Compagnoni: “Brignone è la più forte, decida lei quando smettere”
dal nostro inviato Mattia ChiusanoDeborah Compagnoni, Federica Brignone si deve ritirare? Ne è convinta la madre Ninna Quario, e lei stessa si ritirò a 29 anni.
«Il momento per smettere lo deve decidere solo lei. L’obiettivo erano le Olimpiadi, ma penso che lei potrebbe fare i prossimi Mondiali e un’altra stagione. Non solo è competitiva: è semplicemente la più forte».
Certo, l’ansia della famiglia dopo quello l’infortunio è comprensibile.
«Capisco Ninna e il papà. Il dolore limita, non è bello gareggiare con gli antinfiammatori. Però se Federica non sente male, può prendere la decisione che desidera di più, non che sente più giusta, Senza ascoltare le pressioni della famiglia o degli sponsor».
Da ex campionessa dove intravede la svolta di Federica?
«Lei ha …
Deborah Compagnoni, Federica Brignone si deve ritirare? Ne è convinta la madre Ninna Quario, e lei stessa si ritirò a 29 anni.
«Il momento per smettere lo deve decidere solo lei. L’obiettivo erano le Olimpiadi, ma penso che lei potrebbe fare i prossimi Mondiali e un’altra stagione. Non solo è competitiva: è semplicemente la più forte».
Certo, l’ansia della famiglia dopo quello l’infortunio è comprensibile.
«Capisco Ninna e il papà. Il dolore limita, non è bello gareggiare con gli antinfiammatori. Però se Federica non sente male, può prendere la decisione che desidera di più, non che sente più giusta, Senza ascoltare le pressioni della famiglia o degli sponsor».
Da ex campionessa dove intravede la svolta di Federica?
«Lei ha fatto delle scelte corrette negli ultimi anni. Prima faceva confusione gareggiando ovunque, quando ha selezionato le sue gare, il fratello Davide e la manager Giulia Mancini hanno cominciato a seguirla, è diventata più costante nei risultati fino ad arrivare a questa medaglia. Anche questa volta sceglierà la cosa giusta».
Anche lei vinse prima ad Albertville ’92, poi a Lillehammer ’94 e Nagano ’98 dopo due gravi infortuni: ci sono punti in comune nelle vostre rinascite?
«Io ho avuto il crociato, lei una frattura veramente seria, con ferri e placche nella gamba: non pensavo che facesse un recupero così impressionante. Ci è riuscita perché ha osservato i tempi giusti, non ha accelerato anche a livello mentale, perché lei di solito si mette sotto pressione. Passo dopo passo ha pensato prima a camminare bene, poi a sciare. Ha fatto qualcosa di straordinario, non è facile gareggiare con tre sole gare nelle gambe, e arrivata al superG olimpico non ha trovato Lara Gut-Behrami che è la più brava insieme a lei. Cosa ci accomuna? La passione per lo sport, ma anche la voglia di raggiungere la medaglia che ti manca per completare tutto».
Ha incontrato Brignone durante il periodo della riabilitazione?
«Spesso, ma in particolare ricordo quando l’ho vista a Torino per le Atp Finals, e lei mi diceva “adesso proverò a sciare”: a novembre non aveva ancora iniziato. Ma questa è anche la dimostrazione che se hai una buona tecnica la testa conta. Federica, bravissima tecnicamente, ha fatto ricorso all’esperienza».
Come la vede in gigante?
«È serena, ha la medaglia al collo, potrebbe fare come Von Allmen dopo l’oro in discesa. Questo gigante le si adatta, è interessante. Però non dimentichiamoci che Federica non si è allenata come dovrebbe: non mettiamole ansia».
Federica ha detto “non faccio quel che non riesco a controllare”».
«Si vede, paga di più questo atteggiamento che andare oltre i limiti. Perché si fanno errori banali come quello di Lindsey Vonn, che aveva un ginocchio a metà con una protesi, o di Sofia Goggia che stava andando molto forte ma a quella velocità doveva stare più attenta su alcuni passaggi».
Che idea si è fatta dell’incidente di Lindsey Vonn?
«Finché non ci sarà un sistema di sicurezza, magari collegato all’airbag e a qualche algoritmo particolare che permetterà lo sganciamento dell’attacco a bassa velocità, ci si farà tanto male cadendo».
Lei è a Cortina per presentare la nuova collezione della linea Altavia che porta il suo nome, ma non vorrebbe impegnarsi anche per lo sviluppo e la sicurezza?
«È già in atto un’evoluzione che prevede per esempio il casco obbligatorio per tutti. Ma l’attacco è rimasto sempre lo stesso, e le tecnologie, la ricerca dovrebbero essere applicate su questi temi. Nell’interesse di tutti, anche a livello amatoriale, perché ancora troppi atleti si fanno male».