Sinner è più forte del dolore al gomito: batte Shelton e adesso in semifinale c’è Djokovic
dal nostro inviato Massimo CalandriQuesta volta, al terzo match point è andata bene. Ed è un altro modo, il più bello, per mettersi alle spalle gli incubi del Roland Garros. Ma il dolore al gomito, Jannik? «Con tutta la tensione per l’incontro, finisci per non pensarci. E poi, rispetto a 2 giorni fa – e a ieri, che ho palleggiato appena una ventina di minuti - la situazione è decisamente migliorata. Non avrei comunque cercato scuse».
Il tie-break del primo set
Sul finire dell’allenamento di stamani, all’Aorangi Park, aveva già cominciato a forzare i colpi che nella partita con Dimitrov lo avevano fatto soffrire di più, dopo la caduta: il servizio e il dritto. Nel quarto di finale con Shelton sul Court 1 è stato praticamente perfetto per tutti e 3 i set (7-6. 6-4. 6-4). Sinner batteva con meno potenza del suo avversario (in media, la sua palla era circa di 15 km/h più lenta: Ben è arrivato anche a toccare i 235 km/h), ma con grande efficacia, se è vero che nella prima frazione, chiusa al tie-break, l’americano ha s…
Questa volta, al terzo match point è andata bene. Ed è un altro modo, il più bello, per mettersi alle spalle gli incubi del Roland Garros. Ma il dolore al gomito, Jannik? «Con tutta la tensione per l’incontro, finisci per non pensarci. E poi, rispetto a 2 giorni fa – e a ieri, che ho palleggiato appena una ventina di minuti - la situazione è decisamente migliorata. Non avrei comunque cercato scuse».
Il tie-break del primo set
Sul finire dell’allenamento di stamani, all’Aorangi Park, aveva già cominciato a forzare i colpi che nella partita con Dimitrov lo avevano fatto soffrire di più, dopo la caduta: il servizio e il dritto. Nel quarto di finale con Shelton sul Court 1 è stato praticamente perfetto per tutti e 3 i set (7-6. 6-4. 6-4). Sinner batteva con meno potenza del suo avversario (in media, la sua palla era circa di 15 km/h più lenta: Ben è arrivato anche a toccare i 235 km/h), ma con grande efficacia, se è vero che nella prima frazione, chiusa al tie-break, l’americano ha strappato solo 2 punti (contro 27) sul servizio del numero uno.
Chirurgico nei break a Shelton
Nella seconda, così come nella terza – decisiva - frazione, il break è arrivato sul 5-4. La differenza l’hanno fatta gli errori non forzati (38 a 17) del tennista Usa, sottoposto a pressione incredibile dall’italiano. Il braccio destro protetto da una doppia fasciatura elastica per evitare fastidiose vibrazioni non ha creato grossi patemi. Jannik ha solo accennato qualche smorfia nel secondo set, dopo una leggera caduta. Due massaggi con la mano sinistra, qualche sguardo verso il proprio angolo. Stop. Ai dolori e agli eventuali alibi. Da incorniciare invece il sorriso al termine del match, guardando Cahill e Vagnozzi, che nel box si abbracciavano.
La quarta semifinale slam consecutiva
Tutta un’altra cosa rispetto all’altra sera sul Centrale, al termine del rocambolesco match col bulgaro. «Sì, sensazioni differenti. Sono molto felice, perché Shelton gioca un buonissimo tennis: ma ci conosciamo bene, e non vedevo l’ora di affrontare una battaglia come questa». Di nuovo in semifinale a Wimbledon: la prima volta era stata 2 anni fa, e dall’altra parte della rete c’era Novak Djokovic. Venerdì la rivincita, ancora contro il tennista serbo: «Di quella partita conservo un ricordo speciale, ma le cose nel frattempo sono molto cambiate. Di certo, non c’è posto miglior di questo per giocare a tennis: significa molto, per me, essere qui».