Carolina Kostner: “Malinin capirà che si può scivolare, adesso deve ricucirsi le ali”
di Emanuela AudisioCarolina Kostner
MILANO - Carolina Kostner, ex pattinatrice artistica, in breve: 1 bronzo olimpico, 1 oro, 2 argenti e 3 bronzi mondiali. Da consulente tecnica in questi Giochi ha vinto un argento nel pattinaggio di figura con il giapponese Yuma Kagiyama e un bronzo nel team event con l’Italia. È anche il nuovo volto olimpico di Eurosport che trasmette i Giochi in diretta integrale su HBO Max.
Si è un po’ rivista in Ilia Malinin?
«Diciamo che io ci sono passata in quella disperazione e disastro. Ai Giochi di Vancouver 2010. Anche se i contesti erano e sono diversi. Lui era il favorito, io no. Malinin è entrato sul ghiaccio da numero uno ed è finito ottavo. Io in classifica ero settima e finii sedicesima».
Anche lei alla fine del libero e dopo le tante cadute si coprì il viso con le mani.
«Ero delusa, frustrata, addolorata. Avevo 23 anni. Tutto era andato storto. In quel momento ti senti un’impostora, perdi la sicurezza, ti ritrovi confusa. Ci sta che Ilia sia stato destabilizzato dal primo salto …
MILANO - Carolina Kostner, ex pattinatrice artistica, in breve: 1 bronzo olimpico, 1 oro, 2 argenti e 3 bronzi mondiali. Da consulente tecnica in questi Giochi ha vinto un argento nel pattinaggio di figura con il giapponese Yuma Kagiyama e un bronzo nel team event con l’Italia. È anche il nuovo volto olimpico di Eurosport che trasmette i Giochi in diretta integrale su HBO Max.
Si è un po’ rivista in Ilia Malinin?
«Diciamo che io ci sono passata in quella disperazione e disastro. Ai Giochi di Vancouver 2010. Anche se i contesti erano e sono diversi. Lui era il favorito, io no. Malinin è entrato sul ghiaccio da numero uno ed è finito ottavo. Io in classifica ero settima e finii sedicesima».
Anche lei alla fine del libero e dopo le tante cadute si coprì il viso con le mani.
«Ero delusa, frustrata, addolorata. Avevo 23 anni. Tutto era andato storto. In quel momento ti senti un’impostora, perdi la sicurezza, ti ritrovi confusa. Ci sta che Ilia sia stato destabilizzato dal primo salto venuto male, la tensione era altissima, forse era stanco, aveva anche vinto l’oro nel team event che dà sempre molte responsabilità. Un’Olimpiade, e lui era un debuttante, non è solo una prestazione fisica, ma anche emotiva. Bisogna sapere gestire i vuoti e i pieni. E poi forse i due giorni di attesa, non usuali, tra corto e libero, hanno addensato nuvole invece di liberare il cielo».
Dopo Vancouver lei fu criticata, anche da Petrucci, allora presidente del Coni, che disse: «Non è una campionessa».
«Uscire fuori da quella brutta esperienza è stato immensamente difficile. Se guardo indietro mi dico che forse quella sofferenza mi è servita a capire chi sono, ad accettare difetti e imperfezioni, ma anche a rifiutare l’idea che io fossi solo quella ragazza sbagliata, con il sedere sul ghiaccio. Ero molto di più, ero un essere umano. Ma questo lo dico adesso, a 39 anni, allora mi fece tanto, tanto male».
Come ci si riprende da un flop così?
«Voltando pagina, è solo una fotografia dell’album, prima e dopo ne vengono altre. Con umiltà, impegno, lavoro. E con la consapevolezza che si pattina su una lama di 4 millimetri e in quasi mezzo secondo devi fare quattro giri in aria e atterrare su un piede solo. Proprio semplice non è. Io mi sono ripresa anche con l’aiuto della mia famiglia, è importante capire una cosa: bisogna essere belli quando serve».
Il papà-coach di Malinin dopo il punteggio si è messo le mani sulla testa, non sarebbe stato meglio se avesse abbracciato il figlio?
«Mi è difficile rispondere, non conosco la situazione. Quando hai un doppio ruolo è sempre complicato capire quando inizia uno e finisce l’altro».
Lei ha detto che prima che inizi l’esercizio dentro si sente un grande silenzio.
«Sì. Si accumulano tensioni e incertezze. Io non mi sono mai sposata, ma credo sia come nel momento prima del sì. Un ultimo dubbio ti viene. Per questo ho scritto una lettera in inglese all’atleta che ho l’onore di allenare, Yuma Kagiyama, gli ho detto: a Milano sarai sommerso dall’affetto del pubblico italiano che è molto rumoroso, preparati, non uscire fuori di testa. A Torino 2006 ero adolescente e rimasi colpita dal tifo e dal calore degli spettatori, continuavo a chiedermi: non sanno niente di me, sono una ragazzina che viene dall’Alto Adige, eppure mi applaudono, perché?».
Forse anche Malinin avrebbe avuto bisogno di una letterina. A shocking Olympic loss, titola la stampa statunitense.
«Si riprenderà, ma deve reagire. Niente è facile e scontato, credo si sia preparato negli allenamenti a una certa intensità, ma poi se certi automatismi saltano, ti ritrovi a terra. Frank Carroll, grande guru del pattinaggio Usa, diceva sempre: sul ghiaccio si scivola».
Da commentatrice di HBO Max che trasmette i Giochi in diretta come si trova?
«Ho la grande opportunità di far capire meglio il pattinaggio che è fatto di particolari importanti, di ricerca dell’eccellenza e di equilibrio tra parte tecnica e artistica. Vorrei raccontarne l’evoluzione. A Malinin dico: volta pagina, nei salti si atterra male, ma si può sempre tornare a volare. Bisogna solo ricucirsi le ali».