✕

Kononova e gli orecchini con la scritta Stop War: la giuria la ammonisce. “Sono parte di me”

Oleksandra Kononova (reuters)

Ascolta l'audio

La biathleta ucraina, un oro e un bronzo alle Paralimpiadi di Milano Cortina, al centro di un caso
1 minuti di lettura

CORTINA – Oleksandra Kononova è già una delle grandi protagoniste di Milano Cortina. La biathleta ucraina ha già conquistato un oro (nella sprint) e un bronzo (nell’individuale), categoria standing. Tuttavia la 35enne nata a Kiev è al centro di una controversia legata a degli orecchini patriottici.

Stop War

Kononova si è confessata dopo la sprint di sabato al sito Suspilne.media: “Dopo lo gara la giuria mi ha fatto un’osservazione: hanno detto che, secondo il regolamento, la scritta “Stop War” sugli orecchini non è consentita, anche se avevo già gareggiato in passato con quelli. Mi sento tranquilla, perché ero pronta a un warning. Questo è il mio stato d’animo quando indosso orecchini patriottici, la divisa con i nostri colori, la bandiera. Per me significa molto: per questo vivo, per questo lavoro. È ciò che mi ispira nello sport: il mio Stato, l’inno, la bandiera. Tutto ciò che riguarda tutto ciò resta con me”. Le prime medaglie paralimpiche di Kononova risalgono addirittura a …

CORTINA – Oleksandra Kononova è già una delle grandi protagoniste di Milano Cortina. La biathleta ucraina ha già conquistato un oro (nella sprint) e un bronzo (nell’individuale), categoria standing. Tuttavia la 35enne nata a Kiev è al centro di una controversia legata a degli orecchini patriottici.

Stop War

Kononova si è confessata dopo la sprint di sabato al sito Suspilne.media: “Dopo lo gara la giuria mi ha fatto un’osservazione: hanno detto che, secondo il regolamento, la scritta “Stop War” sugli orecchini non è consentita, anche se avevo già gareggiato in passato con quelli. Mi sento tranquilla, perché ero pronta a un warning. Questo è il mio stato d’animo quando indosso orecchini patriottici, la divisa con i nostri colori, la bandiera. Per me significa molto: per questo vivo, per questo lavoro. È ciò che mi ispira nello sport: il mio Stato, l’inno, la bandiera. Tutto ciò che riguarda tutto ciò resta con me”. Le prime medaglie paralimpiche di Kononova risalgono addirittura a Vancouver 2010, anno in cui è stata nominata sportiva ucraina dell’anno. "La guerra ha cambiato ogni ucraino", affermava Kononova qualche tempo fa, "la guerra è una questione di sopravvivenza, di resilienza e forza di un'intera nazione, di fede e speranza. Combattiamo per la libertà e l'indipendenza, per la pace dei nostri figli. La guerra è dolore e sofferenza, ma combatteremo per il nostro Paese e per ogni podio, per la gloria dell'Ucraina. Siamo il popolo ucraino. Resteremo forti e vinceremo". È madre di due bambini.

“Grata al comitato paralimpico ucraino”

"Sono grata alle persone che hanno creduto in me e sono anche molto grata al presidente del comitato nazionale paralimpico, Valeriy Sushkevych, ci ha davvero aiutato ad allenarci nella situazione in cui ci troviamo, perché non è facile allenarsi quando c'è la guerra in corso - ha aggiunto Oleksandra -. Ho due figli e sono molto motivata da loro perchè volevo portare una medaglia d'oro: non li vedo da tre mesi e sono molto felice di gareggiare e vincere una medaglia d'oro".

“Gloria all’Ucraina”

Kononova si è anche commossa sul podio della sprint nell’ascoltare il suo inno: "Gloria all'Ucraina. Sono davvero felice e vorrei dedicare la mia vittoria a tutto il popolo ucraino e all'esercito ucraino perché in Ucraina viviamo tempi difficili. Siamo in guerra e l'Ucraina sta combattendo. Stiamo anche cercando di rappresentare l'Ucraina il più possibile. Vorrei anche ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto, soprattutto in Ucraina".

Leggi i commenti