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Mattarella il talismano, prima soffre e poi esulta: “Sono io il fortunato”

Il Presidente della repubblica Sergio Mattarella si congratura con Federica Brignone dopo l'oro nel Super G a Cortina

 

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Dalla delusione per Goggia ai complimenti a Brignone: “Io ci contavo”. E la folla lo acclama: “Presidente, ora ci porti ai mondiali”
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MILANO – «Io ci contavo». C’è nello slancio con cui Sergio Mattarella va incontro a Federica Brignone, fresca di oro olimpico, e nel modo con cui si abbandona all’abbraccio, un sentimento che contiene molti sentimenti. Gioia autentica da sportivo. Ammirazione paterna per la tenacia dimostrata. Soddisfazione da Capo di Stato per i colori azzurri. Raramente Sergio Mattarella si è lasciato andare così. Forse nella notte di Wembley, al gol di Bonucci. «Sergio Mattarella porta bene» dicono ora nell’entourage olimpico. Lo ripete in pubblico pure il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, dopo i tre ori arrivati nei due giorni di presenza a Cortina del presidente. Mattarella, che gli sta accanto, si affretta a spegnere subito i fuochi della vanità: «Tutto posso fare tranne che appropriazione indebita. Le medaglie di questi giorni sono degli atleti. Quello fortunato sono io a essere qui in questi giorni».

Ed è probabilmente anche per questo understatement — un tratto del carattere poco …

MILANO – «Io ci contavo». C’è nello slancio con cui Sergio Mattarella va incontro a Federica Brignone, fresca di oro olimpico, e nel modo con cui si abbandona all’abbraccio, un sentimento che contiene molti sentimenti. Gioia autentica da sportivo. Ammirazione paterna per la tenacia dimostrata. Soddisfazione da Capo di Stato per i colori azzurri. Raramente Sergio Mattarella si è lasciato andare così. Forse nella notte di Wembley, al gol di Bonucci. «Sergio Mattarella porta bene» dicono ora nell’entourage olimpico. Lo ripete in pubblico pure il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, dopo i tre ori arrivati nei due giorni di presenza a Cortina del presidente. Mattarella, che gli sta accanto, si affretta a spegnere subito i fuochi della vanità: «Tutto posso fare tranne che appropriazione indebita. Le medaglie di questi giorni sono degli atleti. Quello fortunato sono io a essere qui in questi giorni».

Ed è probabilmente anche per questo understatement — un tratto del carattere poco italiano, ma che gli italiani sanno essere autentico — che dalle tribune dell’Olimpya delle Tofane gli urlano a decine: «Grazie presidente!». E in cinquecento, comuni cittadini, si radunano spontaneamente davanti a Casa Italia per salutarne l’arrivo nel pomeriggio. Questi del resto sono i suoi Giochi. E la vittoria di Brignone è come una favola. Quindi ora tutti a celebrare il Quirinale talismano, per la gioia dei meme sui social («e adesso portaci al Mondiale!»). Che cosa possiamo ricavarne? Forse che queste Olimpiadi, partite sul tram a Milano, certificano un fatto nuovo. La consacrazione del Sergio pop.

La cronaca. Alle undici del mattino il presidente si presenta sulle piste con il piumino bianco Armani degli atleti, si fa dare l’ordine dei pettorali di partenza e segue buona parte della gara in piedi. Al traguardo Brignone, partita col numero sei, esulta sapendo di avere fatto una gran prestazione, ma mai immaginando che è quella della vita. Mattarella l’applaude. Le speranze sono appuntate su Sofia Goggia, che la sera prima il presidente ha ricevuto nel suo quartier generale, alla Marina militare. Ma Goggia non è fortunata, e quando esce, Mattarella urla: «Nooo!», come un tifoso davanti alla tv. Un’ora dopo l’insperato diventa realtà: Brignone, dieci mesi dopo un terrificante infortunio, ha vinto l’oro. Quando si incontrano Mattarella le dice: «Meritatissima! Bravissima! Io ci contavo» «Io non così tanto», risponde emozionata la Brignone. I due si abbracciano.

C’è un bel sole, non fa troppo freddo, su Corso Italia risuonano molte lingue, e nel cielo, per celebrare il trionfo, solcano le frecce tricolori. «Bellissimo», dice la presidente del Cio, Kirsty Coventry, a Mattarella, che è atteso al Villagio Olimpico, scortato da Giovanni Malagò. Stringe una quantità incredibile di mani, incoccia la squadra giapponese, quella tedesca, i volontari, pranza con gli atleti, tortellini in bianco, verdure miste, pesce. Al tavolo è seduto tra Stefania Costantini e Amos Mosaner, freschi di bronzo al curling («non era facile», si complimenta). Posa con i cuochi e i camerieri. Un signore gli urla: «Lei ci porta fortuna». Poi arriva a Casa Italia, nel centro del paese. Sono le 15.

Sergio Mattarella, 84 anni, è instancabile nel suo rapporto col Paese. Dà l’impressione di divertirsi pure parecchio. Ma non viene meno al suo stile, a forme di pedagogia. Ai giornalisti dice: «Speriamo di conquistare tante altre medaglie anche se l’importante è lo spirito con cui lo stiamo facendo, l’impegno per superare se stessi e competere. Con lealtà e successo». Morale: dobbiamo fare bella figura a tutto tondo, perché il mondo ci guarda. È ora di tornare a Roma. Si avvede del parroco di Cortina, don Ivano Brambilla, gli va incontro e lo saluta con vivo calore.

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