Il segno di Zöggeler tra i segreti dello slittino, la staffetta è di bronzo
dal nostro inviato Cosimo CitoCORTINA – L’ultimo giorno di scuola dello slittino è una festa con diciotto invitati, 6 per squadra, su un podio che scoppia. Dopo aver fatto sogni d’oro, l’Italia si congeda con un bronzo di squadra, addirittura deludente viste le premesse. Come in ogni Olimpiade, prima o poi ci scopriamo potenza in uno sport fuori dai radar, a Milano Cortina è toccato alle slitte con i pattini ricurvi, due ori e due bronzi.
Un bottino di medaglie imprevisto
L’elenco dei medagliati azzurri della bizzarra gara di staffetta mista è lunghissimo, ma inevitabile. C’è un solo nome nuovo rispetto alla messe dei giorni scorsi, quello di Verena Hofer, che nel singolo era arrivata quarta, a 63 millesimi dal terzo posto. Dominik Fischnaller raddoppia i bronzi (sono tre in carriera alle Olimpiadi), i doppi di Andrea Vötter e Marion Oberhofer e di Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner coronano una due giorni largamente imprevista. Oro alla Germania, argento all’Austria.
CORTINA – L’ultimo giorno di scuola dello slittino è una festa con diciotto invitati, 6 per squadra, su un podio che scoppia. Dopo aver fatto sogni d’oro, l’Italia si congeda con un bronzo di squadra, addirittura deludente viste le premesse. Come in ogni Olimpiade, prima o poi ci scopriamo potenza in uno sport fuori dai radar, a Milano Cortina è toccato alle slitte con i pattini ricurvi, due ori e due bronzi.
Un bottino di medaglie imprevisto
L’elenco dei medagliati azzurri della bizzarra gara di staffetta mista è lunghissimo, ma inevitabile. C’è un solo nome nuovo rispetto alla messe dei giorni scorsi, quello di Verena Hofer, che nel singolo era arrivata quarta, a 63 millesimi dal terzo posto. Dominik Fischnaller raddoppia i bronzi (sono tre in carriera alle Olimpiadi), i doppi di Andrea Vötter e Marion Oberhofer e di Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner coronano una due giorni largamente imprevista. Oro alla Germania, argento all’Austria.
Il pranzo con Mattarella
Prima di lanciarsi per l’ultima volta dalle Stries verso valle, nel bosco di Ronco illuminato a giorno, gli azzurri avevano pranzato con il presidente Mattarella. Si erano scambiati complimenti, parole, loro con quell’italiano così faticoso e diventato così popolare con il pusterese più famoso (e certamente più ricco), Jannik Sinner. Terra di lavoro, di fabbriche, fumi che sbuffano dalla neve nella piana tra le montagne. Da lì, pezzo a pezzo, arrivano gli slittini azzurri. «Ce li costruiamo da soli» racconta Armin Zöggeler, leggenda da 6 medaglie olimpiche, ora direttore tecnico, «ci affidiamo agli artigiani della Val Pusteria e di tutto l’Alto Adige. Per esempio, i pattini sono prodotti da un’azienda di Lana, all’imbocco della Val d’Ultimo, dove vive Dominik Paris. L’azienda si chiama Schwienbacher, lavora il ferro, l’acciaio, disegna, fresa il metallo, lo lucida. Poi ci sono la scocca, il portapattini, le viti e tutto il resto: vengono dal Renon, da Bressanone, da Bolzano, qualcosa anche dalla Germania».
La pista di casa
Il vantaggio di avere la pista in casa — ieri, a riscuotere strette di mano e una vetrina c’erano Salvini e Abodi — è stato la forza che ha mosso il ferro e l’acciaio: «Dobbiamo ringraziare la ditta Pizzarotti e il commissario Saldini» prosegue Zöggeler, «ci hanno permesso di allenarci qui a volte anche durante i lavori. Venivamo la mattina prestissimo o la sera tardissimo, i nostri tecnici hanno studiato le caratteristiche del ghiaccio, la temperatura, hanno fatto simulazioni computerizzate. Per allenarci qui abbiamo saltato due tappe di Coppa del mondo. È stato un sacrificio che ha pagato. Perché in questo sport non basta il talento, non basta essere focalizzati sull’evento, ma serve un lavoro di squadra enorme». Zöggeler ha anche fatto scelte dolorose, come lasciare a casa la figlia Nina, «non è andata bene quest’anno e ho dovuto essere obiettivo. A casa sono il padre, in nazionale sono il direttore tecnico, che nell’interesse dell’Italia e della Federazione fa scelte, anche umanamente dolorose».
Prima del mercoledì da leoni dello slittino azzurro, Zöggeler era stato l’ultimo oro di un altoatesino ai Giochi invernali, ed erano trascorsi vent’anni, un’enormità. «Siamo fieri e orgogliosi di tutti voi» ha detto il presidente della provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher. Ora sulla Eugenio Monti tocca a bob e skeleton. In quest’ultimo il piemontese Amedeo Bagnis è quinto a metà gara, oggi le ultime due manche e le medaglie.