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Sempre Sinner-Alcaraz, l’America sceglie il re sotto gli occhi di Trump

Jannik Sinner 

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A New York la loro quinta finale del 2025, la terza in uno Slam: chi vince sarà anche il leader nella classifica Atp. Diretta alle 20 su Supertennis e Sky
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New York – A sinistra dell’entrata principale di Flushing Meadows ci sono sei targhe con incisi i nomi di tutti i vincitori degli Us Open. Il primo è Richard Sears, 1881. Quello in fondo è Jannik Sinner, 2024. Da 16 anni, il campione in carica non riesce a confermarsi nella stagione seguente. L’ultimo è stato Roger Federer: era il quinto successo di fila. L’azzurro ci prova oggi, alle due del pomeriggio locali (le 20 in Italia, diretta su Supertennis, in chiaro, e su Sky): dall’altra parte della rete non può esserci che Carlitos Alcaraz. Dopo Roland Garros e Wimbledon, quest’anno è la loro terza finale Slam: rispetto al resto del circuito sono su un altro pianeta, e ci resteranno a lungo. In palio, insieme al trofeo in argento prodotto da Tiffany – al vincitore andrà una copia in scala ridotta, e soprattutto un assegno da 5 milioni di dollari – c’è anche il trono mondiale. Chi vince si conferma, o nel caso del murciano ritorna, numero uno del ranking Atp.

Il gioco psicologico di …

New York – A sinistra dell’entrata principale di Flushing Meadows ci sono sei targhe con incisi i nomi di tutti i vincitori degli Us Open. Il primo è Richard Sears, 1881. Quello in fondo è Jannik Sinner, 2024. Da 16 anni, il campione in carica non riesce a confermarsi nella stagione seguente. L’ultimo è stato Roger Federer: era il quinto successo di fila. L’azzurro ci prova oggi, alle due del pomeriggio locali (le 20 in Italia, diretta su Supertennis, in chiaro, e su Sky): dall’altra parte della rete non può esserci che Carlitos Alcaraz. Dopo Roland Garros e Wimbledon, quest’anno è la loro terza finale Slam: rispetto al resto del circuito sono su un altro pianeta, e ci resteranno a lungo. In palio, insieme al trofeo in argento prodotto da Tiffany – al vincitore andrà una copia in scala ridotta, e soprattutto un assegno da 5 milioni di dollari – c’è anche il trono mondiale. Chi vince si conferma, o nel caso del murciano ritorna, numero uno del ranking Atp.

Il gioco psicologico di Sinner

«La classifica, il trofeo: non ci sto pensando, ora. I titoli vanno e vengono. Preferisco concentrarmi sulla sfida». Jannik è uscito dalla semifinale col canadese Auger-Aliassime più stanco del previsto: è stata una battaglia sportiva in 4 set che il punteggio non fotografa abbastanza nella sua intensità, e poi c’è quel «leggero» infortunio agli addominali tutto da gestire. Alla vigilia cerca di ribaltare il carico di pressione: «Alcaraz oggi è il migliore, lo ha dimostrato in questo torneo. Non vedo l’ora di scendere in campo e affrontarlo. Vinta o persa, questa partita mi porterà sicuramente qualcosa di positivo».

Una stagione di emozioni, spesso divise con Alcaraz

Nella sua ricerca ossessiva della perfezione, ha sicuramente ripensato a questa stagione di straordinarie emozioni: il successo agli Australian Open, lo stop concordato con la Wada, il ritorno e la sconfitta al Foro Italico, poi quei drammatici tre match point di Parigi e l’ebbrezza del trionfo sull’erba di Londra. Il mese scorso, a Cincinnati, il blackout con Carlitos per il virus. Tre anni fa la loro rivalità si accese proprio su questo cemento americano, nei quarti di finale: vinse Alcaraz, in 5 set. Sa che lo troverà sempre, sul suo cammino: «E in finale, perché siamo i numeri 1 e 2. Amo confrontarmi con lui: mi spinge al limite, mi costringe a preoccuparmi ogni volta per qualcosa di diverso, mi fa crescere. Non c’è cosa migliore. Ed è importante, per lo sport, che ci siano grandi rivalità e partite come questa».

Caccia al terzo Slam dell’anno

Sì, da quel match del 2022, sono cresciuti. Lo dice pure il murciano: «Jannik ha fatto enormi progressi dal punto di vista fisico, ora è in grado di battersi per ore al 100% della condizione. Anche io ho fatto passi avanti: soprattutto, sono più costante in campo. E ho imparato come comportarmi nella vita di tutti i giorni», ammette. Meno discoteche, più riposo. Glielo ha insegnato Sinner. Se l’azzurro vincesse oggi, sarebbe il terzo titolo Slam dell’anno: come Djokovic, Federer, Connors, Laver, Nadal e Wilander. Mica male.

Trump sugli spalti, sarà un Arthur Ashe blindato

Donald Trump vedrà il match da un box dell’Arthur Ashe: per l’arrivo del presidente Usa, che dieci anni fa a Flushing Meadows, prima di ufficializzare la sua corsa alla presidenza, era stato sonoramente fischiato (i newyorkesi non lo amano per niente), si è scatenato il servizio di sicurezza. Agli ingressi sono previsti controlli tipo aeroporto, con zaini che passano ai raggi X e metal dector. Sui tetti dello stadio si sistemeranno i cecchini. «In questi tornei ci sono sempre tante persone importanti, fa piacere: noi atleti lo percepiamo, ne siamo orgogliosi perché vuol dire che anche il tennis, il nostro sport, è importante»: in realtà a Jannik non interessa un bel nulla, di The Donald. Oggi ha cose più importanti, cui pensare.

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