Pescosolido: “Sinner tira più forte, per Djokovic sarà dura. Alcaraz non ha la continuità di Jannik”
dal nostro inviato Massimo CalandriLONDRA – Martedì scorso, il giorno dopo la rocambolesca vittoria con Dimitrov, Jannik non si era presentato al campo d’allenamento prenotato all’Aorangi Park. Il capitombolo nel primo game del match col bulgaro, l’intervento di medico e fisioterapista, la «preoccupazione» sulle sue condizioni confessata dallo stesso numero uno del mondo: a parte il team di Sinner, tutti gli altri temevano che la Volpe fosse sul punto di ritirarsi. Tutti, tranne uno: Stefano Pescosolido. «Con ogni probabilità Jannik ha qualche comprensibile timore, e preferisce essere cauto: muoversi con calma, lontano da occhi indiscreti. Starà palleggiando da qualche parte, ne sicuro». Infatti. L’ex tennista di Sora, oggi allenatore e commentatore per Sky Sport, aveva intuito tutto.
LONDRA – Martedì scorso, il giorno dopo la rocambolesca vittoria con Dimitrov, Jannik non si era presentato al campo d’allenamento prenotato all’Aorangi Park. Il capitombolo nel primo game del match col bulgaro, l’intervento di medico e fisioterapista, la «preoccupazione» sulle sue condizioni confessata dallo stesso numero uno del mondo: a parte il team di Sinner, tutti gli altri temevano che la Volpe fosse sul punto di ritirarsi. Tutti, tranne uno: Stefano Pescosolido. «Con ogni probabilità Jannik ha qualche comprensibile timore, e preferisce essere cauto: muoversi con calma, lontano da occhi indiscreti. Starà palleggiando da qualche parte, ne sicuro». Infatti. L’ex tennista di Sora, oggi allenatore e commentatore per Sky Sport, aveva intuito tutto.
Oggi Sinner affronta Djokovic in semifinale a Wimbledon: il dolore al gomito sembra passato. E la testa sembra anche sgombra dai fantasmi del Roland Garros. «Se gli è rimasto qualcosa, della finale di Parigi, allora è un pizzico di rabbia. Perché con Alcaraz ha giocato una partita pazzesca, dall’inizio alla fine. Dopo i 3 match point del terzo set, nel quinto è andato a 2 colpi dalla vittoria. Ha dimostrato di essere un grandissimo campione: dal punto di vista tecnico, fisico, anche mentale. L’unico punto negativo di quella domenica – scusate il paradosso – è il risultato finale».
Con Alcaraz, che nell’altra semifinale affronta Taylor Fritz, ci sarà presto la rivincita? «Carlos nel tie-break francese ha fatto 6 punti stellari: quel ragazzo, in determinati momenti non può batterlo nessuno. Ingiocabile. Ma non ha la continuità di Jannik. Se arriveranno in finale, sarà uno spettacolo straordinario: sono talmente diversi, ricchi di talento e ambiziosi, che potrebbero regalare un’altra giornata indimenticabile».
Lei per chi tiferebbe? «Da italiano, per Sinner. Da amante del tennis, per tutti e due».
Anche Cobolli qui a Londra ha regalato delle grandi emozioni. «Flavio ha doti naturali straordinarie: si muove benissimo, possiede una grande coordinazione nei movimenti. Ha raggiunto i quarti di finale di uno Slam sull’erba, ma può giocare forse anche meglio sulla terra rossa e sul cemento. Ha fatto grossi progressi nella gestione della partita, è più consapevole. Soprattutto, come dice il padre - che lo allena -, ha enormi margini di miglioramento in tutti i settori. Per uno che è numero 19 del mondo, direi che è una buona prospettiva».
Peccato per Berrettini e Musetti. «Musetti era reduce da un infortunio. E Berrettini, come mi spiace: con quel tabellone poteva arrivare nei quarti anche col 65% della condizione. Che sfortuna: si ferma, riparte e poi si ferma ancora, in quel modo non è semplice tornare ai livelli che gli spettano. È comunque un momento d’oro, per il movimento italiano. E stanno arrivando tanti giovani fortissimi, come Vasamì».
Ma allora oggi chi vince, tra la Volpe e il Djoker? «Il serbo ha trionfato 7 volte a Wimbledon, quando c’è uno Slam è sempre protagonista. Ma a 38 anni, la sua palla è meno veloce di quella di Jannik: la vedo dura, Novak».