Nargiso: “Zverev è il favorito, ma la semifinale è possibile per Cobolli, Berrettini e Arnaldi”
di Giuseppe Antonio PerrelliDiego Nargiso, punti dieci euro e indichi i due finalisti del Roland Garros maschile.
«Uno è Zverev. L’altro…l’altro… (esita e ride). Dico Auger-Aliassime ma non ci credo per niente».
Perché?
«Perché, da buon napoletano, per scaramanzia non scommetto su uno dei tre azzurri».
Ora è inevitabile un “però”.
«Però Cobolli, Berrettini e Arnaldi hanno un’enorme possibilità di arrivare a giocare venerdì, il giorno delle semifinali. Da lì in poi si vedrà».
Oggi si inizia con Cobolli contro Svajda.
«Flavio ha il 70% di possibilità di vittoria. Ha battuto Tien con quella che definirei una “arroganza positiva”. Fin qui ha giocato con grande autorità. Ha molta più pressione dell’avversario, quindi è una partita tranello. Ma il pronostico è scritto».
Berrettini contro Cerundol…
Diego Nargiso, punti dieci euro e indichi i due finalisti del Roland Garros maschile.
«Uno è Zverev. L’altro…l’altro… (esita e ride). Dico Auger-Aliassime ma non ci credo per niente».
Perché?
«Perché, da buon napoletano, per scaramanzia non scommetto su uno dei tre azzurri».
Ora è inevitabile un “però”.
«Però Cobolli, Berrettini e Arnaldi hanno un’enorme possibilità di arrivare a giocare venerdì, il giorno delle semifinali. Da lì in poi si vedrà».
Oggi si inizia con Cobolli contro Svajda.
«Flavio ha il 70% di possibilità di vittoria. Ha battuto Tien con quella che definirei una “arroganza positiva”. Fin qui ha giocato con grande autorità. Ha molta più pressione dell’avversario, quindi è una partita tranello. Ma il pronostico è scritto».
Berrettini contro Cerundolo.
«Qui siamo 60 e 40. Contro Comesana Matteo ha giocato un match emozionante, che profumava di tennis antico, di quelle bellissime partite in cinque set sulla terra rossa, davvero qualcosa di unico. Cerundolo non ha le caratteristiche tecniche e tattiche per metterlo in difficoltà, ma in questo torneo è sopravvissuto alla sfida con Sinner e poi alla maratona con Landaluce. Secondo me le temperature che si sono abbassate aiutano Berrettini e la sua palla, che è molto più pesante di quella dell’avversario».
E infine Arnaldi contro Tiafoe.
«50 e 50. L’americano è molto avanti nel ranking ma la terra battuta non è la sua superficie preferita. E poi la classifica di Arnaldi è bugiarda, figlia degli ultimi sei mesi di problemi fisici. Dal 3 maggio, quando ha vinto il Challenger di Cagliari, Matteo è un altro giocatore. O meglio: assomiglia al vecchio giocatore, uno da primi 35 al mondo, con una grande personalità e la capacità di indovinare i momenti giusti della partita».
Lei ha indicato Zverev come finalista.
«I valori sono quelli. Però ha addosso il peso dell’occasione irripetibile e fin qui, in carriera, sotto pressione non è mai riuscito a performare. Quando lo vidi vincere nel 2017 il torneo di Roma, mai avrei pensato di ritrovarlo ora con zero vittorie negli Slam».
Domani nei quarti affronta Jodar.
«Per gli avversari sarà molto difficile battere chi uscirà vincitore da questo incontro. Nei prossimi dieci anni tutti dovranno fare i conti con questo ragazzo che ha frequentato il college in Virginia. Un tennista moderno, che unisce la rapidità dei giocatori da veloce con la resistenza dei fondisti su terra. Insomma, un po’ americano nelle accelerazioni e un po’ spagnolo nel palleggio, in più con enormi margini di crescita nel servizio e nel gioco di volo».
Non ha dato la mano alla bambina che lo accompagnava in campo.
«Ha 19 anni e in pochi mesi si è trovato catapultato all’improvviso in un mondo totalmente nuovo. Lo allena il padre, di fatto non ha un manager. In realtà è un bravo ragazzo, lo conosco dagli Us Open juniores di due anni fa. Ma deve strutturarsi meglio, imparando in fretta che un tennista così forte è sempre esposto, direi 24 ore su 24, e ha l’obbligo di comportarsi di conseguenza».
Si aspettava tre italiani negli ottavi di Parigi, dopo quello che è accaduto prima a Musetti e poi a Sinner?
«Ma Jannik e Lorenzo mancavano anche nella Davis del 2025. I singolaristi erano Cobolli e Berrettini. E la Coppa è rimasta in Italia».