Il cuore triste di Messi vuole un’altra coppa: “Una ferita da guarire”
dal nostro inviato Emanuele GambaEAST RUTHERFORD – Messi ha pianto anche all’ultimo, ha pianto sempre, ma per la prima volta sono state lacrime di tristezza, poi stemperate nella commozione che lo ha stretto quando lui, medaglia d’argento al collo, s’è immobilizzato di fronte agli argentini che l’hanno invocato e ringraziato comunque, con la devozione che merita. Il giorno dopo stava così: «Il dolore è immenso e ci vorrà tempo perché questa ferita guarisca. Ma mi aggrappo anche a tutti i bei ricordi, le partite che abbiamo ribaltato rimarranno per sempre nella nostra memoria. Oggi è difficile apprezzare appieno ciò che abbiamo realizzato, ma questo gruppo ha raggiunto due finali consecutive di Coppa del Mondo».
Messi vuole un’Argentina più fresca e vitale
E adesso, Leo? Chi lo conosce bene assicura che la sua idea è di andare ava…
EAST RUTHERFORD – Messi ha pianto anche all’ultimo, ha pianto sempre, ma per la prima volta sono state lacrime di tristezza, poi stemperate nella commozione che lo ha stretto quando lui, medaglia d’argento al collo, s’è immobilizzato di fronte agli argentini che l’hanno invocato e ringraziato comunque, con la devozione che merita. Il giorno dopo stava così: «Il dolore è immenso e ci vorrà tempo perché questa ferita guarisca. Ma mi aggrappo anche a tutti i bei ricordi, le partite che abbiamo ribaltato rimarranno per sempre nella nostra memoria. Oggi è difficile apprezzare appieno ciò che abbiamo realizzato, ma questo gruppo ha raggiunto due finali consecutive di Coppa del Mondo».
Messi vuole un’Argentina più fresca e vitale
E adesso, Leo? Chi lo conosce bene assicura che la sua idea è di andare avanti ancora, fino alla Copa America del 2028 per cominciare (il contratto con l’Inter Miami scadrà quell’anno), ma che sta meditando di tirare fino al Mondiale del 2030, quello che si giocherà un poco in Argentina e molto in Spagna, le sue due patrie. Può mancare? Questa Coppa lo ha rivitalizzato, anche se è finita come è finita. Ha capito che può dire molto anche solo con gli attimi della sua classe superiore, del suo genio eternamente giovane. Nel frattempo spera che cresca attorno a lui un’Argentina più fresca, più vitale, meno consunta di quella che l’ha sostenuto qui in America. Ci sarà spazio per Nico Paz, per Mastantuono del Real, per il Barco del Chelsea che era già qui ma non ha giocato mai, per Echeverri del City. La Selección resterà in mano a Scaloni fino a dicembre, poi si vedrà: domenica sera il ct ha detto in lacrime (è stata la conferenza stampa più singhiozzata della storia, hanno dovuto applaudirlo due volte per incoraggiarlo a continuare) che ci deve riflettere, che sarebbe anche giusto cambiare, che otto anni sono stati tanti, la federazione vuole continuare con lui.
L’obiettivo dei mille gol in carriera
Messi, invece, aveva fatto le sue riflessioni già prima e le ha consolidate durante. Tra i suoi obiettivi c’è quello di arrivare a mille gol in carriera: gliene mancano 74, cioè grosso modo tre stagioni delle sue, forse anche due e mezza. Cosa costa aggiungerne una quarta e prendere al volo l’irripetibile occasione di giocare una partita del Mondiale in Argentina, alla Bombonera o al Monumental? In ogni caso adesso si concederà un anno di pausa dalla nazionale, forse anche uno e mezzo: tornerà per la Copa America che si giocherà nella sua terza casa, gli Stati Uniti. Aveva fatto così dopo il deludente Mondiale del 2018, che molti pensavano sarebbe stato l’ultimo, invece si è ripresentato per la Copa America del 2019, ha perso anche quella ma non si è scoraggiato e due anni dopo l’ha finalmente vinta battendo il Brasile al Maracanà e da lì non si è più fermato. Durante il lungo ritiro americano i compagni lo hanno incoraggiato a continuare. Non li deluderà.
Messi sta vivendo l’adolescenza perduta
In questo Mondiale, d’altronde, si è visto un Messi diverso, più espansivo, più aperto al mondo e soprattutto alle emozioni. Gli amici azzardano che stia vivendo adesso l’adolescenza che non ha mai vissuto prima, lui che è volato bambino da Rosario a Barcellona ed è presto diventato quello che poi sarebbe stato, senza poter essere davvero ragazzo. A quasi 40 anni è come se avesse tirato il fiato, badando prima di tutto a godersi i momenti. Della sua introversione non c’è stata più traccia, si è lasciato andare, ha pianto se gli veniva da piangere, ha riso molto, s’è lasciato coccolare da compagni che lo adoravano, che se lo sono caricati sulle spalle per ostentarlo ai tifosi o lo hanno lanciato in aria come un padre per fare divertire il figlio piccolo. Ha parlato moltissimo quando invece prima lo faceva di rado, dopo le partite è venuto a raccontare gioie, dubbi, speranze, emozioni. Gli è piaciuto, tutto questo gli è piaciuto molto. E allora perché non riviverlo ancora?