Cobolli, l’impresa e le lacrime del padre: “Con lui odio e amore, siamo due matti”
dal nostro inviato Massimo CalandriLondra – Papà, non piangere: ma come, proprio tu?». Flavio Cobolli ha raggiunto i quarti di finale a Wimbledon dopo aver battuto il croato Cilic, un sogno. Ieri sera, nell’appartamento che ha affittato non lontano da Church Road («Ho traslocato da un paio di giorni, perché il precedente era troppo piccolo e faceva un caldo che non riuscivo a chiudere occhio») — c’è stata una grande festa. Con tutta la famiglia e gli amici, compreso Edoardo Bove. «Una cosa tranquilla e tanta gente intorno, come piace a me».
Però suo padre Stefano proprio non ce la fa, a trattenere le lacrime. «È un tipo pacato, non mostra mai le sue emozioni. Parla poco e si tiene tutto dentro, come me. Questa volta, invece: prima o poi doveva lasciarsi andare (ride, ma anche lui ha gli occhi rossi, ndr)».
Londra – Papà, non piangere: ma come, proprio tu?». Flavio Cobolli ha raggiunto i quarti di finale a Wimbledon dopo aver battuto il croato Cilic, un sogno. Ieri sera, nell’appartamento che ha affittato non lontano da Church Road («Ho traslocato da un paio di giorni, perché il precedente era troppo piccolo e faceva un caldo che non riuscivo a chiudere occhio») — c’è stata una grande festa. Con tutta la famiglia e gli amici, compreso Edoardo Bove. «Una cosa tranquilla e tanta gente intorno, come piace a me».
Però suo padre Stefano proprio non ce la fa, a trattenere le lacrime. «È un tipo pacato, non mostra mai le sue emozioni. Parla poco e si tiene tutto dentro, come me. Questa volta, invece: prima o poi doveva lasciarsi andare (ride, ma anche lui ha gli occhi rossi, ndr)».
Lei ha appena vinto la partita più importante della vita. E Stefano, 48 anni, n. 236 Atp nel 2003, è il suo allenatore. «Succede di rado nel nostro sport. Come noi, solo Zverev: mi confronto spesso con Sascha, dice che anche per lui è la stessa cosa. Un rapporto speciale, odio e amore. Difficile e bello. La gente guarda da fuori e pensa: questi due sono matti. In realtà ognuno ascolta l’altro e alla fine — in qualche modo — raggiungiamo il nostro equilibrio. Gli devo molto. Non ha mai voluto interferire nella mia vita sportiva. Fino a 14 anni giocavo a calcio, poi il tennis: al circolo Parioli, allenato da Vittorio Magnelli e Bob Meneschincheri. Quando mi sono separato da Vittorio, ne avevo 16, ho deciso di andare alla sua Accademia».
Sembra funzioni. «Il clima è sereno, vivo giornate tranquille. Dopo un inizio della stagione non buonissimo, ho deciso di cambiare: non mi è mai piaciuto allenarmi, ma ho capito che dovevo farlo di più e meglio. Sono scrupoloso a tavola. E poi, quel torneo vinto in aprile a Bucarest mi ha dato fiducia».
Alla vigilia del match con Cilic si era allenato con Sinner: Jannik e il suo team le hanno dato parecchi consigli su come affrontare il servizio del croato. «Jannik per me è un esempio, cerco sempre di rubargli qualcosa. E altrettanto faccio con due campioni con cui mi alleno spesso: Alcaraz e Djokovic. Tre giorni prima, avevo spostato i miei orari proprio per riuscire a palleggiare un po’ con Nole, respirare l’ambiente. È stata dura, e non vi dico quanta attenzione devi mettere quando dall’altra parte della rete c’è Sinner, ma serve moltissimo: più che dal punto di vista tennistico, da quello mentale».
E poi, gesto scaramantico. «Poca roba: uso sempre la stessa doccia, cerco di non calpestare le righe quando entro in campo».
Dalla tribuna del Court 2, uno spettatore ha urlato: «Cobolli può essere ferro, o può essere piuma». «Sono nato per questo genere di partite. La mia famiglia, la mia squadra, me lo hanno sempre detto: so essere elettrico e freddo al tempo stesso. Ho giocato un match davvero buono: ho creduto nella vittoria fin dal primo punto, sempre aggressivo. Sono molto orgoglioso di me, del mio atteggiamento in campo».
Domani affronta Djokovic. «Voglio solo godermi la giornata. E il pubblico. Sì, voglio essere positivo, come nei primi quattro turni. Giocare la mia partita. Pensare a me stesso. Divertirmi su ogni punto. Ho appena realizzato il sogno di una vita: non svegliatemi. E soprattutto, niente più lacrime: comunque vada, sarà una festa».