Non c’è stata storia, né dialogo. E forse non ce ne sarà mai più. Vamos nel futuro con Guerre Stellari. C’è stato l’orgoglio (senza pregiudizio) di Djokovic che a 38 anni voleva sventolare ancora la sua vecchia bandiera. Ma tocca rispolverare Sergio Leone, Per un pugno di dollari e Gian Maria Volonté: «Quando un uomo incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto». Troppo diversa la forza e la potenza di fuoco. Dopo appena un’ora e 19 minuti Sinner conduceva 2 set a zero con un ace a 215 chilometri orari. Quella di Djokovic (con un problema alla gamba sinistra) è stata la resa del re che agita il suo mantello, ormai incapace di dimenare la spada. E anche troppo sconfortato per provare ad andare a prendere l’ultimo colpo. È sembrata una capitolazione senza lunga agonia in un’ora e 55 minuti. Djokovic, che per la prima volta dal 2017 non sarà in finale, non ha più armi: né contro Sinner né contro Alcaraz. E soprattutto non ha più un solo avversario, ma due. Ha esperi…
Non c’è stata storia, né dialogo. E forse non ce ne sarà mai più. Vamos nel futuro con Guerre Stellari. C’è stato l’orgoglio (senza pregiudizio) di Djokovic che a 38 anni voleva sventolare ancora la sua vecchia bandiera. Ma tocca rispolverare Sergio Leone, Per un pugno di dollari e Gian Maria Volonté: «Quando un uomo incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto». Troppo diversa la forza e la potenza di fuoco. Dopo appena un’ora e 19 minuti Sinner conduceva 2 set a zero con un ace a 215 chilometri orari. Quella di Djokovic (con un problema alla gamba sinistra) è stata la resa del re che agita il suo mantello, ormai incapace di dimenare la spada. E anche troppo sconfortato per provare ad andare a prendere l’ultimo colpo. È sembrata una capitolazione senza lunga agonia in un’ora e 55 minuti. Djokovic, che per la prima volta dal 2017 non sarà in finale, non ha più armi: né contro Sinner né contro Alcaraz. E soprattutto non ha più un solo avversario, ma due. Ha esperienza, pazienza, maturità, intelligenza e classe, 24 Slam sono pezzi di storia che restano, ma la sua è una foto da Viale del Tramonto. E le sue sono pallottole spuntate. Sinner aveva vinto contro di lui gli ultimi quattro match, Djokovic si era aggiudicato gli ultimi due duelli a Wimbledon (un quarto di finale nel 2022 e una semifinale nel 2023), ma questa partita è sembrata un requiem per il campione serbo che sul Centre Court ha giocato 14 semifinali anche se lui vuole insistere: «La mia carriera non finisce qui, voglio tornare un’altra volta». Si capisce, insegue la vittoria 25 nel Grande Slam, che ora è più lontana.
Djokovic torna a 38 anni nel ruolo di terzo incomodo
Sinner è stato solo un po’ infastidito, ha avuto un calo, ma non ha mai sbarellato, e quando non hai paura di perdere la strada puoi anche attraversare brevi tempeste. Buffo che a far dannare Djokovic ultimamente siano stati spesso the Italians (Sinner, Musetti, Nardi, Berrettini, Cobolli lo ha molto impegnato) e strano anche il suo destino. Da giovane nel trio divino era il guastafeste e di questo lui aveva sofferto, gli altri due erano sue altezze meglio considerate. Federer era l’eleganza, Nadal la potenza, lui solo il terzo incomodo, come nella canzone E io tra di voi di Aznavour. E oggi da vecchio campione si ritrova nella stessa posizione: i Big Two sono ormai Carlos e Jannik, estremamente più giovani e più feroci di lui. C’è un nuovo binomio pronto a oscurarlo, anzi lo hanno già lasciato al buio. Djokovic per i due ormai non è più un ostacolo, ma solo un gradino a cui fare attenzione per non inciampare. È uno spillo del passato che non può traforare il futuro.
Il tennis pronto a cambiare pianeta con Jannik e Carlos
Sarà finalmente una benedetta domenica quella di Wimbledon dove Sinner per la prima volta giocherà la finale sull’erba contro Alcaraz che ha vinto le ultime due edizioni e un mese fa ha dolorosamente sconfitto Jannik sulla terra del Roland Garros. Lo spagnolo, 22 anni, se vince diventerà il quinto giocatore dell’era Open ad aggiudicarsi per tre volte consecutive l’erba più famosa del mondo dopo Bjorn Borg, Pete Sampras, Roger Federer e Novak Djokovic. È un’ottima compagnia. Se ieri a molti è sembrato si sia chiusa un’epoca, quella in cui il drago serbo sputava fuoco e tutti si andavano a nascondere, domani c’è l’impressione che se ne aprirà un’altra assai duratura. Dalla Luna si andrà su Marte. Il tennis mondiale è pronto a cambiare pianeta. E velocità di crociera. Con alla guida due ragazzi che sanno interpretare la diversa gioventù del mondo: uno più secchione, l’altro più caciarone.
Domenica la grande rivincita
La potenza precisa di Sinner, la macha fantasia di Alcaraz. Uno fa le vacanze in montagna, l’altro a Ibiza. Uno per la delusione di aver perso Parigi si è ingoiato un intero pacchetto di caramelle (vietate dalla sua dieta), l’altro per la gioia di aver vinto il torneo sotto la Tour Eiffel ha fatto notte ballando con i suoi amici. Sono loro i Wonder Boys della racchetta. E non chiamatela NextGen perché è già qui, pronta a schiaffeggiare l’oggi. Al Roland Garros i due hanno giocato 5 ore e 29’ di tennis strepitoso. Sinner era avanti, mancava un soffio, Alcaraz ha respirato più forte e con la forza della disperazione si è preso la finale. Domenica sarà rivincita, ma soprattutto buongiorno bellezza. E Let it be.