East Rutheford – Non è un Mondiale Maga, Trump si rassegni. Make Argentina Great Again non vale più. E this is not America. Rossa di Spagna e blu di Argentina. Usa scansati, butta via i tuoi palloni ovali, le palle che finiscono sulle mazze e pure quelle dei playground da white men don’t jump, oggi New York non è tua, ma dell’unico gioco che da 96 anni non digerisci. Quello del pallone, della pelota, della bola, del balón, dove solo uno può toccarla con le mani mentre gli altri la accarezzano con i piedi. Ma tu che ne capisci di questi fili d’erba sfiorati dagli dei scesi in terra, da altre parti sarebbero benedetti come ostie, mentre qui le zolle sono in vendita dai 450 ai 3.000 dollari, a seconda delle dimensioni. Per un totale di 11,2 milioni di dollari destinati a finire nelle casse della Fifa, ma Mikie Sherrill, governatrice dello Stato, ha fatto sapere che loro hanno dovuto spendere 13,04 milioni di fondi pubblici per garantire che il tappeto erboso del campo fosse all’altezza d…
East Rutheford – Non è un Mondiale Maga, Trump si rassegni. Make Argentina Great Again non vale più. E this is not America. Rossa di Spagna e blu di Argentina. Usa scansati, butta via i tuoi palloni ovali, le palle che finiscono sulle mazze e pure quelle dei playground da white men don’t jump, oggi New York non è tua, ma dell’unico gioco che da 96 anni non digerisci. Quello del pallone, della pelota, della bola, del balón, dove solo uno può toccarla con le mani mentre gli altri la accarezzano con i piedi. Ma tu che ne capisci di questi fili d’erba sfiorati dagli dei scesi in terra, da altre parti sarebbero benedetti come ostie, mentre qui le zolle sono in vendita dai 450 ai 3.000 dollari, a seconda delle dimensioni. Per un totale di 11,2 milioni di dollari destinati a finire nelle casse della Fifa, ma Mikie Sherrill, governatrice dello Stato, ha fatto sapere che loro hanno dovuto spendere 13,04 milioni di fondi pubblici per garantire che il tappeto erboso del campo fosse all’altezza degli standard richiesti e quindi il ricavato, nel caso, spetterebbe ai contribuenti. Money, money, come cantava Liza Minnelli.
Le tasche svuotate dei tifosi
È una transumanza umana quella in strada verso lo stadio. I ricchi in elicottero, il resto del mondo in cammino come può. Have a nice day, come no. Ma imparate a mettere servizi pubblici gratis quando ci sono i grandi eventi e non a svuotare le tasche di chi ha già pagato un salatissimo biglietto (forza, sindaco Mamdani, insisti). È un’attesa di cinque ore sotto il sole perché l’America del Super Bowl è una cosa, ma quella del Mondiale di calcio è uno strapazzo senza organizzazione, anche perché deve arrivare Donald e quindi massima allerta. Entra in campo l’Argentina, il portiere Emiliano Dibu Martínez che a diciassette partì per l’Inghilterra perché aveva visto il padre piangere perché non riusciva a pagare le bollette, resta in piedi a occhi chiusi, immobile per cinque minuti. Ma sta male? chiede sconvolto il collega americano. No, amico, prega. Basta aver letto qualcosa di P.P. Pasolini per sapere che considerava il calcio l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo, mentre voi l’imbottite di hot-dog e ketchup.
L’esempio di Lamine Yamal
Lamine Yamal a nome di tutta la gioventù tamarra del mondo arriva con triplice catena al collo (oro e argento), ha appena fatto 19 anni, però la fascetta che ha in testa porta il numero 304, codice postale di Rocafonda, il quartiere povero di Mataró, città in cui è cresciuto. It’s a beautiful game cantano Robbie Willams in tuta azzurra con i capelli bianchi, e un’energica Laura Pausini, anche lei in paillettes. Mentre Tom Cruise, in nero, spettinato, con gli occhiali da sole in mano, non si capisce cosa dica, di sicuro non è Shakespeare e comunque non frega a nessuno.
Trump e Infantino seduti accanto
Dateci il pallone, la storia del mondo raccontata da 22 uomini che un giorno capirono che non c’è niente di più serio che giocarsi la geografia del cuore in un campo. Eravamo in centomila, cantava Celentano. Oggi siamo in 80.663 mila, il tifo argentino è una marea che inonda, se al Madison Square Garden quando Trump era andato a tifare i Knicks lo avevano fischiato, qui fanno di meglio, lo ignorano. Presidente e first lady sono seduti accanto a Infantino, a Donald fanno vedere la Coppa che poi dovrà consegnare, lui la tocca tre volte (valuterà i carati?) e dice qualcosa quando gliela tirano via. Sorry, non è tua. Meglio passarla a Iniesta e Kempes che se la sono guadagnata con i gol. Carlitos Alcaraz e l’attrice sudcoreana Jung Ho-yeon (Squid Game) portano la preziosa reliquia in campo in una custodia Vuitton. E qui bisogna dire: cari Galeano, Soriano, Montalbán, Carmelo Bene, dispiace non avervi più, ma almeno questa roba ve la siete evitata.
Matt Damon e l’Odissea
In tribuna c’è anche Matt Damon, che avendo appena interpretato Ulisse nel film Odissea, può capire cosa significhi metterci dieci anni per tornare a casa e riavere le tue cose. La Spagna sono 16 anni che non vince il Mondiale (ci è riuscita per la prima volta nel 2010) e l’Argentina non vuole mollare il suo «Per Diego, per l’ultima di Leo, per la quarta stella». Otto giocatori su 11 difendono quello che loro stessi hanno conquistato ai rigori in Qatar. Nel coro dei tifosi ci sarebbero anche le Malvinas, ma lasciamo perdere. Oddio, c’è anche Mick Jagger, meglio non sapere per chi tifa, altrimenti si sa già che vince l’altra. Shakira, colombiana, che canta Dai dai l’inno del torneo dice che pur avendo due figli spagnoli (avuti da Piqué, ex difensore della Roja) lei sostiene Messi. L’intervento di Madonna è registrato, ma la cantante scende in campo con Ronaldo e Ronaldinho per l’ultima strofa. Love, love, canta il coro di ragazzini (PS22 di Staten Island), loro non lo sanno ma fu il saluto di addio di Pelé nel ’77 quando lasciò i Cosmos. C’è anche Justin Bieber con chitarra, le due figlie del re di Spagna non sono nel palco d’onore per motivi di sicurezza e hanno viaggiato in aerei diversi, la musica è così stordente che il premier spagnolo Sanchez dà la mano a Trump. Sciò, basta show, non se ne può.La Spagna ci prova più dell’Argentina (in dieci e anchilosata), ma Dibu dice no, poi cede al sinistro di Ferran Torres nei supplementari. In fondo fu Isabella di Castiglia, regina di Spagna, a dare i soldi a Colombo per il Nuovo Mondo che ricambia.