Uno sciava molto bene. L’altro sognava di diventare un calciatore. Al terzo piaceva cantare, non ha mai smesso in verità. I bambini sono diventati uomini. E giocano a tennis. Jannik, Flavio, Lorenzo. Tre rose azzurre nell’erba di Church Road: hanno passato il terzo turno del torneo più bello e importante del mondo, non era mai accaduto che a Wimbledon tre italiani raggiungessero insieme la seconda settimana, quella degli ottavi. Ognuno a modo suo. Sinner demolendo lo spagnolo Martinez in tre set senza storia: neppure Federer, nell’anno dei record, aveva perso così pochi game nella prima fase. La ritrovata serenità del più forte: «La sera, per rilassarmi, cucino per la squadra». Anche Cobolli ha vinto in tre set, contro il ceco Mensik, testa di serie n. 15: lo ha fatto di corsa e di tecnica. «Perché Dio non mi ha dato il servizio, ma le gambe sì». Poi ha telefonato alla fidanzata Matilde. E Sonego, che non molla mai, ha vinto di puro coraggio una maratona durata 5 ore e 4 minuti con l’…
Uno sciava molto bene. L’altro sognava di diventare un calciatore. Al terzo piaceva cantare, non ha mai smesso in verità. I bambini sono diventati uomini. E giocano a tennis. Jannik, Flavio, Lorenzo. Tre rose azzurre nell’erba di Church Road: hanno passato il terzo turno del torneo più bello e importante del mondo, non era mai accaduto che a Wimbledon tre italiani raggiungessero insieme la seconda settimana, quella degli ottavi. Ognuno a modo suo. Sinner demolendo lo spagnolo Martinez in tre set senza storia: neppure Federer, nell’anno dei record, aveva perso così pochi game nella prima fase. La ritrovata serenità del più forte: «La sera, per rilassarmi, cucino per la squadra». Anche Cobolli ha vinto in tre set, contro il ceco Mensik, testa di serie n. 15: lo ha fatto di corsa e di tecnica. «Perché Dio non mi ha dato il servizio, ma le gambe sì». Poi ha telefonato alla fidanzata Matilde. E Sonego, che non molla mai, ha vinto di puro coraggio una maratona durata 5 ore e 4 minuti con l’americano Nakashima, altra testa di serie (29). Tornato in albergo, si è ascoltato l’ultimo brano che ha appena inciso, Madama mia.
Tre azzurri super, ma neanche Djokovic scherza
Jannik, Flavio, Lorenzo: così diversi, uguali. Il ragazzo dai capelli rossi viene dal silenzio austero delle montagne della Val Pusteria. Il secondo? Faccia da playboy, romano de Roma. Il terzo, pizzetto e andatura dinoccolata, è un torinese che ama lo yoga. A Londra, gli italiani lo fanno meglio. Però, anche Djokovic non scherza: ha appena vinto il suo centesimo match a Wimbledon. Avanza pure lui. E aspetta i nostri ragazzi. Domani torneranno in campo. Per Jannik c’è Grigor Dimitrov, bulgaro elegante che è una specie di orso marsicano del circuito: è rimasto solo, insieme a un altro dei nostri gioielli, Musetti (e il greco Tsitsipas), a eseguire il rovescio a una mano. «Ha colpi che possono fare male».
Londra pazza per Sinner
Sinner è sereno, e gentile: il pubblico britannico adora il suo low profile, la sportività con l’avversario («Pedro merita grande rispetto: ha giocato nonostante un problema a una spalla»). Giura di aver metabolizzato la drammatica sconfitta di Parigi, aspetta la rivincita con Alcaraz e cerca tranquillità nell’appartamento che condivide col team: «La sera cucina Simone (Vagnozzi, ndr), oppure tocca a me: preparo cose semplici». Oggi ha rinunciato a Silverstone, dove corre la F1: «Mi allenerò in modo da poter vedere almeno gli ultimi giri alla tv».
La consapevolezza di Cobolli
Anche Flavio Cobolli ha trovato casa non lontano dai campi in erba. «Edoardo ha detto che in questi giorni verrà a trovarmi». Parla di Bove, il centrocampista, amico d’infanzia come il pilota Fabio Di Giannantonio: da ragazzini giocavano nelle giovanili della Roma di Bruno Conti. “Cobbo” quest’anno ha cominciato ad affrontare il tennis con più consapevolezza: i risultati (vittorie nei tornei di Bucarest e Amburgo) sono subito arrivati. Ieri ha fatto impazzire il ceco Mensik. «Ho realizzato un sogno di bambino». Ora gli tocca il croato Marin Cilic, 36 anni, finalista a Wimbledon nel 2017.
Sonego all’esame Shelton
Per Sonego invece c’è Ben Shelton. «Ho seguito la partita di Flavio e ho visto che Sinner guardava la mia: mi ha caricato tanto. Siamo amici veri. E mi spiace non ci siano più Musetti e Berrettini». Anche Lorenzo, come gli altri due, gioca bene al pallone. Un attacco a tre punte. Azzurre. «Con Jannik centravanti: lui la mette sempre dentro».