NEW YORK – Il termine giusto per definire Sinner? Soffocante. Parola di Filippo Volandri, ct azzurro. «Anche quello usato da Musetti – “Opprimente” – è calzante. Quel ragazzo non ti lascia respirare».
Una specie di boa constrictor.
«È così che ha stritolato prima Bublik, poi ‘Muso’. Dal primo punto impone un ritmo talmente alto che, inevitabilmente, ti manda fuori giri. Ti soffoca. Oggi, solo due atleti riescono a partire così forte: Sinner e Alcaraz. Ti spingono lontano, attaccano lo scambio iniziale della partita come fossero 4-4 nel quinto set. Un ritmo indemoniato. Questa cosa destabilizza gli avversari: li sorprende, li preoccupa. Psicologicamente, è subito un’ipoteca sul match».
Lorenzo ci ha messo un set, prima di provare a riprendersi.
«Stiamo parlando di un Top10, un grandissimo …
NEW YORK – Il termine giusto per definire Sinner? Soffocante. Parola di Filippo Volandri, ct azzurro. «Anche quello usato da Musetti – “Opprimente” – è calzante. Quel ragazzo non ti lascia respirare».
Una specie di boa constrictor.
«È così che ha stritolato prima Bublik, poi ‘Muso’. Dal primo punto impone un ritmo talmente alto che, inevitabilmente, ti manda fuori giri. Ti soffoca. Oggi, solo due atleti riescono a partire così forte: Sinner e Alcaraz. Ti spingono lontano, attaccano lo scambio iniziale della partita come fossero 4-4 nel quinto set. Un ritmo indemoniato. Questa cosa destabilizza gli avversari: li sorprende, li preoccupa. Psicologicamente, è subito un’ipoteca sul match».
Lorenzo ci ha messo un set, prima di provare a riprendersi.
«Stiamo parlando di un Top10, un grandissimo giocatore che sta molto bene fisicamente. Ma di fronte a quella velocità folle, l’ho visto allargare le braccia. E gli altri tennisti, sanno che un giorno toccherà anche a loro: negli spogliatoi, prima ancora di scendere in campo, penseranno che li aspetti una montagna impossibile, da scalare».
Da dove arriva questa velocità marziana?
«L’occhio è più veloce degli altri, è una sua dote naturale. Ha poi una straordinaria capacità di elaborare le probabilità che l’avversario tiri in una determinata zona del campo. Infine, gli hanno insegnato molto bene quella che si definisce “anticipazione di giocata”: in base alla palla che tiro nel campo avversario, posso ragionevolmente immaginare dove finirà la sua risposta. Finisce per muoversi prima degli altri, sa già come andrà a finire lo scambio».
Sembra impossibile, invece Sinner dice di avere fatto progressi nelle ultime settimane: in quali fasi del gioco?
«Ha sempre avuto una risposta fenomenale, ma qui mi sembra sia riuscito ad alzare il livello. La partita con Shapovalov gli ha fatto scattare i giusti campanelli d’allarme: al netto del fatto che il canadese sia un mancino, Jannik si è reso conto che poteva rispondere meglio. Ci ha lavorato. Altrettanto ha fatto col servizio, che era troppo leggibile. Accorgimenti tecnici. Dopo quel match, alza di più la punta del piede sinistro in modo da poter tenere il peso maggiormente indietro e avere quindi più possibilità di torsione del busto: aumenta così il ribaltamento del corpo, il servizio diventa più veloce ed efficace».
Anche la percentuale delle prime palle è aumentata.
«Sì, ma più importante della percentuale è la qualità del servizio. Conta soprattutto che funzioni nei momenti decisivi. Nel derby dell’altra sera, ha battuto in maniera fondamentale quando Musetti si era guadagnato delle occasioni per il break».
Ora sostiene di dover alzare ulteriormente l’asticella, è per vincere gli Us Open. In semifinale trova Auger-Aliassime.
«Lo studierà nei dettagli, però alla fine sa bene che dipenderà tutto da sé stesso».
Finale con Carlitos o Nole?
«Alcaraz l’ho potuto osservare bene, quando ero nel box con Bellucci e Darderi: sta offrendo grandissime cose, è incredibilmente cresciuto sul cemento e dal punto di vista fisico è in forma strepitosa. Ma ho imparato a non fidarmi di Djokovic: lamenta sempre qualche dolore, poi finisce per fare dei capolavori. Non vedo il serbo favorito con Carlitos, 3 set su 5: ma era così anche a Parigi, poi sappiamo come è finita»