Gli veniva da piangere, allora si è coperto il volto col cappellino. “Sono stanco, sono felice”, Matteo Berrettini, all’inferno e ritorno. Solo 5 anni fa, sfidava in finale a Wimbledon un certo Djokovic. Il Rinascimento italiano del tennis era cominciato con lui. The Hammer, il martello. E che emozione vederlo sbocciare di nuovo ieri a Parigi, proprio dopo la sorprendente resa di Jannik. Era arrivato al Roland Garros da numero 105 del mondo. “Troppi infortuni. Ora non ci sta più neppure con la testa. Un giocatore finito”, malignavano sottovoce al suo passaggio. Sabato è stato protagonista di una partita di una sofferenza insopportabile, bellissima. Cinque ore e 13 minuti, 20 ace per parte, un super tie-break al quinto set che sembrava una finale mondiale ai rigori: anzi, era il rigore più lungo di Osvaldo Soriano, e infatti c’era di mezzo un altro argentino — Comesaña — che ha fallito due match point, mentre Matteo ne ha sprecati tre prima di alzare le braccia al cielo. Si è coperto i…
Gli veniva da piangere, allora si è coperto il volto col cappellino. “Sono stanco, sono felice”, Matteo Berrettini, all’inferno e ritorno. Solo 5 anni fa, sfidava in finale a Wimbledon un certo Djokovic. Il Rinascimento italiano del tennis era cominciato con lui. The Hammer, il martello. E che emozione vederlo sbocciare di nuovo ieri a Parigi, proprio dopo la sorprendente resa di Jannik. Era arrivato al Roland Garros da numero 105 del mondo. “Troppi infortuni. Ora non ci sta più neppure con la testa. Un giocatore finito”, malignavano sottovoce al suo passaggio. Sabato è stato protagonista di una partita di una sofferenza insopportabile, bellissima. Cinque ore e 13 minuti, 20 ace per parte, un super tie-break al quinto set che sembrava una finale mondiale ai rigori: anzi, era il rigore più lungo di Osvaldo Soriano, e infatti c’era di mezzo un altro argentino — Comesaña — che ha fallito due match point, mentre Matteo ne ha sprecati tre prima di alzare le braccia al cielo. Si è coperto il volto col cappellino, per non mostrare le lacrime: negli ottavi incontrerà proprio “Juanma” Cerundolo, che non è solo un altro gaucho, è proprio quello che giovedì ha fatto fuori Sinner.
Berrettini: “Ho dubitato troppo di me stesso”
“A volte, nella vita, serve anche un po’ di fortuna”, ha sorriso. Ma allora, Berrettini è stato campione mondiale di cattiva sorte: tutti quegli infortuni, che ogni volta lo ricacciavano nel limbo. Trent’anni, da cinque stagioni non giocava questo torneo, da tre non raggiungeva il quarto turno di uno Slam. A gennaio, in Australia, si era di nuovo fatto male agli addominali. “In passato, probabilmente ho dubitato troppo di me stesso. Anche se la mia famiglia e la mia squadra e tutti quelli che mi stavano vicino, continuavano a dirmi che avevo ancora tutto questo dentro di me. Non pensavo di tornare a questo livello, di poter tornare a sentirmi bene in campo. Per questo ero così emozionato. Ho dimostrato ancora una volta a me stesso che posso farcela, che posso godermi il fatto di essere in campo. e riuscire a ottenere questi risultati”.
Cobolli: “C’è uno spiraglio per tutti, e tutti vogliono approfittarne”
Si fa strada anche un ragazzo che sembra sfrontato, invece è terribilmente sensibile: Flavio Cobolli ha spazzato via in soli tre set il giovane talento Tien, con una facilità che induce a pensare in grande. Romano e romanista, giocava nelle giovanili giallorosse con Edoardo Bove e il pilota Fabio Di Giannantonio, che sabato al Mugello è salito sul podio nella sprint. Ora gli tocca un coetaneo californiano, “Zach” Svajda, che come idolo ha Capitan America: sulla carta non c’è match, “Cobbo” è nella stessa parte del tabellone di “The Hammer” e i due potrebbero addirittura ritrovarsi in semifinale. Senza Sinner e Alcaraz (e Djokovic, Medvedev) questo è diventato uno Slam imprevedibile. “Quando cammini nello spogliatoio senti qualcosa di diverso: c’è uno spiraglio per tutti, e tutti vogliono approfittarne. Sognare non è mai sbagliato e qui sognano in tanti, ed è giusto che sia così. Vince chi sogna di più”.
Arnaldi prosegue il momento magico
Spazio negli ottavi a un terzo azzurro: in serata Matteo Arnaldi ha avuto ragione del belga Collignon al super tie-break del quinto set. Il momento magico del tennis italiano continua. Anche senza Jannik.