Verona – Si è ristretto il mondo, è successo tutto all’improvviso. Eppure quella che si è accesa all’Arena di Verona è la Paralimpiade più grande di sempre, 55 paesi, che dalle mani di Bebe Vio, Gianmaria Del Maistro e Francesca Porcellato hanno ricevuto il fuoco e l’invito: andate e gareggiate. Ma, ancora prima che il presidente Mattarella desse il via ai Giochi di Milano Cortina, quelli del cinquantenario, il Comitato paralimpico internazionale aveva diffuso la contabilità dei presenti e degli assenti, delle bandiere e dei vuoti, questi ufficialmente per motivi logistici. Appena 29 delegazioni hanno inviato almeno un atleta sul marmo dell’anfiteatro romano. «Sette paesi hanno rinunciato a mostrarsi durante la cerimonia per motivi politici» ha dichiarato l’Ipc, ossia Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia e Ucraina. Le loro bandiere si sono viste, ma nessun atleta è apparso né nell’Arena, né in video. L’Italia c’era, con una ventina di atleti e i due portaba…
Verona – Si è ristretto il mondo, è successo tutto all’improvviso. Eppure quella che si è accesa all’Arena di Verona è la Paralimpiade più grande di sempre, 55 paesi, che dalle mani di Bebe Vio, Gianmaria Del Maistro e Francesca Porcellato hanno ricevuto il fuoco e l’invito: andate e gareggiate. Ma, ancora prima che il presidente Mattarella desse il via ai Giochi di Milano Cortina, quelli del cinquantenario, il Comitato paralimpico internazionale aveva diffuso la contabilità dei presenti e degli assenti, delle bandiere e dei vuoti, questi ufficialmente per motivi logistici. Appena 29 delegazioni hanno inviato almeno un atleta sul marmo dell’anfiteatro romano. «Sette paesi hanno rinunciato a mostrarsi durante la cerimonia per motivi politici» ha dichiarato l’Ipc, ossia Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia e Ucraina. Le loro bandiere si sono viste, ma nessun atleta è apparso né nell’Arena, né in video. L’Italia c’era, con una ventina di atleti e i due portabandiera René De Silvestro e Chiara Mazzel da remoto, già a Cortina per le loro gare.
Malagò: “I Giochi in un momento drammatico”
Nel cuore della cerimonia — bellissima, elegante almeno quanto quella di chiusura delle Olimpiadi, con l’inno di Mameli cantato da Mimì Caruso, nata in Mali e adottata a 8 mesi da una famiglia lombarda, davanti a Meloni, La Russa e Salvini, mentre Lina Gervasi ha suonato un theremin fatto con il legno dei barconi di migranti approdati in Sicilia — sono apparsi i colori della Russia, il bianco, il blu e il rosso, accompagnati da qualche fischio. Tanti applausi invece per l’Ucraina. Le assenze sono state allora presenze, sono stati moniti: non è già tempo, dicono i protagonisti del boicottaggio, e non è ancora il luogo giusto per il ritorno di Mosca, delle bandiere, dell’inno. I russi ci saranno, invece, tra Cortina e Tesero. «Questi Giochi si svolgono in un momento di svolta drammatico» ha ricordato il n. 1 della Fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò, «il messaggio di pace, inclusione e solidarietà al centro del movimento paralimpico è più significativo e importante che mai».
L’assenza dell’atleta iraniano
Non sarà della partita l’Iran. Il suo unico atleta iscritto, il fondista Aboulfazl Khatibi Mianaei, non è riuscito a raggiungere l’Italia in sicurezza a causa del conflitto in corso in Medio Oriente. «Un’assenza deludente per lo sport mondiale» ha detto Andrew Parsons, il presidente brasiliano del Comitato paralimpico internazionale, «per l’atleta è straziante non poter esserci dopo anni di allenamenti e sacrifici. Noi non siamo un’isola, siamo parte di un contesto globale. Ma posso dire questo: io preferisco i paesi conosciuti per i loro atleti piuttosto che per i loro leader». Martedì il Comitato Olimpico di Teheran ha inviato una lettera al Cio per denunciare “gravi violazioni della Tregua Olimpica e atti di aggressione” da parte di Stati Uniti e Israele avvenuti in un periodo, quello olimpico e paralimpico, in teoria dedicato alla promozione della pace universale e alla protezione degli atleti. Lo storico stadio Azadi di Teheran e l’arena coperta adiacente sono stati distrutti da un bombardamento. Un altro ordigno ha ucciso almeno venti pallavoliste che si stavano allenando in una palestra nel sud del paese.
Tanti spazi vuoti nell’Arena di Verona
Qui, con fuochi di morte accesi in troppi angoli del globo, però si scierà, si lanceranno le stone nel curling, si giocherà a hockey, si surferà sullo snowboard fingendo che il cielo sia blu e dipinto di blu, che gli spalti dell’Arena fossero pieni — tutt’altro – che lo sport ripara i viventi, questo sì, ma non il mondo che li contiene. Altre voci si sentiranno fino al 15 marzo, altre stanze si riempiranno di felicità e dolore. «Tutto è santo, ma la santità è una maledizione», dice Chirone al Giasone bambino nella Medea di Pasolini. Ma, adesso, che la non-festa cominci.