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Becker, l’intervista: “Vorrei avere la macchina del tempo per sfidare Sinner”

Boris Becker (lapresse)

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Il tennista tedesco racconta il suo rapporto con il numero 1: “L’ho allenato per due mesi e poi gli ho consigliato Cahill, il resto è storia”
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L’altra settimana era in tribuna al Foro Italico. «E ho visto tutto. Sapete una cosa? La battuta di Jannik è diventata la migliore del mondo. Le statistiche mi danno ragione: la percentuale di punti vinti nei suoi turni, i tanti punti facili dopo quel colpo. Non ha rivali». Parola di Bum Bum, celebre (anche) per le cannonate al servizio. Boris Becker oggi ha 58 anni e sei Slam in bacheca. Storico volto di Eurosport, che trasmette il Roland Garros in diretta integrale ed esclusiva italiana su HBO Max e Discovery+, non ha dubbi: «Sinner è nettamente il favorito. Però uno Slam è lungo. Ho visto le previsioni meteo, nella prima settimana farà molto caldo, il che è complicato per giocatori con la pelle chiara, come me o lui. Il punto è che vince troppo facilmente, non per colpa sua».

E di chi, allora?

«Dei suoi avversari attuali. Alcaraz escluso, naturalmente. Non credono abbastanza nelle loro possibilità, non hanno il coraggio di alzare il livello. Spesso le partite si decidono nella test…

L’altra settimana era in tribuna al Foro Italico. «E ho visto tutto. Sapete una cosa? La battuta di Jannik è diventata la migliore del mondo. Le statistiche mi danno ragione: la percentuale di punti vinti nei suoi turni, i tanti punti facili dopo quel colpo. Non ha rivali». Parola di Bum Bum, celebre (anche) per le cannonate al servizio. Boris Becker oggi ha 58 anni e sei Slam in bacheca. Storico volto di Eurosport, che trasmette il Roland Garros in diretta integrale ed esclusiva italiana su HBO Max e Discovery+, non ha dubbi: «Sinner è nettamente il favorito. Però uno Slam è lungo. Ho visto le previsioni meteo, nella prima settimana farà molto caldo, il che è complicato per giocatori con la pelle chiara, come me o lui. Il punto è che vince troppo facilmente, non per colpa sua».

E di chi, allora?

«Dei suoi avversari attuali. Alcaraz escluso, naturalmente. Non credono abbastanza nelle loro possibilità, non hanno il coraggio di alzare il livello. Spesso le partite si decidono nella testa: il modo in cui affronti il match, la strategia. Non voglio fare nomi: ma molti sembrano aver già perso negli spogliatoi, ancora prima di scendere in campo».

Jannik Sinner 

Anche Djokovic?

«Lui no, figuriamoci. È stato poco in campo. Però guai a sottovalutarlo. Negli Slam può entrare in modalità speciale, e il formato al meglio dei 5 set gli si adatta benissimo. Vediamo la prima settimana. Ha bisogno di partite: solo giocando può migliorare. Credo che le sue possibilità siano maggiori a Wimbledon che a Parigi».

John McEnroe dice che il Novak 2011 batterebbe il Sinner 2026.

«E io? Non mi considera nessuno? (ride) Confesso: mi sarebbe piaciuto affrontarli entrambi, così come avrei voluto giocare con Federer. Wimbledon era il mio campo preferito. Mi sono sempre sentito all’altezza contro chiunque, finché non è arrivato Sampras. Pete mi fece capire che era più forte di me. Ed è il motivo per cui smisi. Ma se potessi entrare in una macchina del tempo e togliermi trent’anni, mi piacerebbe tantissimo affrontare Jannik. A Wimbledon, sia chiaro».

Suggestivo.

«Quando competi ai massimi livelli, vorresti sempre sfidare i migliori di ogni epoca. Per capire chi è il più forte. Però, attenzione: con le stesse racchette, scarpe, palline. Tutti i grandi, dagli anni Sessanta a oggi: alla pari. Sarebbe bellissimo. Non credo che alla fine uscirebbe un vincitore assoluto, ma che divertimento».

Becker con Sinner e Gaudenzi alle Finals 2024 

Oggi giocano tutti da fondo.

«Anche ai miei tempi: Lendl, Agassi, Courier, Chang… vincitori Slam. La differenza è che allora avevamo più tennisti offensivi. Oggi troppi hanno lo stesso stile. Forse non lo sapete: giocavamo con racchette molto più pesanti delle attuali. È anche per questo che la velocità dei nostri servizi era più alta. Le nostre pesavano tra i 375 e i 400 grammi, ora sono molto più leggere. In tv il gioco sembra più veloce, ma non è più “pesante”. È diverso».

È vero che Jannik aveva chiesto di essere allenato da lei? Si è pentito di aver detto no?

«Guardi che abbiamo lavorato insieme un paio di mesi. Ero con Piatti, ma poi ebbi i miei problemi legali a Londra. Così gli dissi: “Ascolta, non so come andrà a finire questa situazione. Potrebbe andare male. Se fossi in te, sceglierei uno di questi ottimi allenatori. Il migliore è Darren Cahill”. E il resto è storia».

È diventato imbattibile anche sulla terra battuta.

«Avete notato la sua tecnica di scivolamento sulla terra? Lui “scia” sul campo da tennis. Scivola a destra e sinistra meglio di chiunque abbia mai visto, e questo viene dal suo passato da sciatore. Era molto bravo sulla neve, credo abbiano lavorato su quella tecnica. La terra non era la sua superficie migliore, ma grazie al modo in cui scivola oggi si sente a suo agio anche in difesa. Straordinario. Sta riscrivendo la storia del tennis».

A volte Jannik attraversa dei momenti di crisi – fisica o mentale – durante le partite: che gli succede?

«C’è sempre una partita in cui va al limite. Gli è successo agli Australian Open: non so perché, visto che è super allenato. E nella semifinale di Roma: eppure non faceva caldo, era sera. Non so se sia mentale. Però è una buona notizia per la concorrenza: significa che è ancora umano, non un robot».

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