✕

Umberto Rianna, dietro ai successi azzurri: “L’Italia avrà presto tre tennisti nella top ten”

Umberto Rianna 
Parla il tecnico che la Federazione ha affiancato ai coach dei singoli giocatori: “Cresciamo perché facciamo squadra in uno sport individuale. Siamo un modello, anche gli Stati Uniti ci vogliono copiare”
3 minuti di lettura

Anche ieri è passato da un campo all’altro dell’All England Club: ha seguito gli sfortunati tie-break di Arnaldi con l’olandese Van de Zandschulp e la netta vittoria diCobolli su Zhukayev, il povero Musetti trasformarsi in uno “zombie” con Basilashvili e Zeppieri che ha perso d’un soffio la ripresa del match con Muchizuki. Poi, il derby tra Sinner e Nardi. Per ognuno degli azzurri un consiglio, un gesto di intesa, una parola di incoraggiamento. “Bello!”, grida, dopo un colpo vincente. Fa di sì con la testa. Alza il pugno. Prima e dopo l’incontro, parla coi rispettivi coach. Perché quelli sono anche i “suoi” ragazzi. Tenace, scrupoloso, discreto: Umberto Rianna, 55 anni, cresciuto all’accademia di Nick Bollettieri, è l’allenatore di tutti. In tribuna indossa la polo della Federazione. Spesso è accanto a Filippo Volandri, il capitano della Davis. È il responsabile del progetto Over 18 della Fitp: segue i giocatori in orbita della Nazionale, e collabora quotidianamente coi loro tecnici. …

Anche ieri è passato da un campo all’altro dell’All England Club: ha seguito gli sfortunati tie-break di Arnaldi con l’olandese Van de Zandschulp e la netta vittoria diCobolli su Zhukayev, il povero Musetti trasformarsi in uno “zombie” con Basilashvili e Zeppieri che ha perso d’un soffio la ripresa del match con Muchizuki. Poi, il derby tra Sinner e Nardi. Per ognuno degli azzurri un consiglio, un gesto di intesa, una parola di incoraggiamento. “Bello!”, grida, dopo un colpo vincente. Fa di sì con la testa. Alza il pugno. Prima e dopo l’incontro, parla coi rispettivi coach. Perché quelli sono anche i “suoi” ragazzi. Tenace, scrupoloso, discreto: Umberto Rianna, 55 anni, cresciuto all’accademia di Nick Bollettieri, è l’allenatore di tutti. In tribuna indossa la polo della Federazione. Spesso è accanto a Filippo Volandri, il capitano della Davis. È il responsabile del progetto Over 18 della Fitp: segue i giocatori in orbita della Nazionale, e collabora quotidianamente coi loro tecnici. “Perché il tennis è uno sport di squadra”.

Rianna: “Raccogliamo i frutti del nostro progetto”

È cominciato tutto 10 anni fa. “La Federazione ha avuto l’intuizione di investire sui giovani, nel delicato passaggio da junior a professionisti. Il mio compito è stato – ed è – quello di sensibilizzare gli allenatori a creare un team. Perché il tennis è uno sport individuale, ma solo quando scendi in campo; tutto il resto è frutto di un progetto di gruppo: la preparazione prima e dopo il match, la necessità di mettere insieme le idee e capire come crescere ancora”. I giovani di allora, sono i campioni di oggi: Jannik, Lorenzo, Matteo, Flavio. “Continuo a lavorare coi coach di ognuno. Mi fanno stare a loro fianco, e li ringrazio: perché non è semplice dare fiducia a qualcuno che dall’esterno si inserisce in un ambiente naturalmente “protetto”, permettergli di entrare a fare parte di situazioni molto personali, intime”. All’inizio – dice – nessuno poteva immaginare una cosa del genere: “Ma mi sono accorto che la mentalità stava cambiando: anche gli allenatori hanno capito che potevano farsi aiutare. Nessuna gelosia”. Spiega che il suo rapporto è soprattutto coi tecnici. “Dipende dalle età e dal percorso degli atleti: quando sono più giovani, puoi cercare di far capire loro quali sono le cose di cui hanno bisogno dal punto di vista tecnico e umano, per diventare autonomi: i progressi fisici e tattici, la gestione mentale, che più vai avanti e diventa delicata. Quando si affermano, parlo soprattutto con gli allenatori e raramente coi ragazzi, a parte qualche rapporto di lunga data e sempre se il coach è d’accordo. Il piccolo segreto è farli sentire forti, sostenerli”.

La finale di Berrettini, il ruolo di Fognini

Per il tennis italiano è un momento d’oro, forse irripetibile. “Secondo me la svolta è arrivata qui, a Wimbledon, nel 2021: con la finale di Matteo Berrettini. Una emozione straordinaria, un ricordo che resterà per sempre. Eravamo nel periodo post-Covid, Sinner non era ancora quello di oggi: ma ci siamo resi conto che non c’erano traguardi impossibili”. Ma ci sono stati altri episodi-chiave. “L’exploit di Cecchinato al Roland Garros, le belle cose fatte da Fognini – uno dei più forti al mondo – per tanti anni: hanno dato fiducia ai più giovani”. Inutile chiedergli chi preferisce, tra gli azzurri attuali: “Sono straordinari. Oltre al grande talento, che da solo non può bastare, c’è l’attitudine al sacrificio. La consapevolezza che non puoi mai andare in campo se non sei al 100%. Oggi ne abbiamo molti nei primi 50, ma secondo me potremmo arrivare un giorno ad averne addirittura 15, e magari 3 nella Top10: questo è un aspetto che vorrei sottolineare, ancora più importante – per il nostro tennis – dei titoli vinti. C’è un’altra cosa, importantissima: sono competitivi su tutte le superfici”.

Sinner marziano, Musetti elegante, Cobolli entusiasta

Una definizione per ognuno di loro, cominciamo dal più forte: Sinner. “Non credo esista un aggettivo, è il concentrato di tutti. Diciamo che non ho mai visto una roba del genere. Marziano”. Musetti: “Eleganza, classe”. Berrettini: “La stima che ho per lui, per quello che so ha affrontato e sta ancora affrontando, è infinita. Merita un rispetto enorme”. Cobolli: “Energia, entusiasmo. Come lui, Sonego: giocherebbero anche per il puro piacere, senza premi in palio”. Arnaldi: “Determinazione, agonismo”. Rianna giura che alle loro spalle ci sono “dei giovanissimi che si affacciano in maniera evidente. Sono state costruite basi solide per un ricambio generazionale”. Tutte le federazioni straniere, a partire da quella statunitense, vogliono copiare il sistema Italia. “Molti hanno preso contatto, incuriositi. Siamo sempre disposti a collaborare. Trovo che la cosa bella del nostro modo di lavorare sia che ognuno esegue un compito, restando al proprio posto senza invadere quello altrui”. Wimbledon regala energie ed emozioni straordinarie. Umberto Rianna, campano e tifoso del Napoli, fa collezione di chitarre e qui a Londra se ne è portata dietro una. “Strimpello. Ma guai a farmi sentire dai ragazzi (ride): perderebbero la concentrazione”.

Leggi i commenti