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Cobolli, il papà: “Flavio sa stupire, è iniziato tutto con una lite a 16 anni”

Cobolli esulta dopo la vittoria con Cilic (reuters)

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Sul Centrale il quarto di finale di Wimbledon contro Djokovic. Il papà-coach: “E’ il suo mito ma non ha paura”
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LONDRA – «La carriera di Flavio è cominciata quel giorno che durante una partita mi ha fatto perdere la pazienza, e me ne sono andato: l’ho lasciato da solo. Aveva 16 anni e mezzo. Eravamo ad Antalya, in Turchia. Volevo una reazione da parte sua, c’è stata, eccome: ha vinto il torneo». Stefano Cobolli (48): padre e allenatore di Flavio (23), che oggi pomeriggio nei quarti di finale affronta la leggenda Djokovic sul Centrale di Wimbledon. «Insieme a Fognini, il serbo è stato il punto di riferimento di mio figlio fin da bambino: se fate attenzione, scoprirete che ha rubato a entrambi molte cose e le ha fatte sue».

Il precedente con Djokovic

Chissà che emozione, allora, affrontare il suo idolo. «No, quella paura se l’è già tolta (a Shanghai, lo scorso anno: 6-1, 6-2 per Nole, ndr). Piutt…

LONDRA – «La carriera di Flavio è cominciata quel giorno che durante una partita mi ha fatto perdere la pazienza, e me ne sono andato: l’ho lasciato da solo. Aveva 16 anni e mezzo. Eravamo ad Antalya, in Turchia. Volevo una reazione da parte sua, c’è stata, eccome: ha vinto il torneo». Stefano Cobolli (48): padre e allenatore di Flavio (23), che oggi pomeriggio nei quarti di finale affronta la leggenda Djokovic sul Centrale di Wimbledon. «Insieme a Fognini, il serbo è stato il punto di riferimento di mio figlio fin da bambino: se fate attenzione, scoprirete che ha rubato a entrambi molte cose e le ha fatte sue».

Il precedente con Djokovic

Chissà che emozione, allora, affrontare il suo idolo. «No, quella paura se l’è già tolta (a Shanghai, lo scorso anno: 6-1, 6-2 per Nole, ndr). Piuttosto, credo potrebbe subire la suggestione dello stadio. Ma Flavio è abituato a stupirci». Djokovic ha raccontato che il suo bambino, Stefan, l’altro giorno ha palleggiato con Cobolli jr. «È stato un incrocio familiare al completo, perché accanto a loro due hanno scambiato qualche colpo lo stesso Djokovic e l’altro mio figlio, Gully».

Il padre di Cobolli, secondo da sinistra, in tribuna (reuters)

Il rapporto tra Cobolli e il papà allenatore

Stefano è stato un ottimo tennista, numero 236 Atp nel 2003. «Non ho spinto Flavio a prendere in mano una racchetta. Quando l’ha fatto, gli ho solo consigliato dove e con chi poteva allenarsi. A 16 anni è stato lui, a scegliermi come coach». L’azzurro ha parlato di un rapporto difficile, odio e amore: però alla fine si trova un equilibrio. «Non mi ha sempre ascoltato, soprattutto all’inizio». Ancora un anno fa, proprio qui sull’erba di Church Road, Flavio venne sconfitto da Tabilo al secondo turno: tra lui e il padre volarono parole grosse. «Ho sempre sperato che andando avanti negli anni potesse cambiare, e capire certe problematiche di un rapporto speciale: le incomprensioni sono diminuite».

La svolta di Antalya

La chiacchierata con Stefano Cobolli arriva al termine dell’allenamento della vigilia sul campo numero 2 dell’Aorangi. Flavio da lontano urla divertito: «Bravo papà!». Lui ringrazia forte (e intanto mastica un affettuoso «Che stupido!»). Torniamo a quel giorno ad Antalya. «La chiave sta tutta nella nostra relazione: non sono un tecnico come gli altri, non inghiotto rospi e non ho timore di rispondergli per le rime. Perché sono il suo papà, perché è lui che mi ha voluto, perché in qualsiasi momento sarà liberissimo di dire basta. Allora avevo appena aperto la mia accademia con Vincenzo Santopadre. Quando l’ho visto “sciogliersi”, non impegnarsi più, gliel’ho detto chiaro: non perdo tempo qui con te, ho delle cose da fare in Italia».

Flavio Cobolli abbraccia il padre e il fratello (afp)

Flavio ha capito, eccome. È virtualmente nei primi 20 giocatori del mondo. Dove può arrivare? «Può maturare in tutti i colpi, è ancora acerbo. L’alimentazione, la cura del corpo. Dettagli che a questo livello fanno la differenza. Ha grandi margini di miglioramento». Parola di coach. Anzi, di padre. —

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