Alcaraz e il folle calendario del tennis, Barazzutti: “Nessuno viene obbligato: ammiro Sinner che non si lamenta”
di Massimo CalandriAlcaraz deve fermarsi. Dice: si gioca troppo. Mi devo gestire.
Facciamo un po’ di conti, dice Corrado Barazzutti: «Tra Masters 1000 e Slam, oggi quante settimane all’anno può giocare un campione che arriva sempre in fondo a tutti i tornei? Diciamo una trentina. Ecco: ai miei tempi, stavo in campo 34 settimane all’anno. Più Coppa Davis ed esibizioni. Perché volevo guadagnare. E non mi sono mai lamentato».
Forse allora l’intensità di gioco era diversa.
«Se qualcuno vuole dimostrarmi tutta questa differenza, sono pronto a confrontarmi pubblicamente quando vuole. Una data al posto di un’altra, le superfici che ruotano: ma alla fine, il calendario grosso modo è sempre lo stesso. E le settimane sono ancora 52, mi risulta: se 30 le passano giocando i tornei, gliene restano 22 libere».
Ma perché uno come Alcaraz dovrebbe tirar fuori una cosa del genere?
«Non lo so e vi prego di non metterla sul piano personale, mi dispiacerebbe leggere titoli tipo: “Barazzutti contro Carlitos”. Se lo dice, v…
Alcaraz deve fermarsi. Dice: si gioca troppo. Mi devo gestire.
Facciamo un po’ di conti, dice Corrado Barazzutti: «Tra Masters 1000 e Slam, oggi quante settimane all’anno può giocare un campione che arriva sempre in fondo a tutti i tornei? Diciamo una trentina. Ecco: ai miei tempi, stavo in campo 34 settimane all’anno. Più Coppa Davis ed esibizioni. Perché volevo guadagnare. E non mi sono mai lamentato».
Forse allora l’intensità di gioco era diversa.
«Se qualcuno vuole dimostrarmi tutta questa differenza, sono pronto a confrontarmi pubblicamente quando vuole. Una data al posto di un’altra, le superfici che ruotano: ma alla fine, il calendario grosso modo è sempre lo stesso. E le settimane sono ancora 52, mi risulta: se 30 le passano giocando i tornei, gliene restano 22 libere».
Ma perché uno come Alcaraz dovrebbe tirar fuori una cosa del genere?
«Non lo so e vi prego di non metterla sul piano personale, mi dispiacerebbe leggere titoli tipo: “Barazzutti contro Carlitos”. Se lo dice, vuol dire che lo sente. Io però apprezzo molto l’onestà intellettuale di Sinner, che non si lamenta mai».
Però anche Jannik è fuori per un infortunio da stress.
«Ma certi guai ci sono sempre stati. Non credo che i tennisti odierni siano stressati da un punto di vista fisico. È vero che in questo momento ci sono dei tornei obbligatori, date importanti, molto ravvicinati tra loro: e quando sei uno come Jannik o Carlos, che arriva sempre in finale, può succedere che la fatica si faccia sentire. Sinner, dopo i 5 successi consecutivi tra Usa ed Europa, a un certo punto ha accusato lo sforzo. Forse determinati appuntamenti andrebbero cadenzati diversamente. Ma è altrettanto vero che dopo Wimbledon c’erano 4-5 settimane di riposo per tutti».
Se uno proprio non ce la fa?
«Nessuno lo obbliga, se ha un problema fisico prima di un torneo obbligatorio presenta un certificato medico, e si prende tutto il tempo che gli serve per recuperare. Se però ti offrono barcate di soldi per essere presente e accetti, allora lamentarsi non vale. Ma non parlo dello spagnolo, mi raccomando».
Senza Sinner o Alcaraz è un altro tennis.
«La differenza è solare. Ti rendi conto che in giro ci sono tennisti con grande talento, ma nessuno riesce ad avere la continuità ad alto livello di quei due. Ed è questo che li rende diversi, insuperabili. Però, in particolare quando manca Jannik, tutto diventa più imprevedibile, e incuriosisce: chi saprà cogliere l’occasione in assenza dei padroni? Per gli Us Open, avevo pronosticato che Jodar e Fils sarebbero stati protagonisti».
Sono già usciti tutti e due.
«Ecco, appunto. Non sai mai cosa aspettarti. A New York, uno che potrebbe fare veramente bene è il mancino, Shelton: è fortissimo, gioca in casa».
E gli altri azzurri?
«Mi auguro siano loro, ad approfittarne, ne hanno tutti i mezzi. Zverev è favorito, ma già si è salvato miracolosamente con Sonego, e se incontra Musetti potrebbe andarsene a casa. Proviamo a sognare una finale azzurra, perché no?».