Bragagna sulla cerimonia olimpica in Rai: “Per certe telecronache serve prepararsi tutta la vita”
di Luigi Panella“Sarebbe facile per me dire che non l’ho vista, ma non mentirò. Ero davanti alla tv… Diciamo che il commento è stato molto basico, probabilmente troppo”. Franco Bragagna risponde così alla domanda sulle polemiche che stanno investendo il direttore di RaiSport Paolo Petrecca dopo il criticatissimo commento della cerimonia inaugurale dei Giochi di Milano Cortina. Bragagna di inaugurazioni e chiusure olimpiche se ne intende: per la Rai le ha commentato tutte, sia invernali che estive, da Nagano 1998 a Parigi 2024. Unica eccezione Londra 2012, quando toccò al padrone di casa Antonio Caprarica. Per i Giochi di Milano Cortina sarà un volto Sky, protagonista dell'appuntamento speciale con 'Oro, Argento e Bronzo’, un’analisi dei fatti della giornata.
Franco Bragagna, ma quanto ci vuole a prepararsi per commentare una inaugurazione olimpica?
“Per farla bene tutta la vita. Devi avere un trascorso addosso, devi spaziare in tanti mondi impregnati di geopolitica, cultura, sport, tradizioni. Q…
“Sarebbe facile per me dire che non l’ho vista, ma non mentirò. Ero davanti alla tv… Diciamo che il commento è stato molto basico, probabilmente troppo”. Franco Bragagna risponde così alla domanda sulle polemiche che stanno investendo il direttore di RaiSport Paolo Petrecca dopo il criticatissimo commento della cerimonia inaugurale dei Giochi di Milano Cortina. Bragagna di inaugurazioni e chiusure olimpiche se ne intende: per la Rai le ha commentato tutte, sia invernali che estive, da Nagano 1998 a Parigi 2024. Unica eccezione Londra 2012, quando toccò al padrone di casa Antonio Caprarica. Per i Giochi di Milano Cortina sarà un volto Sky, protagonista dell'appuntamento speciale con 'Oro, Argento e Bronzo’, un’analisi dei fatti della giornata.
Franco Bragagna, ma quanto ci vuole a prepararsi per commentare una inaugurazione olimpica?
“Per farla bene tutta la vita. Devi avere un trascorso addosso, devi spaziare in tanti mondi impregnati di geopolitica, cultura, sport, tradizioni. Questo lo devi avere di tuo, poi una volta in mano la sceneggiatura, altri venti giorni di preparazione. Non prevedere tutto ciò è una enorme sottovalutazione dell’evento”.
In tanti anni di Olimpiadi, quale è la telecronaca durante la quale si è emozionato di più?
“Quella che non ho fatto. La staffetta d’oro di Lillehammer, telecronista Giacomo Santini. Io stavo raccontando per una differita il salto della combinata nordica. Avevo però un altro monitor in cui vedevo la staffetta, e ogni tanto la mia voce aveva un fremito, un cambio di ritmo. Ma non era certo riferito, con tutto il rispetto, alla combinata…”.
Ogni volta che si avvicinano i Giochi, sui social riparte la telecronaca sulla vittoria di Bradbury.
“Ercolino sempre in piedi. Mi piaceva chiamarlo così. Ogni volta dicevo della fortuna di chi lo aveva in batteria, avrebbe avuto un avversario in meno. E invece li fece fuori tutti. Anzi, si fecero fuori da soli“.
Un personaggio incredibile Bradbury.
“Dopo la gara non l’ho più incontrato di persona. Lui commenta lo short track, ma da Sydney. Mio figlio, che ha energia a profusione e mi fa da badante più che da manager, ha preso contatti per sentirlo. Bradbury ha una storia pazzesca. Ha salvato persone dall’annegamento, In pista gli recisero una arteria in gara con una lama di un pattino e perse litri di sangue rischiando di morire”.
Torniamo al nuovo ruolo di Bragagna a Sky.
"Stavolta niente emozioni sul campo. Mi vedo le gare per tutto il giorno, capisco come funziona anche dal punto di vista organizzativo e racconto, anche con licenza di… Senza sconti, insomma. A una certa età serve mettersi in discussione, quel friccico di energia rispetto al già fatto”.
Non ci sarà una spalla tecnica, un Attilio Monetti tanto per citare i vecchi tempi dell’atletica?
“No, sarò il Monetti di me stesso. Sono curioso”.
Di ogni atleta lei conosce mille curiosità, dal campo di allenamento alla parentela con Tizio e Caio in quella società del piccolo paese del Veneto o della Basilicata. Questa capacità è nel suo Dna oppure l’ha costruita nel tempo?
“Parte dall’atletica. Ci sono arrivato nel ’95. Prima frequentavo sport più piccoli e avevo il colloquio facile con gli atleti. Parlavo con loro della famiglia, di questo, di quello. Arrivato all’atletica ho trovato un sistema organizzato di informazioni e mi ci sono appoggiato. Raccontando le storie degli atleti li umanizzi. Il mezzofondo e la maratona ad esempio sono appannaggio spesso di Kenya, Etiopia, Uganda. Un po’ noioso, ma non se sai che fino a sei mesi prima un atleta aveva la malaria, o un reverendo gli ha insegnato come alimentarsi e tanto altro. Così si risveglia l’attenzione anche quando la gara scorre banale”.
Milano Cortina, certo se i giochi fossero stati in Svezia poteva essere piazzato un classico…
“Capisco la trappola, ci cado volentieri. Ebbene sì, Goteborg sarebbe diventata Goteburgo…”