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Wimbledon, la finale: Sinner e Alcaraz, due cavalieri a duello nel giardino del re

Jannik Sinner (reuters)
Alle 17 l’ultimo atto dello Slam sull’erba. Di fronte i campioni simbolo della nuova generazione. Diversi per stile e indole
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LONDRA – È un rumore secco, ripetitivo, meccanico. È Jannik. Dritto e rovescio: colpisce con un ritmo impressionante. Cinque, dieci, venti minuti senza fermarsi. Una macchina. Cahill e Vagnozzi osservano in silenzio. C’è un gran sole, 32 gradi, e una atmosfera quasi da campo d’addestramento. Viene rotta all’improvviso, che succede? Risate. È Carlos. Le grida arrivano da un prato vicino: due componenti del team dello spagnolo stanno palleggiando tra loro, all’improvviso il tennista si lancia in mezzo – «Olé!» – e intercetta il colpo con la racchetta, poi stoppa di petto e calcia al volo. Altre risate. Mentre Jannik continua a colpire, ancora più forte e imperturbabile, Carlos va a ripararsi all’ombra: fa troppo caldo.

Quei due n…

LONDRA – È un rumore secco, ripetitivo, meccanico. È Jannik. Dritto e rovescio: colpisce con un ritmo impressionante. Cinque, dieci, venti minuti senza fermarsi. Una macchina. Cahill e Vagnozzi osservano in silenzio. C’è un gran sole, 32 gradi, e una atmosfera quasi da campo d’addestramento. Viene rotta all’improvviso, che succede? Risate. È Carlos. Le grida arrivano da un prato vicino: due componenti del team dello spagnolo stanno palleggiando tra loro, all’improvviso il tennista si lancia in mezzo – «Olé!» – e intercetta il colpo con la racchetta, poi stoppa di petto e calcia al volo. Altre risate. Mentre Jannik continua a colpire, ancora più forte e imperturbabile, Carlos va a ripararsi all’ombra: fa troppo caldo.

Quei due non potrebbero essere diversi, e l’allenamento di ieri – Aorangi Park, ora di pranzo, campo numero 5 per Sinner, numero 1 per Alcaraz, che naturalmente ci è arrivato cantando – è una fotografia esemplare dei finalisti. Il rosso e il nero. Ghiaccio e fuoco. Disciplina ed estro, il giorno e la notte. Non a caso, uno è nato in montagna e l’altro vicino al mare. Opposti, per destino e per scelta, i due oggi si ritroveranno – alle 17– sul Centre Court di Wimbledon.

Il team Sinner: da sinistra, Vagnozzi, Cahill e Vittur (afp)

Le strade diverse di Sinner e Alcaraz

San Candido, il paese della famiglia Sinner, è in Val Pusteria: 1300 metri di altitudine. Il piccolo Jannik andava in montagna, e sciava. Gli piaceva anche giocare a pallone. Poi ha preso in mano una racchetta, un po’ per caso. E da quel giorno, nella sua vita non c’è stato altro. Carlos è l’ultimo di una dinastia di tennisti, non aveva scelta: ha cominciato a giocare con il padre, Carlos pure lui, responsabile del Club del Campo di El Palmar (a mezz’ora dal Mediterraneo), di cui era socio il nonno, altro Carlos. Tennisti anche il fratello Alvaro, che fa parte del team, poi Sergio e Jaime, che ha 14 anni e gli somiglia in maniera impressionante.

I signori Sinner, Hanspeter, cuoco personale del campione, e Siglinde, lavoravano in un rifugio, ora gestiscono una casa vacanze. Il fratello Mark, istruttore dei vigili del fuoco, lo ha raggiunto a Londra con papà per la semifinale.

Sinner, dimenticare Parigi

«Ho bisogno di stare coi miei familiari e le persone che mi vogliono bene». Dopo la sconfitta al Roland Garros era scappato a casa: lunghe passeggiate per la valle, grigliate con gli amici e partite a carte, poi a letto presto. Lasciata Parigi, Alcaraz si era fiondato a Ibiza: anche nel documentario su Netflix non ha fatto mistero di quanto gli piacciano discoteche e vita notturna. «Qualche volta, esagerare fa bene», la sua filosofia. Anche lui si tiene stretti i familiari: Carlos e Virginia Garfia Escandòn, i genitori, lo seguono in tutti gli Slam.

Carlos Alcaraz (afp)

Due squadre a confronto

Alla vigilia di Wimbledon, la separazione dal preparatore Marco Panichi e dal fisioterapista Ulises Badio ha destato clamore: Jannik non è nuovo a cambiamenti, il più clamoroso è stato l’addio nel 2022 a Riccardo Piatti. Da allora, ad allenarlo ci ha pensato Simone Vagnozzi, che un anno fa è stato affiancato da Darren Cahill. Ma l’australiano a fine anno va in pensione, e Vagnozzi non vuole restare solo: chi lo affiancherà? A Church Road nei primi giorni c’era Riccardo Ceccarelli, il mental coach. Non manca mai Alex Vittur, mentore e manager che gestisce gli affari di Jannik dopo un’altra recente separazione: quella da Lawrence Frankonpan e la sua agenzia, StarWings Sports. E Alcaraz? Lui è con lo stesso gruppo da sempre: il suo manager, Augusto Molina, lo segue da quando aveva 12 anni e nel 2019 lo ha messo nelle mani di Juan Carlos Ferrero. Con l’allenatore collabora Samuel Lopez. Juanjuo Moreo è il fitness coach, lavora con Albert Lledò. Isabel Balaguer, psicologa, completa la squadra. Che viene dalla stessa regione del sud della Spagna. Sarà quello, il segreto dell’allegria.

Alcaraz con il suo allenatore Juan Carlos Ferrero (afp)

Al termine dell’allenamento di ieri, i due ragazzi si sono incrociati. Sinner ha dato un “cinque” ad Alcaraz, che in uno spagnolo un po’ italiano gli ha detto: «Jannik, como estàs? Bene?». Gli ha dato una pacca sulle spalle. Sorridevano.

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