E adesso? Adesso Roma. Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio non si nasconde e dopo Milano Cortina rilancia: «Le Olimpiadi estive in Italia non sono un sogno, ma un’idea a occhi aperti».
Buonfiglio, che Giochi sono stati quelli appena conclusi?
«Sono stati giorni pieni di fuochi d’artificio, una grande Olimpiade, organizzata in maniera meravigliosa: è andata bene in ogni aspetto, anche il meteo. Ma la chiave sono stati i risultati degli atleti e delle squadre. Tutto ciò ha aumentato la credibilità: non all’estero dove è scontata, ma in Italia. Qui dobbiamo sempre dimostrare di valere tanto perché venga riconosciuto».
Aveva fatto un pronostico di 19 medaglie: era stato pessimista.
«Avevo il piano di valutazione della preparazione olimpica che per ogni disciplina e per ogni atleta mi dava tre visioni: media, bassa e alta percentuale di medaglia. Ho preferito essere più cauto, so che a volte i tecnici sono portati a pensare che i loro atleti siano i più forti del mondo. Ma una cosa p…
E adesso? Adesso Roma. Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio non si nasconde e dopo Milano Cortina rilancia: «Le Olimpiadi estive in Italia non sono un sogno, ma un’idea a occhi aperti».
Buonfiglio, che Giochi sono stati quelli appena conclusi?
«Sono stati giorni pieni di fuochi d’artificio, una grande Olimpiade, organizzata in maniera meravigliosa: è andata bene in ogni aspetto, anche il meteo. Ma la chiave sono stati i risultati degli atleti e delle squadre. Tutto ciò ha aumentato la credibilità: non all’estero dove è scontata, ma in Italia. Qui dobbiamo sempre dimostrare di valere tanto perché venga riconosciuto».
Aveva fatto un pronostico di 19 medaglie: era stato pessimista.
«Avevo il piano di valutazione della preparazione olimpica che per ogni disciplina e per ogni atleta mi dava tre visioni: media, bassa e alta percentuale di medaglia. Ho preferito essere più cauto, so che a volte i tecnici sono portati a pensare che i loro atleti siano i più forti del mondo. Ma una cosa posso dirla: trenta medaglie io non me le aspettavo».
Per l’Italia, le migliori Olimpiadi invernali di sempre.
«E anche tra le più divertenti. Le ci fermavano: “Ci avete reso entusiasti, fieri, orgogliosi”».
Come sfruttare ora questo credito di entusiasmo?
«Senza protagonismi, ma sviluppando ciò che è stato fatto. Siamo già partiti con la presidente Manuela Di Centa per l’organizzazione dei Giochi Olimpici Invernali Giovanili di gennaio 2028. C’è da rivedere l’impiantistica, la legacy sul territorio, ma lì costruiamo i probabili campioni del futuro. Noi siamo condannati a vincere, ma se siamo andati bene a Tokyo, a Parigi e a Milano Cortina, vuol dire che il risultato non è straordinario: è il frutto di un modello che funziona. E le storie degli atleti vanno raccontate: richiamano i giovani».
Lei stesso ha cavalcato questo entusiasmo per lanciare l’idea di un’Olimpiade a Roma. È un sogno?
«I sogni si fanno quando si dorme e noi non dormiamo. Questa è un’idea a occhi aperti. Sarà stato intuito, cavalcare l’entusiasmo di un’Olimpiade di successo, ma ho detto: dobbiamo mantenere viva l’attenzione sul Paese con una nuova candidatura».
Tanti vorrebbero ospitarle.
«I Comitati olimpici hanno l’esclusiva facoltà di selezionare e designare la città candidate a ospitare i Giochi. Nessuna città è conosciuta nel mondo come Roma, che ha già una dotazione di impianti sportivi adeguati. Ma la candidatura è possibile se tutti, governo, enti locali, federazioni sportive, Coni, Sport e Salute, condividono l’idea: serve questo per evitare gli errori nel passato».
Si riferisce a quando, nel 2016, la sindaca Raggi fece tramontare la corsa di Roma ai Giochi del 2024.
«Non possiamo non ricordarcene. Per questo è importante arrivarci con una decisione condivisa».
Più facile nel 2036 o nel 2040?
«È da valutare, ma il 2036 è molto vicino».
Con la presidente del Cio Coventry, nei giorni di Milano Cortina, ne avete parlato?
«I complimenti che ci sono stati fatti, dalla presidente Coventry ma anche dagli altri dirigenti del Cio, tutti molto entusiasti, sono il più bel segnale. Perché è il riconoscimento della nostra credibilità, non solo dei classici valori degli italiani».
Pensare che fino a pochi mesi fa l’Italia sembrava in ritardo.
«C’era preoccupazione sulla realizzazione degli impianti e più di una volta il ministro Abodi e il ministro Giorgetti hanno incontrato la presidente del Cio Coventry per tranquillizzarla come anche Giovanni Malagò e io stesso. Qualcosina non è stato realizzato, però gli scenari di gara, i villaggi olimpici, i trasporti hanno funzionato dal primo giorno, anzi da tre giorni prima. Qualcuno aveva voluto dire che siamo i campioni del mondo dell’ultimo momento, ma così si butta a mare la nostra professionalità, ci facciamo male da soli. Io dico invece che arriviamo sempre pronti alla partenza».
In chiusura di Olimpiadi, il Comitato internazionale paralimpico ha annunciato che atleti russi e bielorussi alle Paralimpiadi potranno sfilare con inno e bandiera. Che effetto le fa?
«Credo ci sia stata una mancanza di rispetto nei confronti della presidente del Cio: il Comitato internazionale Paralimpico avrebbe dovuto dialogare con il Cio, prima di prendere una decisione del genere. Una scelta del genere andava condivisa. In più il Cio ha deciso di non ammettere gli atleti russi e bielorussi alle Olimpiadi quando la Russia nel 2022 aveva rotto la pace olimpica proprio prima delle Paralimpiadi. Detto questo, ho vissuto Mosca 1980, Los Angeles 1984 e mortificare i Giochi con le assenze degli atleti e delle atlete non è mai bello».
Qual è il momento che l’ha emozionata di più dei Giochi?
«Non vorrei peccare di presunzione. Ma quando ho visto Federica Brignone che ha finito la discesa, in cui è arrivata decima, ho pensato che avrebbe vinto l’oro. Poi ho avuto l’onore e il privilegio di vederla vincere a fianco del presidente Mattarella. Non faccio graduatorie, ho abbracciato Francesca Lollobrigida, Arianna Fontana, i ragazzi dello short track, le ragazze e i ragazzi dello slittino e poi Franzoni e Paris, che se non avesse perso lo sci sono sicuro avrebbe vinto il superG. Sono andato a salutare i quarti, i quinti e i sesti perché meritano attenzione come chi ha vinto le medaglie. Ma quella di Federica è una storia che ti fa dire: la vita è meravigliosa».