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Sinner con il giubbotto di salvataggio

Jannik Sinner indossa il giubbotto refrigerante 

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A Londra il n.1 al mondo in allenamento ha usato un accorgimento contro il caldo: “A Parigi avremmo potuto gestire alcune cose un po’ meglio”
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Trentacinque gradi: «A very hot day». Sì, un giorno molto caldo. Le guance rosse, un sorso d’acqua e integratori dietro l’altro: Sinner, che per la prima uscita ufficiale sull’erba aveva chiesto di giocare più o meno alla stessa ora in cui lunedì esordirà a Wimbledon, ringraziando l’«eroico» pubblico (la gente continuava ad agitare i ventagli, cercando disperatamente un po’ di fresco), ha aggiunto un sorriso di circostanza. Il match-esibizione con Norrie è andato molto bene, vittoria chiarissima con un doppio 6-3: ma la calura resta l’avversario più pericoloso del numero 1 del mondo. A Londra il termometro minaccia di salire ancora.

Il gilet e un sacchetto di ghiaccio sul capo

Per difendersi, Sinner ha indossato un gilet refrigerante: s…

Trentacinque gradi: «A very hot day». Sì, un giorno molto caldo. Le guance rosse, un sorso d’acqua e integratori dietro l’altro: Sinner, che per la prima uscita ufficiale sull’erba aveva chiesto di giocare più o meno alla stessa ora in cui lunedì esordirà a Wimbledon, ringraziando l’«eroico» pubblico (la gente continuava ad agitare i ventagli, cercando disperatamente un po’ di fresco), ha aggiunto un sorriso di circostanza. Il match-esibizione con Norrie è andato molto bene, vittoria chiarissima con un doppio 6-3: ma la calura resta l’avversario più pericoloso del numero 1 del mondo. A Londra il termometro minaccia di salire ancora.

Il gilet e un sacchetto di ghiaccio sul capo

Per difendersi, Sinner ha indossato un gilet refrigerante: sembra funzioni. In allenamento, tra una pausa e l’altra, appoggia anche sul capo un sacchetto di ghiaccio. Dopo la crisi sotto il sole di Parigi del mese scorso, quell’improvviso e drammatico «sbattere contro un muro» legato all’afa, l’imperativo per l’azzurro è restare bene idratato e abbassare la temperatura corporea. Benedetto sia il giubbotto, già usato da ciclisti e calciatori. Con quello, forse nell’ultimo anno non avrebbe avuto le crisi di Cincinnati, Shanghai, Melbourne (e del Roland Garros, naturalmente). «Una partita tra amici, ma tutto è utile per prendere confidenza con l’erba: ci sto giocando da una settimana e sto bene. Dopo Parigi, con la squadra abbiamo cercato di capire se sarebbe andata così anche nel caso in cui non avessi giocato un paio di tornei prima. Non lo sappiamo: alla fine ogni giorno è diverso e, se in certi giorni fai un paio di cose nel modo sbagliato, poi lo paghi. Sicuramente avremmo potuto gestire alcune cose un po’ meglio, ma mi ricordo anche che finora ho avuto una stagione incredibile: ho imparato da quello che è successo e penso che mi renderà ancora più forte in futuro».

La restituzione del trofeo di Wimbledon

Non c’è prato migliore dell’elegantissimo Hurlingham Club di Fulham, ribattezzato Little Wimbledon, per fare pratica: è possibile scenda di nuovo in campo, tra oggi e domani. Nel frattempo, Sinner è tornato all’All England Club per restituire formalmente il trofeo vinto l’anno passato e che ora porta inciso anche il suo nome. «Speriamo sia solo per qualche settimana», gli hanno augurato gli organizzatori.

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