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In gara con un orecchino di Pantani: nel biathlon l’omaggio di Jacquelin al Pirata

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L’oggetto regalato dalla famiglia di Marco: “Era il mio idolo”
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CORTINA – Aveva 9 anni Emilien Jacquelin quando il corpo di Marco Pantani venne ritrovato senza vita in una stanza del residence Le Rose di Rimini. Il Pirata è stato l’idolo d’infanzia del biathleta francese, nato nel 1995 a Saint-Martin d’Heres, non lontano da Grenoble: Alpi, biathlon, ma anche e soprattutto ciclismo.

L’idolo d’infanzia

Pantani è stato l’idolo d’infanzia dell biathleta francese. Che ad Anterselva, Jacquelin porterà con sé un cimelio donatogli dalla famiglia Pantani: "Grazie a Tonina e Paolo Pantani per aver permesso al piccolo Emilien di vivere il suo sogno: disputare le Olimpiadi in Italia con Marco al suo fianco". Scrive così sui social Jacquelin, che indosserà un orecchino appartenuto al Pirata e donatogli proprio dalla famiglia di Marco. Non uno qualsiasi, ma quello indossato da Marco durante il Tour de France 1998. "Questo è il mio modo di rendere omaggio a Marco, di ringraziarlo e dimostrargli che la sua eredità continua a vivere, che la sua storia ha fatt…

CORTINA – Aveva 9 anni Emilien Jacquelin quando il corpo di Marco Pantani venne ritrovato senza vita in una stanza del residence Le Rose di Rimini. Il Pirata è stato l’idolo d’infanzia del biathleta francese, nato nel 1995 a Saint-Martin d’Heres, non lontano da Grenoble: Alpi, biathlon, ma anche e soprattutto ciclismo.

L’idolo d’infanzia

Pantani è stato l’idolo d’infanzia dell biathleta francese. Che ad Anterselva, Jacquelin porterà con sé un cimelio donatogli dalla famiglia Pantani: "Grazie a Tonina e Paolo Pantani per aver permesso al piccolo Emilien di vivere il suo sogno: disputare le Olimpiadi in Italia con Marco al suo fianco". Scrive così sui social Jacquelin, che indosserà un orecchino appartenuto al Pirata e donatogli proprio dalla famiglia di Marco. Non uno qualsiasi, ma quello indossato da Marco durante il Tour de France 1998. "Questo è il mio modo di rendere omaggio a Marco, di ringraziarlo e dimostrargli che la sua eredità continua a vivere, che la sua storia ha fatto conoscere ai bambini il dolce sapore dello sport, la voglia di superarsi, di osare. Adesso ho la possibilità di tenere viva la fiamma di Pantani: in queste due settimane di Olimpiadi indosserò l'orecchino di Marco". Una dedica da brividi.

“Il paese della mia famiglia”

“In tutti questi anni, ho sognato questa Olimpiade in Italia, il paese di una parte della mia famiglia, ma soprattutto di Marco Pantani», il pensiero di Jacquelin in un lungo messaggio sul suo profilo Instagram. «Marco è colui che mi ha dato la forza di dedicarmi allo sport, con il suo stile, il suo carattere, i suoi attacchi solitari. Il Galibier, la doppietta Giro-Tour 1998”.

“Non ho mai festeggiato San Valentino”

«Quando ero piccolo, mio padre ha acquistato una videocassetta del Tour de France 1998: da allora non ho mai smesso di ammirarlo. Volevo essere come lui: non mi bastava soltanto vincere delle gare, ma vibrare e far vibrare, compiere rimonte spettacolari ed essere audace. Questa visione dello sport mi ha accompagnato fin da quando avevo 5 anni e ancora oggi faccio fatica a non intenderla in questo modo».

“Avrò Marco al mio fianco”

Jacquelin non può non collegare la sua partecipazione ai Giochi con l'ormai imminente anniversario della morte del campione romagnolo, che cadrà sabato 14 febbraio: «In questa giornata non ho mai festeggiato San Valentino, ma una data tragica, che è diventata simbolica per me. Stavolta, però, avrò la possibilità di far vivere il ricordo di Pantani per alcune gare. Durante le prossime due settimane, indosserò l'orecchino di Marco. Me l'ha prestato la sua famiglia, affinché possa correre qui con lui». Il campione originario dell'Isére ha poi spiegato che cosa significhi portare con sé uno dei simboli che identificano lo scalatore di Cesenatico: «Attraverso questo orecchino, questo accessorio che lo ha reso unico, non è soltanto Marco a rivivere in me, ma un'idea di competizione: lo stile, l'audacia, il coraggio di attaccare quando nessuno se la sente di osare. Questo è il mio modo di rendergli omaggio, di dirgli grazie, di dimostrare che la sua eredità è ancora viva, che la sua storia ha regalato ai bambini il piacere di fare sport, di sfidare le avversità. Di gareggiare restando me stesso. Ed è lo stesso per quel bambino di Vercors con gli sci di fondo ai piedi». Infine, il ringraziamento ai genitori di Pantani e al più importante custode della memoria del Pirata, Sergio Piumetto, “per aver consentito al piccolo Émilien di vivere il suo sogno: partecipare ai Giochi olimpici in Italia con Marco al mio fianco”.

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