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Olimpiadi: il gran finale è un’opera a cielo aperto, l’Arena spegne la fiamma

(ansa)

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Sipario sui Giochi invernali Milano Cortina nel tempio veronese della lirica. La danza in cielo di Bolle, la tromba di Fresu e il pop di Lauro. La presidente Coventry: “Grazie per aver condiviso il vostro meglio”
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VERONA – Nel loro ultimo giorno, i primi Giochi diffusi ritrovano a Verona un unico cuore comune. Per il congedo dall’arco alpino italiano e il passaggio di testimone alle Alpi francesi, oltre 1400 atleti di 93 nazioni sfilano tutti insieme nell’Arena, simbolo bimillenario della storia occidentale. Un altro primato nazionale: mai le Olimpiadi si erano chiuse in un monumento riconosciuto patrimonio dell’umanità, alla pari dell’opera lirica che qui conserva il suo palcoscenico mondiale. Sport, cultura e musica senza più avversari da battere: dall’armonia celebrata il primo giorno a San Siro alla bellezza in movimento evocata per il finale nell’anfiteatro romano, Milano Cortina consegna la bandiera a cinque cerchi alla Francia ricordando i valori fondanti di un’Europa oggi schiacciata tra le grandi potenze.

Unanime l’applauso alla capacità dell’Italia di farsi trovare infine pronta quando conta, superando vigilie da brividi segnate dalle critiche, spesso giustificate. Ammirazione st…

VERONA – Nel loro ultimo giorno, i primi Giochi diffusi ritrovano a Verona un unico cuore comune. Per il congedo dall’arco alpino italiano e il passaggio di testimone alle Alpi francesi, oltre 1400 atleti di 93 nazioni sfilano tutti insieme nell’Arena, simbolo bimillenario della storia occidentale. Un altro primato nazionale: mai le Olimpiadi si erano chiuse in un monumento riconosciuto patrimonio dell’umanità, alla pari dell’opera lirica che qui conserva il suo palcoscenico mondiale. Sport, cultura e musica senza più avversari da battere: dall’armonia celebrata il primo giorno a San Siro alla bellezza in movimento evocata per il finale nell’anfiteatro romano, Milano Cortina consegna la bandiera a cinque cerchi alla Francia ricordando i valori fondanti di un’Europa oggi schiacciata tra le grandi potenze.

Unanime l’applauso alla capacità dell’Italia di farsi trovare infine pronta quando conta, superando vigilie da brividi segnate dalle critiche, spesso giustificate. Ammirazione stupita anche per i nostri risultati sportivi: non hanno precedenti e in attesa della Paralimpiadi, al via dal 6 marzo, rivelano un soft-power da non disperdere. Questa globale “standing ovation”, secondo la definizione del deus ex machina dei Giochi Giovanni Malagò, comprende anche lo spettacolo ideato da Alfredo Accatino, in scena nella città di Giulietta e Romeo, che per gli atleti resta più seducente perfino delle medaglie conquistate. «Grandissima Italia – dice Malagò – sei stata di parola e ci hai reso orgogliosi». Momenti indelebili: Paolo Fresu che accompagna l’Inno di Mameli con la tromba, Roberto Bolle che danza nell’aria, sospeso sopra gondole che sembrano solcare una laguna invasa dalla nebbia, i personaggi operistici resuscitati da Francesco Pannofino che escono dall’Arena per accogliere i campioni, Rigoletto in bicicletta che raggiunge Benedetta Porcaroli nel Teatro filarmonico, il più vecchio volontario dei Giochi cortinesi del 1956 Mario Gargiulo, l’ovazione per il fuoriclasse norvegese del fondo Johannes Klaebo, lo spegnimento dei bracieri accompagnato al pianoforte da Gloria Campaner. E poi i portabandiera azzurri: la friulana Lisa Vittozzi, primo oro nel biathlon, e il vicentino Davide Ghiotto, oro nell’inseguimento a squadre di pattinaggio. Due ore e mezzo di show sopra un palco a forma di goccia d’acqua, culla e custode della vita, per raccontare il viaggio della neve sciolta tra montagne e pianura, con la minaccia del surriscaldamento del clima. Dopo i grandi successi e le grandi sconfitte, con lo sport metafora dell’esistenza, la grande bellezza con la cultura àncora di salvezza.

Più ombre che luci sul registro politico. Saltata in extremis la passerella olimpica del presidente Usa Donald Trump, anche per evitare contestazioni sulle forze Ice all’estero e sul ripristino dei dazi al 15%: affidata al segretario all’Istruzione Linda McMahon e all’ambasciatore a Roma Tilman J. Fertitta la rappresentanza statunitense. Ancora maggiore l’imbarazzo diplomatico per il secondo schiaffo francese all’Italia: dopo che il presidente Emmanuel Macron aveva disertato la cerimonia inaugurale, ecco il forfait causa improvvise “ragioni di salute” del primo ministro Sébastien Lecornu. A Verona per Francia 2030 solo i due presidenti delle regioni ospitanti, che ricevono il drappo dei Giochi dalle mani della presidente del Cio Kirsty Coventry, consegnatogli dai sindaci di Milano e Cortina, Giuseppe Sala e Gianluca Lorenzi. Tutt’altro che da pace olimpica l’aria che tira tra Palazzo Chigi e l’Eliseo. Nonostante questo, i Giochi invernali transalpini potrebbero coinvolgere proprio l’Italia: Torino è in corsa per ospitare il pattinaggio di velocità. No comment sul gelo con Parigi della premier Giorgia Meloni, presente alla cerimonia con i ministri per lo Sport Andrea Abodi e per le Infrastrutture Matteo Salvini, «per dire grazie ai nostri atleti e a tutti coloro che con talento, sacrificio e spirito di squadra hanno fatto risuonare il nome dell’Italia nel mondo, offrendo un’immagine di bellezza e di competenza». Sui gradoni areniani, oltre alla presidente del Comitato olimpico internazionale, il presidente del Coni Luciano Buonfiglio («L’Italia è da 30 e lode») e quello della fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò. A rappresentare il nostro Paese anche i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Accanto a loro i sindaci di Milano e Cortina, i presidenti di Lombardia, Veneto, Trentino e Alto Adige, regioni e province autonome sedi delle gare. Una bella ed elegante serata italiana, con la musica di Achille Lauro, Major Lazer e Gabry Ponte, i nostri grandi successi pop amati nel mondo, le colonne sonore di Morricone e Rota. Milano Cortina chiude e già si pensa ai Giochi estivi a Roma nel 2040: ancora più degli italiani li sogna il resto del mondo.

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