Quando al binario 17 di Milano Centrale si sono chiuse le porte dell’Intercity 583, quando il macchinista ha fatto partire il primo treno del giorno e ha cominciato il suo lavoro, Sinner pareva già arrivato a fine turno, un set e un break di vantaggio su Musetti. Alle cinque del mattino - cioè dodici ore avanti o dodici ore indietro rispetto ai famosi toreri di García Lorca - il povero Lorenzo era già pieno di banderillas piantate sulle schiena, e chi aveva messo la sveglia per il derby del tennis italiano agli Us Open ha capito che la fine della partita sarebbe arrivata prima dell’alba.
I lavoratori di notte
Sono tre milioni gli italiani che lavorano di notte. Autisti, fornai, portieri d’albergo, garagisti. Medici e infermieri, camionisti, guardie giurate, operatori ecologici. Prima della pandemia qualcuno ha calcolato in 16 miliardi di euro il fatturato delle loro fatiche al buio. Il 13 percento dei lavoratori di questo paese fa almeno un turno tra mezzanotte e le cinque del mattino…
Quando al binario 17 di Milano Centrale si sono chiuse le porte dell’Intercity 583, quando il macchinista ha fatto partire il primo treno del giorno e ha cominciato il suo lavoro, Sinner pareva già arrivato a fine turno, un set e un break di vantaggio su Musetti. Alle cinque del mattino - cioè dodici ore avanti o dodici ore indietro rispetto ai famosi toreri di García Lorca - il povero Lorenzo era già pieno di banderillas piantate sulle schiena, e chi aveva messo la sveglia per il derby del tennis italiano agli Us Open ha capito che la fine della partita sarebbe arrivata prima dell’alba.
I lavoratori di notte
Sono tre milioni gli italiani che lavorano di notte. Autisti, fornai, portieri d’albergo, garagisti. Medici e infermieri, camionisti, guardie giurate, operatori ecologici. Prima della pandemia qualcuno ha calcolato in 16 miliardi di euro il fatturato delle loro fatiche al buio. Il 13 percento dei lavoratori di questo paese fa almeno un turno tra mezzanotte e le cinque del mattino, quando immaginiamo che poeti e cantautori stiano svegli a guardare la luna per scrivere, mentre noialtri maniaci dello sport al massimo sacrifichiamo un po’ di sonno, una volta per una manciata di ace, un’altra volta per un pugno di gol, in ogni caso per questa misteriosa febbre di appartenere a qualcosa, a qualcuno, o come ha detto Emanuela Fanelli a Venezia per gioire dei successi altrui.
I pugni, quelli veri, furono la radice originaria di tante sveglie anomali e gratuite. La storia è famosa e molto raccontata. Due anni prima di alzarsi per vedere Neil Armstrong mettere il piede sulla Luna, noi italiani sulla Luna c’eravamo stati con Nino Benvenuti. Ottomila persone chiesero al 114 di essere svegliate col servizio telefonico per non perdersi alla radio la voce di Paolo Valenti che dal Madison Square Garden raccontava un match di boxe. Sedici milioni di persone accesero la radio, il governo aveva negato la diretta tv alle quattro del mattino, e la storia del costume aggiunse una pagina nuova.
Le sveglie crudeli
Le sveglie più crudeli ci sono toccate quando il tennis le ha imposte dall'Australia. Una ventina di giorni prima del Natale 1977, la settimana dopo l’omicidio di Carlo Casalegno, rinunciammo al cuscino per i due singolari dell’ultima giornata di una finale di Coppa Davis. Nel silenzio della notte italiana, Adriano Panatta arrivò a due punti dal match con John Alexander, commise un doppio fallo mai più dimenticato e dopo una lunga serie di tuffi, volée e veroniche, gli australiani andarono a bere e noi italiani tornammo a dormire.
I caroselli per Italia-Germania
Era già un tempo in cui nessuno si stupiva più per questa banda di matti che gode del privilegio di star sveglia di notte, mentre un altro pezzo di paese di notte ci lavora. Per una semifinale di calcio giocata in Messico, per sette gol segnati da Italia e Germania, la gente addirittura scese in strada a suonare i clacson delle auto. Era la prima volta che accadeva su scala nazionale, qualche giorno prima i caroselli erano stati inventati dai tifosi dell’Ignis Varese per la Coppa dei Campioni di pallacanestro. I vigili gli avevano fatto la multa.
Le notti olimpiche
Ci siamo alzati di notte per Valentino Rossi e per molte Olimpiadi, adesso per questo derby di NY che chiamiamo storico, anche se più storica fu la finale tra Flavia Pennetta e Roberta Vinci, ma così stanno le cose. Ci siamo alzati per vedere due italiani al lavoro dall’altra parte del mondo, fino a scoprirne un terzo, un certo Fabrizio, un cameraman che a bordo campo dell’Arthur-Ashe a un certo punto ha ceduto il suo strumento a John Turturro, tutti e due vestiti di scuro, come scurissimi erano pure Sinner e Musetti, un omaggio alla notte italiana, chi lo sa, o forse tutto questo nero deve essere una moda mondiale.
Solo Batman fa concorrenza a Jannik
Nel cuore del nostro silenzio, Flushing Meadows ha fatto irruzione con il suo casino. Sinner - povero figlio - non ha smesso di lavorare neppure ai cambi di campo. Mentre Musetti riposava, lui negli spot cucinava la pasta, accendeva la luce a una bambina, riempiva le borracce di un integratore, scendeva le scale con uno skateboard, metteva musica con certe grosse cuffie da deejay. Solo Batman di notte fa più cose di quante ne abbia fatte Sinner. Ha chiuso il turno in 117 minuti, mentre altri caffè borbottavano sul fuoco, gli autobus stavano uscendo dai depositi e i runner allacciavano le scarpe. Qualche anno fa, Paolo Rossi chiudeva i suoi spettacoli ringraziando il pubblico per essere rimasto a vederlo fino a tarda ora. “Lasciatemi l’indirizzo di dove lavorate, la prossima volta vengo io da voi”.