LONDRA - Che spavento. Jannik Sinner la spunta in cinque set (4-6, 6-3, 6-7, 6-2, 6-3) contro il serbo Miomir Kecmanovic ma rischia grosso. Nonostante un altissimo numero di ace (31, suo record negli Slam), il fuoriclasse italiano ha pagato i troppi errori gratuiti, soprattutto da fondo campo. Kecmanovic, numero 51 del mondo, non è un fulmine di guerra, ma si è dimostrato solido, combattivo, mentre il campione in carica di Church Road è sembrato avere troppa fretta inizialmente, forse per chiudere la partita sbrigativametne e non sprecare energie dopo il malore di Parigi.
Una partenza difficile
Ma il piano non funziona: Sinner commette una marea di errori gratuiti, 52 contro 33 alla fine, e si incarta. Ciò nonostante gli ace, 31 finali contro 1 dello slavo e i winners (72 contro 20), che però non bastano a compensare il palleggio difficoltoso da fondo campo. Il primo set veleggia piuttosto tranquillo, tra alti e bassi, fino al 4-4. Quando Sinner piazza un ace di seconda e vola sul 40-…
LONDRA - Che spavento. Jannik Sinner la spunta in cinque set (4-6, 6-3, 6-7, 6-2, 6-3) contro il serbo Miomir Kecmanovic ma rischia grosso. Nonostante un altissimo numero di ace (31, suo record negli Slam), il fuoriclasse italiano ha pagato i troppi errori gratuiti, soprattutto da fondo campo. Kecmanovic, numero 51 del mondo, non è un fulmine di guerra, ma si è dimostrato solido, combattivo, mentre il campione in carica di Church Road è sembrato avere troppa fretta inizialmente, forse per chiudere la partita sbrigativametne e non sprecare energie dopo il malore di Parigi.
Una partenza difficile
Ma il piano non funziona: Sinner commette una marea di errori gratuiti, 52 contro 33 alla fine, e si incarta. Ciò nonostante gli ace, 31 finali contro 1 dello slavo e i winners (72 contro 20), che però non bastano a compensare il palleggio difficoltoso da fondo campo. Il primo set veleggia piuttosto tranquillo, tra alti e bassi, fino al 4-4. Quando Sinner piazza un ace di seconda e vola sul 40-0, ma poi si fa rimontare. C’è anche un doppio fallo ed è deuce. Poi un altro e infine ecco il break di Kecmanovic, che tiene lo scambio meglio di quanto previsto e chiude il set sul 6-4. Inizio preoccupante, ma nel secondo set Sinner si riprende. Piazza il break nel primo turno di battuta di Kecmanovic e poi lo regola 6-3.
La paura sembra passata ma…
La paura sembra passata. Ma non è così perché al terzo Sinner scivola due volte, in modo peggiore al secondo capitombolo sul 3-3, torcendo le ginocchia in modo innaturale. Si teme il peggio, perché nei punti successivi il 24enne italiano numero 1 al mondo non sembra essere al 100%. A un certo punto sembra fermarsi. L’Italia trema. Ma in realtà è solo per un cambio racchetta, cui poi Jannik rinuncia. Ma Sinner continua a steccare, e il suo torneo sembra davvero in bilico. Si agita e allarga le braccia spazientito all’ennesimo errore, perché non domina, anzi si innervosisce e si fa infilare andando a rete in maniera sconsiderata e inusuale. Grosso segno di difficoltà. Il set si trascina fino al tie-break, dove Kecmanovic ribalta il minibreak perso all’inizio aggiudicandoselo con il punteggio di 8-6.
… Sinner perde il terzo. Poi la reazione con il piede ferito
Sinner è dunque sotto due set a uno, non sembra riprendersi. Il piede sul quale è caduto gli sanguina, la scarpa è diventata rossa (colpa di un unghia, dirà successivamente). Si arriva al 2-2, e qui Sinner si sveglia. Doppio ace e sale sul 3-2. C’è poco tifo stavolta al centrale ma una donna italiana urla “Vai, Jannik!” E il numero uno italiano inizia a comandare il gioco e al break lancia un urlo liberatorio. Il quarto set è suo (6-2) e Sinner va a prendersi una pausa nello spogliatoio - forse avrebbe dovuto farlo prima, per spezzare il “momentum” di “Kec”. Poi riemerge finalmente rinvigorito, una magia di dropshot sul 2-1 gli dà la fiducia che serve per chiudere il match con un doppio break, il 6-3 finale e un “let’s go!” all’ultimo gioco.
Jannik: "Sono felice, il primo match è sempre complicato”
“Sono molto felice, il primo match è sempre complicato ma questo è il tennis e bisogna sempre alzare il livello quando serve”, commenta Jannik a fine partita, “il piede va bene, sembra peggio di quello che è, ho un’unghia rotta, anzi sono sorpreso che non mi abbia dato fastidio. Potevo andare prima nello spogliatoio, ma ho deciso di non farlo”. Let’s go, Jannik, andiamo. La prima è andata, ma che fatica.