CORTINA – Una delle grandi stelle della Paralimpiade di Milano Cortina è svedese, ha 25 anni, ha vinto finora 2 ori e un bronzo nelle tre discipline dello sci alpino. Ieri Ebba Arsjö ha conquistato l’oro in combinata nella categoria standing. Scia in posizione eretta, facendo forza su una gamba solamente. L’altra, la destra, è affetta dalla sindrome di Klippel-Trenaunay-Weber, una rara malattia congenita che si manifesta con vene varicose, accrescimento asimmetrico degli arti e malformazioni artero-venose. La vita di Ebba Arsjö ha attraversato molte fasi. Questa è di certo la più felice.
I successi del 2022
Dopo le due medaglie d’oro conquistate a Pechino 2022, Ebba Arsjö è diventata una celebrità in Svezia: apparizioni in programmi TV, interviste e anche una “fika”, il tradizionale rito del thè con la famiglia reale svedese nella residenza estiva. Arsjö ha iniziato in quel periodo a rendere pubbliche le proprie insicurezze legate al suo corpo e alla sua disabilità. “Non volevo d…
CORTINA – Una delle grandi stelle della Paralimpiade di Milano Cortina è svedese, ha 25 anni, ha vinto finora 2 ori e un bronzo nelle tre discipline dello sci alpino. Ieri Ebba Arsjö ha conquistato l’oro in combinata nella categoria standing. Scia in posizione eretta, facendo forza su una gamba solamente. L’altra, la destra, è affetta dalla sindrome di Klippel-Trenaunay-Weber, una rara malattia congenita che si manifesta con vene varicose, accrescimento asimmetrico degli arti e malformazioni artero-venose. La vita di Ebba Arsjö ha attraversato molte fasi. Questa è di certo la più felice.
I successi del 2022
Dopo le due medaglie d’oro conquistate a Pechino 2022, Ebba Arsjö è diventata una celebrità in Svezia: apparizioni in programmi TV, interviste e anche una “fika”, il tradizionale rito del thè con la famiglia reale svedese nella residenza estiva. Arsjö ha iniziato in quel periodo a rendere pubbliche le proprie insicurezze legate al suo corpo e alla sua disabilità. “Non volevo diffondere un messaggio in particolare” ha raccontato al sito Olympics.com prima delle Paralimpiadi, “è semplicemente successo, ho continuato a farlo, e mi piace molto. Mi piace vedere come le persone vengano da me nella vita reale e anche sui social per parlare dei loro problemi e di quelli dei loro figli. Ti fa sentire come se stessi cambiando qualcosa”.
La malattia
Ebba Arsjö è nata appunto con la sindrome di Klippel-Trenaunay-Weber, ma fino all’età di 19 anni ha negato a sé stessa di avere una disabilità. Nonostante i problemi alla sua gamba destra, Arsjö gareggiava nel circuito di sci alpino con atleti normodotati e vinceva gare. Tendeva però a nascondere il suo arto destro, indossando sempre abiti lunghi. Dopo una fase negativa, dovuta all’acuirsi delle differenze sportive tra sé e le sue avversarie normodotate, è arrivata la decisione di passare allo sci paralimpico nel 2021.
"Ora mi piaccio e mi accetto”
“Mi guardo oggi, rispetto a quando avevo 18 anni, e mi piaccio. Guardo la mia gamba e penso: ‘Va bene così ed è qualcosa di positivo’. Non l’avrei mai fatto senza il movimento paralimpico e le Paralimpiadi”. Dopo Pechino 2022 Ebba Arsjö ha iniziato a condividere sui social molte foto in cui la sua gamba destra è scoperta, inclusa una in costume da bagno fissata in alto sulla sua pagina Instagram. “Voglio che altre ragazze con disabilità – e anche i ragazzi – mi guardino e pensino: ‘Posso farlo anch’io’. Voglio mostrare loro: io sono qui, fate come ho fatto io. Diventate molto più forti e anche persone migliori”.
"La mia vita ora è completamente diversa”
Dopo Pechino Arsjö ha ricevuto la Victoria Scholarship dalla famiglia reale, diventando la prima atleta paralimpica a ricevere questo riconoscimento. “Ho mangiato e cenato con la famiglia reale, è stato pazzesco,” ha raccontato Årsjö. “Ha cambiato la mia vita, sicuramente. La mia vita ora è totalmente diversa rispetto a prima di Pechino”. Sono arrivate la tv e la moda. Ma lei non ha mai smesso di essere un’atleta. “Ho accantonato la discesa e con alcune gare di superG semplicemente perché durante la stagione ci sono troppe gare, quindi dovevo tagliare qualcosa ed era più naturale fare più slalom e slalom gigante. Mi piace la discesa, non ne ho paura, è solo una scelta organizzativa. Ho sciato in Francia un mese fa, la prima discesa dopo tanto tempo, ed è stato divertentissimo. Allora ho pensato: ‘Devo farlo!'".