

L’intervallo di 27 minuti e 13 secondi deve però aver chiarito le idee a De la Fuente e ai suoi, perché la Spagna ha ricominciato con altro ritmo, un altro piglio. L’arbitro Vincic ha spesso chiuso un occhio sulle ruvidezze scientifiche degli argentini, ma è stata una cosa che si è ritorta loro contro, perché a forza di presumere di potersi permettere di tutto hanno esagerato, anzi Fernandez ha esagerato falciando scompostamente Cubarsí a metà campo (poteva starci il rosso diretto): Vincic non ha potuto esimersi dallo sventolare il secondo giallo alla fine di una ripresa a senso unico, in cui la Spagna ha finalmente spedito da qualche parte le remore e attaccato da destra, da sinistra e al centro, trovando però sempre almeno sette o otto argentini arroccati in area e un portiere insuperabile.

Il Dibu Martinez l’unica risorsa dell’Argentina

Il Dibu Martinez le ha prese tutte (particolare menzione per un colpo di testa di Laporte e una punizione di Yamal, e un’altra incornata su Nico Williams, già nei supplementari) e le sue parate sono state l’unica risorsa di gioco dell’Argentina, che non ha letteralmente mai messo piede nell’area spagnola. In dieci, figurarsi, non s’è più mossa dalla trincea e ha ricevuto un altro aiutino da Vincic quando ha annullato (6’ pts) un gol di Nico Williams per una spintina di Merino su Otamendi. Poi, finalmente, cross di Porro, sponda di Nico Williams, stoccata di Torres: il momento in cui il calcio ha saputo essere giusto.

Spagna (4-2-3-1) Simon 6.5 — Porro 7, Cubarsí 7, Laporte 6.5 (9’ pts Garcia sv), Cucurella 6.5 — Rodri 6 (9’ pts Zubimendi sv), Fabian 5.5 (17’ st Pedri 6) — Yamal 7, Olmo 5 (30’ st Merino 6), Baena 5 (30’ st Nico Williams 7.5) — Oyarzabal 5 (17’ st Torres 7.5). Ct De la Fuente 8.

Argentina (4-4-1-1) E.Martinez 8 — Montiel 6 (13’ st Molina 4.5), Romero 6.5 (26’ st Medina 6), L.Martinez 6 (45’ pt Otamendi 6), Tagliafico 6 — De Paul 5 (26’ st Giuliano 5.5), Fernandez 4, Mac Allister 6, Nico Gonzalez 5.5 (1’ st Paredes 5.5) — Messi 5.5 — Alvarez 5 (12’ pts Senesi sv). Ct Scaloni 5.

Arbitro: Vincic (Slo) 4.

Reti: 1'sts Ferran Torres

Note: espulso Fernandez (48’ st). Ammoniti L.Martinez, Paredes, Romero. Spettatori 80.663

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