CORTINA – Mentre Federica Brignone sorrideva sul podio e cantava l’Inno di Mameli, le telecamere hanno cercato Sofia Goggia. Cantava anche lei, fascia tra i capelli, giaccone bianco, il volto di chi si è perso all’improvviso in un posto che pure conosce alla perfezione.
Goggia tra le 17 che non hanno finito il superG
Velocissima al secondo intermedio (aveva 64 centesimi di vantaggio su Brignone), ma sempre al limite, è poi uscita dopo 55” tiratissimi. «Bisognava fare attenzione tra la Grande Curva e il passaggio sullo Scarpadon, il rischio era di andare troppo a sinistra e poi non riuscire a prender più la corda. Avrei forse dovuto frenare di più, ma era un pezzo veloce». C’era nebbia sullo schuss delle Tofane, quando è partita lei. È sbucata velocissima tra i pilastroni di dolomia, era spianata, testa bassa e punte verso valle. La fisica le ha chiesto il conto, a un certo punto non c’è più stato lo spazio per rientrare. Goggia dnf, do not finish, una delle 17 (su 43 partenti) ch…
CORTINA – Mentre Federica Brignone sorrideva sul podio e cantava l’Inno di Mameli, le telecamere hanno cercato Sofia Goggia. Cantava anche lei, fascia tra i capelli, giaccone bianco, il volto di chi si è perso all’improvviso in un posto che pure conosce alla perfezione.
Goggia tra le 17 che non hanno finito il superG
Velocissima al secondo intermedio (aveva 64 centesimi di vantaggio su Brignone), ma sempre al limite, è poi uscita dopo 55” tiratissimi. «Bisognava fare attenzione tra la Grande Curva e il passaggio sullo Scarpadon, il rischio era di andare troppo a sinistra e poi non riuscire a prender più la corda. Avrei forse dovuto frenare di più, ma era un pezzo veloce». C’era nebbia sullo schuss delle Tofane, quando è partita lei. È sbucata velocissima tra i pilastroni di dolomia, era spianata, testa bassa e punte verso valle. La fisica le ha chiesto il conto, a un certo punto non c’è più stato lo spazio per rientrare. Goggia dnf, do not finish, una delle 17 (su 43 partenti) che non hanno portato al traguardo un superG spietato.
E così per la felicità, sull’Olympia delle Tofane, dove lei ha vinto quattro volte, stavolta bisogna bussare altrove: «Con tutti i mesi passati, il suo grave infortunio, il recupero, per Federica non era facile tornare e arrivare a un’Olimpiade così. Lei ha sempre sentito molto questo superG, è sempre stato nelle sue corde, anche in Coppa del mondo l’anno scorso l’aveva vinto. Onore e merito a lei».
La stagione di Sofia
Goggia era uscita anche nella libera della combinata a squadre, aveva ammesso allora di non essere entrata in pista con la testa giusta. Con il bronzo in discesa ha completato il suo personale medagliere olimpico. Farà il gigante ora. Ma ha già in testa i Giochi francesi del 2030, quando avrà 37 anni, due in più della Fede di oggi, quella che si è rimessa in piedi in dieci mesi. L’ha fatto molte volte anche lei. Ma la stagione olimpica non è stata la sua migliore. Una vittoria in Val d’Isère, poi solo piazzamenti. Quasi mai è stata la vera Goggia. «Qui ho sciato fortissimo, però le gare vanno portate fino in fondo, oltre la linea del traguardo. Così è come se non avessi partecipato».