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Brignone, quando le avversarie si inchinano alla grandezza

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L’immagine delle due seconde a pari merito che si inginocchiano davanti a Federica resterà nella storia
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Federica è un altare, è una principessa, e di fronte alle principesse e agli altari ci s’inchina. Ci s’inchina alla grandezza, alla maestà, alla bellezza. Questo avranno pensato Sara e Thea, appoggiando le ginocchia sul biancore della neve intiepidita dal sole.

Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, appena sconfitte da Federica Brignone, gemelle siamesi del cronometro con l’identico tempo al centesimo di secondo in entrambe le manche (qualcuno ha calcolato la probabilità statistica: una su 40 milioni!), dunque medaglie d’argento sullo stesso gradino del podio, hanno creato l’immagine che resterà nella storia. Hanno atteso Federica al traguardo, le si sono fatte incontro e hanno piegato il capo. Sorridevano, e intanto piangevano. Invece Federica piangeva e un poco sorrideva, imbarazzata.

L’omaggio

Per leggere e comprendere davvero la gioia di Federica Brignone, bisogna leggere dentro le altre due. Bisogna ascoltarle. «Ho…

Federica è un altare, è una principessa, e di fronte alle principesse e agli altari ci s’inchina. Ci s’inchina alla grandezza, alla maestà, alla bellezza. Questo avranno pensato Sara e Thea, appoggiando le ginocchia sul biancore della neve intiepidita dal sole.

Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, appena sconfitte da Federica Brignone, gemelle siamesi del cronometro con l’identico tempo al centesimo di secondo in entrambe le manche (qualcuno ha calcolato la probabilità statistica: una su 40 milioni!), dunque medaglie d’argento sullo stesso gradino del podio, hanno creato l’immagine che resterà nella storia. Hanno atteso Federica al traguardo, le si sono fatte incontro e hanno piegato il capo. Sorridevano, e intanto piangevano. Invece Federica piangeva e un poco sorrideva, imbarazzata.

L’omaggio

Per leggere e comprendere davvero la gioia di Federica Brignone, bisogna leggere dentro le altre due. Bisogna ascoltarle. «Ho detto a Sara che dovevamo inchinarci a Federica, non solo per come aveva vinto ma per il resto, per l’altro oro, per il ritorno dopo l’incidente». Questa è Thea. «Se c’è una persona a cui vorrei portare oro, lei è proprio Federica: una tale fonte di ispirazione! Io lo sapevo fin dall’inizio, lo sapevo che ce l’avrebbe fatta». Questa invece è Sara.

Le avversarie

Voler bene a queste due è come volerne di più a Federica, se possibile. Thea Louise Stjernesund ha quasi trent’anni ed è considerata una stilista dello sci. Lei dice che studiare bene la tecnica è come imparare un nuovo passo di danza. È una specialista dello slalom parallelo, mica per niente ha fotocopiato il tempo di Sara e viceversa.

Sara Hector ha 33 anni, lei sa cosa sia l’oro perché lo ha vinto quattro anni fa a Pechino. Conosce il dolore, si è fatta male molte volte, sarà per questo che si è inchinata alla sofferenza di Federica. Una sciatrice molto fisica, aggressiva, una che morde il ghiaccio.

«Federica è così forte, così determinata, nessuno più di lei meritava la medaglia. Mi ha abbracciata piangendo e mi ha detto “sono così felice per te”. Lei. Per me». Questa è ancora Thea, commossa.

«Federica è super simpatica, la migliore sciatrice di sempre, una leggenda non per quello che fa ma per come lo fa. Le ho detto che di fronte a lei potevo solo inchinarmi, e perciò l’ho fatto». Questa è di nuovo Sara, pure lei commossa (l’abbiamo già scritto che con Thea sono gemelle?)

Il gesto

S’inchinano gli attori a teatro per ringraziare il pubblico che li chiama alla ribalta, s’inchinano il direttore d’orchestra e il primo violino, s’inchinano i lottatori prima del combattimento, s’inchina o s’inchinava l’amato di fronte all’amata. Inchinarsi così non è mai servile: è riconoscere qualcosa che si può anche non dire a parole. Infatti dicono proprio tutto, quelle ginocchia sulla neve.

L’inchino a Brignone e l’esultanza di Bastoni

Una possibilità su 40 milioni, perché l’impossibile esiste. Nello sport, di cui sovente la vita è metafora e non viceversa, e che può essere nivea purezza. Andatelo a spiegare a quel difensore dell’Inter, cos’è lo sport: lui che esulta dopo l’inganno, fiero di esserci riuscito. L’esatto opposto di Sara e Thea, quattro volte gemelle: nella prima manche (1’03”97), nella seconda (1’10”15), nel famoso inchino e infine sul podio, dove ancora insieme hanno realizzato un paradosso dell’aritmetica che a volte diventa, per i più fortunati e tenaci, o forse per i più meritevoli, una preziosa regola dell’esistenza: la vera felicità si moltiplica solo quando la si divide.

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