Wilander: “Sinner è il mio favorito, ma quel dolore agli addominali...”
dal nostro inviato Massimo CalandriNew York – Gentile ai limiti dell’incoscienza, vista la qualità della mensa per i giornalisti degli Us Open, Mats Wilander si fa offrire un caffè. Lo svedese (61 anni), commentatore di Eurosport, vinse il titolo qui a Flushing Meadows nel 1988, superando in finale Ivan Lendl.
«In cambio di un pronostico sulla finale Sinner-Alcaraz?». No, grazie.
«E perché no?».
Perché all’inizio lei aveva detto che il torneo lo avrebbe vinto Shelton, uscito al terzo turno. Non c’è da fidarsi. «Sostenevo solo che Ben fosse il dark horse, l’outsider. Avevo pronosticato una finale Jannik-Carlitos, e lo avevo fatto anche prima del Roland Garros e Wimbledon. Azzeccandoci».
Non è poi così difficile: quei due sono su un altro pianeta.
«È una rivalità molto simile a quella che c’era tra Federer e Nadal. La cosa interessante è che tecnicamente non si può fare un parallelo, perché ognuno possiede qualcosa di entrambi: Alcaraz ha colpi alla Roger, ma si esprime meglio sulla terra; Jannik la fisicità di Rafa…
New York – Gentile ai limiti dell’incoscienza, vista la qualità della mensa per i giornalisti degli Us Open, Mats Wilander si fa offrire un caffè. Lo svedese (61 anni), commentatore di Eurosport, vinse il titolo qui a Flushing Meadows nel 1988, superando in finale Ivan Lendl.
«In cambio di un pronostico sulla finale Sinner-Alcaraz?». No, grazie.
«E perché no?».
Perché all’inizio lei aveva detto che il torneo lo avrebbe vinto Shelton, uscito al terzo turno. Non c’è da fidarsi. «Sostenevo solo che Ben fosse il dark horse, l’outsider. Avevo pronosticato una finale Jannik-Carlitos, e lo avevo fatto anche prima del Roland Garros e Wimbledon. Azzeccandoci».
Non è poi così difficile: quei due sono su un altro pianeta.
«È una rivalità molto simile a quella che c’era tra Federer e Nadal. La cosa interessante è che tecnicamente non si può fare un parallelo, perché ognuno possiede qualcosa di entrambi: Alcaraz ha colpi alla Roger, ma si esprime meglio sulla terra; Jannik la fisicità di Rafa, insieme a una certa eleganza. Di sicuro, la storia tra loro è appena cominciata, e durerà molti anni ancora».
Il terzo incomodo non può essere Djokovic. «Con tutto il rispetto, a Nole non basta più nemmeno essere al 100% dal punto di vista fisico, quando affronta questi ragazzi in uno Slam: tre set su cinque, al loro ritmo, è uno sforzo per lui insostenibile. Nella semifinale con Alcaraz, qui, ne abbiamo avuto conferma. Ma lo rivedremo a Melbourne. E in Australia do al serbo qualche possibilità in più».
Che finale sarà? «Deciderà l’aspetto mentale: vince chi riesce psicologicamente a imporsi sull’altro, come ha fatto Jannik a Londra. I primi minuti saranno fondamentali: tutti e due cominceranno a cento all’ora, sono abituati. Come pugili sul ring, che al primo gong cercano il ko. Se l’incontro prende una certa direzione, sarà difficile poi cambiare rotta».
Confessi: tifa per Sinner. «Mi piace perché nei momenti che contano – gli Slam – riesce sempre a esprimersi al massimo. Aggressivo, incredibilmente veloce. Ora il servizio lo aiuta nei momenti difficili. Fisicamente è straordinario. Dal punto di vista tecnico, gli manca forse qualcosa sotto rete. Ma chissà, magari sarà proprio variando il suo gioco – provando qualche palla corta, venendo sotto – che potrebbe sorprendere il suo avversario. La domanda è: ha recuperato da quel problemino agli addominali dell’altra sera?».
Alcaraz, un animale da tennis. «Però troppi alti e bassi, almeno fino a questi giorni: ora dice di aver trovato grande continuità. Ero certo che Jannik sarebbe arrivato in finale, avevo qualche piccolo dubbio su Carlos, che invece non ha perso un solo set. Anche lui è sempre terribilmente aggressivo, attacca anche quando difende: gli riesce meglio sulla terra ma sul cemento ha fatto grandi progressi. Per vincere la finale, Alcaraz deve essere al 100%; a Sinner basta il 95%».
Va bene: dia il suo pronostico. «Un per cento di più a Sinner. Anzi no, cancelli tutto: nessun pronostico. Anche perché questo caffè è gratis».