Berrettini: “Sinner coraggioso nel cambio di staff. Spesso prendiamo decisioni più grandi di noi”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA — Matteo Berrettini riparte, ancora una volta. Dopo l’infortunio di Roma, si ripresenta a Wimbledon, dove fu finalista nel 2021 contro Nole Djokovic. Domani sfiderà nel primo turno il polacco Majchrzak. Ma prima incontra un gruppo di giornalisti italiani, tra cui Repubblica.
Berrettini, innanzitutto come sta?
“Insomma. Sono stati momenti non bellissimi perché, alla fine, la verità è che mi stanco di fermarmi e ripartire, fermarmi e ripartire, ogni volta… Quindi è stata abbastanza dura, però la mia famiglia e il mio team sono stati di un supporto incredibile. Tutti hanno avuto la sensibilità giusta nello scegliere le parole e i momenti giusti per dirmi le cose e lasciarmi un po' da solo quando ce n’era bisogno. Ripensando alle emozioni che questo torneo mi avrebbe potuto dare, ho deciso di provarci, di rimettermi in carreggiata, di provare a arrivare più in forma possibile. Nonostante saltare Stoccarda e il Queens sia stato comunque un motivo di tristezza”.
L'ultima volta, …
LONDRA — Matteo Berrettini riparte, ancora una volta. Dopo l’infortunio di Roma, si ripresenta a Wimbledon, dove fu finalista nel 2021 contro Nole Djokovic. Domani sfiderà nel primo turno il polacco Majchrzak. Ma prima incontra un gruppo di giornalisti italiani, tra cui Repubblica.
Berrettini, innanzitutto come sta?
“Insomma. Sono stati momenti non bellissimi perché, alla fine, la verità è che mi stanco di fermarmi e ripartire, fermarmi e ripartire, ogni volta… Quindi è stata abbastanza dura, però la mia famiglia e il mio team sono stati di un supporto incredibile. Tutti hanno avuto la sensibilità giusta nello scegliere le parole e i momenti giusti per dirmi le cose e lasciarmi un po' da solo quando ce n’era bisogno. Ripensando alle emozioni che questo torneo mi avrebbe potuto dare, ho deciso di provarci, di rimettermi in carreggiata, di provare a arrivare più in forma possibile. Nonostante saltare Stoccarda e il Queens sia stato comunque un motivo di tristezza”.
L'ultima volta, un paio di anni fa, lei si è presentato con tanti dubbi, ma poi ha messo in riga Musetti, De Minaur, Zverev, fino agli ottavi contro Alcaraz. Le sensazioni qui sono anche belle?
“Il guaio è proprio quello: Wimbledon mi fa sentire bene. Mi dispiace ancora di più perché so quanto possa essere alto il mio potenziale su questa superficie. E quanto abbia lavorato duro per arrivare con un ranking importante. Due anni fa ho fatto una bellissima cavalcata, quasi insperata, perché probabilmente adesso sono molto più allenato di allora. L’anno scorso ho fatto due partite secondo me di livello alto, e ho perso contro Sinner dopo un match notevole. Le sensazioni sono quelle di sempre, di Wimbledon: un posto speciale, tantissima energia, tantissima voglia di fare bene. So anche che l'ultima partita l'ho giocata a Roma, quindi sarà complesso trovare il ritmo di gara. Però non mi spaventa, sono pronto a gestire anche quello”.
Che obiettivo si pone? O meglio, che risultato la soddisferebbe in questo Wimbledon?
"Non c'è un risultato, veramente. Per esempio l'anno scorso al secondo turno ho perso al quarto set e in tre tie-break contro Sinner, ma poi quella partita mi ha dato tantissimo per andare poi a vincere Gstaad e Kitzbühel. Quindi secondo me bisogna sempre analizzare bene i turni, contro chi giochi, come giochi, che partita perdi. Reputo già una vittoria stare qua oggi, in forma per giocare, perché non è stato semplicissimo. Ovvio che sono nato competitivo e probabilmente morirò competitivo, non mi accontenterò mai. Però devo pensare a una partita alla volta. Non vedo l'ora che sia lunedì per scendere in campo, trovare la concentrazione grazie alla mia routine, fare le mie cose. Vivere quelle emozioni è quello che mi manca”.
Uno dei suoi tatuaggi è un’ancora. Qual è la sua ancora?
“Forse, oltre alla bravura e alla fortuna, è stata circondarmi di persone che hanno una sensibilità importante, essendo io uno fondamentalmente sensibile, perché sento le persone, sento le cose. Questo mi ha dato tantissima forza nel poter essere libero di fare quello che volevo. Ma anche la loro sensibilità, inclusa quella della mia famiglia, nel fare un passo indietro e lasciarmi spazio è stato fondamentale, mi ha aiutato a non sentire quella pressione che ti può far sentire un po' incastrato”.
Anche lei in passato ha interrotto il rapporto con un preparatore atletico come ha fatto Sinner l'altro giorno con Panichi. È così difficile trovare la persona giusta per curare il proprio fisico?
“Ovviamente ho letto della separazione tra Marco e Jannik, anche se non conosco le cause. Posso dire che è difficile, perché alla fine siamo dei ragazzi che vengono scaraventati in un mondo molto complesso e dobbiamo prendere decisioni complesse a un'età in cui probabilmente non si è pronti. È veramente tanta roba addosso e ognuno la gestisce a modo suo. Ad esempio io mi sono separato da Umberto Ferrara, di cui ho grandissima stima come professionista e come persona. È solo che non ci siamo incastrati in alcune cose, quindi abbiamo deciso di separarci. Ma in generale, sì, è complesso perché ovviamente non è solo una questione tecnica, ma si tratta anche di come una persona del tuo staff vede e approccia le cose, come l'atleta risponde a quello che tu proponi. È davvero un incastro, soprattutto per me che ho avuto una storia particolare, perché io per 15 anni ho avuto lo stesso team. Detto questo, se le cose non vanno è inutile trascinare il rapporto. L’ho imparato forse un po' tardi, però per fortuna ci sono riuscito”.
Lei che rapporto ha con il suo corpo? Si è mai sentito tradito?
“Se dovessero dirmi oggi che la mia carriera è finita, sarei super orgoglioso di quanto ho raggiunto e di tutto quello che mi ha portato a essere quello che sono. Quindi anche del mio corpo. È ovvio che ci sono stati tanti momenti tristi, in cui ho saltato appuntamenti cui tenevo, attimi in cui non sono riuscito a godere delle cose. Il momento più brutto è quando inizi a dubitare e a dire che forse non ce la fai: è peggio dell'infortunio stesso, perché inizi a non dare il cento per cento, a avere paura prima di sentire qualcosa. Sto facendo un grandissimo lavoro da questo punto di vista. Credo che si tratti di una situazione estremizzata dal tennis che viviamo oggi. Abbiamo un calendario che non ho mai visto sulla faccia della terra, in nessun altro sport. Probabilmente, il mio corpo ha ragione quando mi dice ‘basta’”.
Ma chi c'è sulla cover del suo cellulare?
“Zoro di One Piece. Un manga. Sono un po' nerd…”.